Ricordi, ricordi, ricordi…
Chi mi legge da un po’, sa che io amo i ricordi.
In un certo senso ne sono perfino un po’ condizionata: per me, per tanto, forse troppo tempo, quello che aveva più attrattiva nella mia vita era il passato rispetto al presente, mai, Thanking Holy Mary, rispetto al futuro.
Per me il passato nella forma dei ricordi era sempre preferibile, anche ove fosse stato brutto: in un momento di difficoltà passato scorgevo le risorse personali che avevano prevalso, lo comparavo con le difficoltà presenti e comunque mi sembrava più lieve.
Il passato quello bello, poi, era tendenzialmente – nella mia testa un po’ stupida – quello che nella mia vita non sarebbe potuto tornare: le opportunità (e una che a 22 anni pensa di aver perso opportunità senza ritorno, beh si curasse!), la levità, l’allegria, la gioia.
Ecco non era così, affatto.
Mentre non me ne accorgevo perché ero troppo presa da me e dalle mie paturnie io stavo gioendo ancora, vivendo di nuovo, avendo opportunità forse diverse da quello che mi avevano programmato e che mi ero con troppa faciloneria scelte. Dico così perché se fossero state scelte vissute con consapevolezza, di certo non sarei riuscita a liberarmene. Non le avrei abbandonate non sarebbero state occasioni perse.
Come sono uscita da queste stupidaDe?
Semplice.
Mi ha liberato il mio papà.
Ecco lì ho capito che la Morte non esiste e che quello che diceva, in un certo senso, uno dei miei poeti preferiti, il Leopardi, era vero: nella vita di ognuno di noi ci attendono “magnifiche sorti e progressive”.
Basta volerle (fortissimamente volerle
– un colpo al cerchio e un altro alla botte) e lottare e sperare che tutto vada bene.
E così ora se non altro mi accorgo di quando sono felice, di quando sono lieta, di quando potrei stare nettamente meglio, di quando sono vicina al collasso.
Non credo sempre di esser nella melma del presente quando avevo fino a ieri caso mai, il mondo nelle mie belle zampette (oggi corredate di un ottimo smalto noir, che divina che sono! Ecco ora ad esempio sto gioendo!).
Epperò i ricordi mi piacciono sempre: la memoria è il nostro regalo permanente. Un regalo che ci facciamo da parte delle persone migliori che conosciamo: noi stessi.
Un regalo al quale io non voglio – ma in realtà neanche saprei e potrei – rinunciare.
E così, forse da appena qualche giorno, io ho un nuovo ricordo, che ok poteva essere futuro, invece è passato.
La cosa mi ha fatto soffrire? Sì, e forse più del dovuto.
Ero innamorata? Questo non lo so, so solo che io, beh ci avevo creduto e tanto e parecchio e NON troppo.
Questo ricordo non è tanto la persona di cui parliamo, o meglio certamente, però è anche cristallizzata in un oggetto: l’incarto di una tavoletta di cioccolata.
T’a (Tancredi e Alberto) sentimento italiano. Cioccolata interessante, oltrettutto.
Questo incarto io lo tengo in una delle mie agende, quella non legale, e delle fatuità (insomma quella dedicata a Voi, sappiatelo, per me siete solo fatuità! Non è vero affatto ma ve l’ho ben detto l’Avv. Bisou ha mille spie spiosose!!!). Lo vedo quindi ogni giorno, e penso, penso, penso.
Del resto sentivo e pensavo e provavo e pativo per un bel pochetto con qualunque cosa in relazione al ricordo che è legato all’incarto, quindi…
Son tre giorni che lo prendo tra le dita e sorrido solamente, e penso al mio bischerorso.
Poteva essere ciò che voleva per me, ma non quello che non ha voluto essere.
E così io oggi decido di liberarmi della sua ombra, sperando che lui non si liberi del mio ricordo.
La sua era una gran bella ombra, fatta di occhi enormi e tondi, di baci all’improvviso via… via…, di un abbraccio che non finiva più, di ore, ore, ore, ore, ore (lunghe, lente, interminabili e per ciò stesso troppo brevi) a parlare, fatta di una casa uguale a lui, fatta di lui.
Ma era diventata un’ombra perché “è assurdo pensare che a volte le cose non vadano bene e vadano rese”.
E io di ombre non ce la faccio più.
Scusami Amore, un’altra volta mi sono tirata indietro.
Ma io ti incontrerò e sarà per tutta la vita.