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Il Thylacine torna da Milano…

E così molti dei miei sogni si sono realizzati, non a caso è Natale.

E la morte non esiste (ogni dieci post – si sa – devo dirlo, non foss’altro che per appuntarmelo e per ricordarvelo, ma del resto io lo dimostrerò!).

Sono stata a Milano, la mia amaterrima Milano.

Da sabato a lunedì, pur essendo partita venerdì, ma queste son situazioni di contrabbando.

E nevicava, sì ha nevicato. E quando ha nevicato, all’improvviso, io ero da sola ed ero a Corso Magenta, lì mi capitano sempre le cose migliori, davvero. Mi sono sentita felice, lieta, lieve, soffice ed eterea (non ETERA, please!) come quei piccoli delicati cristalli di neve che mi cadevano dal cielo sulla testa, sulle spalle nere, tra i capelli di tre colori.

Ero felice, sì.

Perché ero a Milano e per tanti, tantissimi, altri motivi.

Primus inter pares essere stata lì con delle persone meravigliose, ognuna fondamentale a suo modo: la Nuvola, disfunzionale migliore amica di cui si legga, inter alia, qui; XXX personaggio al quale era stata dedicata sta letterina qua; un caro vecchio compagno di scuola, amico ritrovatissimo, e infine l‘Andre, uomo dubitoso, novello San Tommaso, cavia prediletta dei Tilacini in trasferta.

Ecco su Andrea vorrei soffermarmi. Oramai le persone del mio mondo virtuale che conosco fisicamente iniziano ad aumentare, persone che uscite da questo guscio, se vuoi, un po’ castrante iniziano a rivestire una certa importanza, un certo peso nella mia vita reale: ecco Andrea è stata una delle più sorprendenti. Andrea è un uomo sensibile, divertente, delicato, serio.

Un uomo cui auguro ogni bene (ed etiam una caldaia funzionante!).

Poi c’è stato il Cenacolo, e che dire di questo? Una vera meraviglia: un’esperienza più che notevole che consiglio a chiunque. Trovarsi difronte a quell’opera d’arte fa capire molto della capacità italiana, del nostro genio artistico, così come anche qualcosa di metafisico.

Mi risulta davvero difficile spiegarlo: essere davanti a quell’affresco, estremamente imponente, dà sensazioni ineffabili,riesce a proiettare idee su quei momenti incredibili, che anche una persona cresciuta nella cultura cattolica magari non aveva mai investigato. Il volto del Cristo è una perfetta effige di tutta la sua essenza divina, sovrastata, però, da una consapevole, muta, disperata umanità, che forse un po’ stenta a cedere il passo. E quella mano sinistra già volta verso il cielo, trasmette una mansuetudine, un’obbedienza, una voglia di sacrificio, una abnegazione verso le sue lapse creature (noi, gli uomini), che mi ha fatto tremare di una gioia che a Natale dovrebbe esserci sempre, come, del resto, in ogni momento, dovrebbe albergare nei nostri cuori. Sì, anche nel mio.

Una visita, quella al Cenacolo Vinciano di Piazza Santa Maria delle Grazie in Milano, che tutti dovrebbero fare. Non semplice da organizzare, però: ci si deve muovere con almeno una quarantina di giorni di anticipo.

Ma il mio breve e intenso soggiorno a Milano non è stato solo questo, è stato tanto, tanto altro ancora che racconterò, “se avete la pazienza di seguirmi” (Neri Marcoré in versione Alberto Angela dixit), un po’ alla volta, ché ora ancora le voglio tenere con me, le mie gioie, le mie contraddizioni, la mia disperazione occasionale.

Sì, la bastarda mi raggiunge anche lì.

Ma sono attimi, momenti: del resto, noi tifiamo Napoli tiè!

Ps: e qui va fatta una puntualizzazione. Io in effetti ho pensato molto a lui, volevo chiamarlo, assaje. E non lo ho fatto. Perché? Perché era la cosa giusta, perché andava non fatto, perché so riconoscere il mio bene, sempre. Anche quando fa male. Davanti ai Navigli, a P.zza Cadorna, al Bar Magenta, alla Stazione Centrale, al Libraccio. Sì, faceva male spesso il mio bene. Sì, fai ancora un po’ di male tu, Ragazzino.

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Pocacola dixit.

Posted by SuperFigaMegaGiga on Dec 16, 2009 in essere SFMG, ho detto la mia su, il travestimento perfetto MacGnoccaTeraByte

Et SuperFigaMegaGiga – ma in questo caso, forse, ancora di più MacGnoccaTeraByte - condividet.

Come dicevo qualche post fa, in questo periodo io sono troppo troppo centrata sul mio ombelico per accorgermi di quello che mi succede intorno. Ascolto poco le notizie, sto perdendo la mia salvifica capacità di indignarmi, so poco, leggo perfino poco i quotidiani, sed etiam il mio favorito “Il Fatto quotidiano”.

Eppure non è che sia proprio fuori dal mondo, e così avevo subito saputo dell’aggressione ai danni del nostro premier avvenuta domenica scorsa a Milano.

Anzi ad essere onesti l’avevo saputo con un paio di ore di ritardo, guardando al volo il Tg delle 20.30 di Rai2.

Apprendere la notizia, sentire già quella ridda di commenti, considerazioni, pensieri, come sempre mi aveva dato un po’ alla testa e poi, ammetto, qualche sorriso mi scappava.

E non è bello, no, non è bello affatto. Ridacchiare del fatto che un folle abbia “chiavato appresso” ad un vecchio signore di oltre settanta anni una riproduzione di un duomo su cui, oltretutto troneggia una Madonna, non è una cosa bella affatto. E la cosa più tragica è che se ci penso all’improvviso mi viene un po’ da ridacchiare anche tutt’ora. Poi però mi pento, veh.

Ma forse il punto è che io le immagini non sono riuscita a vederle: ho sentito che comunque Berlusconi si è fatto molto male, ha perso molto sangue, i danni che ha riportato sono anche più gravi di quanto inizialmente i sanitari pensassero e questo mi dispiace realmente molto.

Perché l’oppositore politico certo non si limita nel suo agire cercando di fermarlo fisicamente.

Vi è da dire – e questo vorrei fosse chiaro – che l’azione di un folle sconsiderato quale pare sarebbe questo Tartaglia, non rappresenti affatto un gesto di rappresaglia politica.

E, come sempre, il mal di testa per le valutazioni e le controvalutazioni a caldo che ho potuto ascoltare durante quel famoso tg, mi veniva proprio per questo: cazzarola, in Italia, siamo sempre dannatamente bravi a strumentalizzare tutto, tutto, tutto. E così dalla destra si guarda a quello che si diceva a sinistra, dalla sinistra si facevano enneagrammi su quello che traspariva dalle controrisposte della destra, creando un grande marasma sempre più assurdo, involuto, senza senso.

Come spesso, troppo spesso accade, la notizia, perfino una notizia di questo tipo (indubbiamente molto caricata, credo si sia parlato con meno trasporto negli Stati Uniti della morte di JFK), tende a scomparire, surclassata dalle impressioni sulle dichiarazioni di Tizio che rispondeva alla riflessione di Sempronio che a sua volta riportava le idee di Caio, che probabilmente si era contrapposto a Mevio, su quello che era successo a Berlusconi.

Ma insomma!

Come se non bastasse, la situazione ha avuto altre evoluzioni imponderabili: a pochi minuti dalla divulgazione dell’aggressione a Berlusconi, in rete e, in special modo su Facebook, sono iniziati a proliferare commenti positivi nei confronti di Massimo Tartaglia, sono sorti molti gruppi che in quel social network inneggiavano alla violenza contro il premier.

Non sono mancate le considerazioni politiche, ovviamente.

E, altrettanto ovviamente, queste sono state atecniche ed imprecise.

Ma perché dirvi io male, qualcosa che Riccardo Pizzi, dice, come fortunatamente non di rado avviene (si potrebbe fare quasi un detto “Pizzi e bene assai spesso avviene!“), in modo egregio?Riccardo Pocacola Pizzi

Pertanto vi rimando a lui, che con grande attenzione spiega e commenta, le dichiarazioni del ministro Roberto Maroni.

Altri spunti sul tema della voglia di censura alla rete vengono anche dal caro amico Fabrizio Reale, il quale riproponendo un’immagine di Goya (uno dei miei pittori preferiti), mi conferma, ancora una volta, che potevamo essere migliori amici!!!

Ecco magari lo diventeremo.

Nella foto un Pizzi nella migliore forma fisica, acciderbolina per la sigaretta!

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Una MacGnoccaTeraByte e le recensioni di Fabrizio Reale.

Io grazie al mio caro, caro, caro ma vecchio blogghe, la sempre verde gggggiovine, ho fatto un certo numero, non enorme ma considerevole, di virtu-amici.

I virtu-amici sono quelle persone che, giorno dopo giorno, leggendole, commentandole, ricevendo i loro commenti ai tuoi sfoghi, ai tuoi stati d’animo, alle tue emozioni, ti scavano un solco dentro.

E così nel mio caso è difficile ma capita, altro che se capita, può succedere che ci parli prima su messanger, poi ti scambi anche il contatto skype e non siete più trottolino galattico e superscazzola antani, ma Daniela e Riccardo, per dire, Daniela e Andrea, Daniela e Pierluigi, Daniela e Marianna, Daniela e Gabriella, Daniela (uh marò sta Daniela sempre tra i piedi ma chi cazzo è, me lo dite voi!!!) e Francesca, Daniela e Marina, Daniela e Daniele (x2), Daniela e Barbara, Daniela e Luca e Daniela e Antonio etc, etc, etc, anzi et aliae personae.

E poi magari la chat non basta più. E allora iniziano telefonate, alcune brevi ma intense, altre lungherrime e costanti, altre lungherrime ma dilatate nel tempo per i tragici reciproci e pressanti impegni.

Ecco, io allo step successivo della conoscenza fisica sono arrivata in casi molto rari: sono una persona pavida, il mio moguro benedetto lo è ancora più di me. In sostanza siamo lietamente speranzose che nella vita qualcuno mi faccia a pezzettini sottili, sottili come la Simmenthal e, quando, poco più che un anno fa iniziò la mia avventura in internet, beh eravamo entrambe serene che di sicuro dalla rete sarebbe giunta la mia morte.

Con queste premesse, vedete bene che non era molto semplice né facile emotivamente fare molte conoscenze “materiali”. Ma poiché anche i baluba di internet, quali mia madre ed io sicuramente eravamo –  ed, in un certo senso, ancora siamo – hanno oramai capito che il web 2.0 è tutt’altro che il web di tanti anni fa (e, above all, che i pazzi girano per strada, solo una piccolissima percentuale si chiude in casa, ahinoi, davanti al pc), nell’ultimo mese ho conosciuto personalmente 5 persone fantastiche e per me importantissime: Antonio, Luca, Riccardo, Daniele e Marina.

Con quest’ultima in particolare, ho legato tantissimo. L’ho vista solo una volta anche se è qui nella mia bbbbbella città, ma la sento vicinissima sebbene sia una delle persone con le quali ho stretto da meno tempo.

Poi mi mancano l’altro Daniele, Andrea (che vedrò il 20.12.2009 alle ore 16 ;-) mio caro: uomo avvisato) e soprattutto Gabriella e Marianna per raggiungere la più completa felicità.

Eppure, credetemi, certi rapporti sono speciali e intimi anche guardandosi attraverso una webcam: prodigi di internet.

Ecco a me nessuna persona a shockato fisicamente (beh in realtà una sì…), mi hanno però rubato il cuore tutte, tutte, tutte.

Tutto questo per dire poi cosa, boh, bel post eh!

Ciao!

Ahahahahahah ma no Broccious scherzo!

Allora Fabrizio Reale è un nuovo blogger. Il suo blog ha aperto alla fine dell’estate.

Il suo è un blog bello, intenso anche se essenziale, fatto di bellissime immagini per le quali ha una sensibilità tutta particolare; è un inno d’amore per la nostra meravigliosa città; è un piccolo “portale” – questo, ovviamente, al momento è più che altro un augurio – in cui si trovano informazioni utili per chi vive Napoli, Sorrento, la Penisola Sorrentina, per chi ama il cinema e la famiglia.

Ecco il suo è un bel blog, davvero.

Mi piace perché mi piace lui. E lui mi piace perché è un mio amico da tanto, tantissimo tempo.

La nostra storia la racconto qui. E dunque non la ripeto, ma voglio fare un’altra e nuova considerazione: ecco io grazie al blog e grazie alle chat ho scoperto cose di una persona che pure conoscevo così tanto bene – conoscendone la famiglia di origine e quella giovane ma già meravigliosa che si è creato con una donna bella e dolce come lui – che io ecco non sospettavo neppure.

Ecco viva il web partecipativo, allora.

Ed evviva pocacola che non c’entra niente ma lo devo dire (è un imperativo categorico di matrice kantiana) ogni dieci post!

Togliendo gli scherzi vorrei segnalarvi una delle ottime recensioni di Fabroccio (questo è il nome con il quale noi tutti amici storici lo abbiamo sempre chiamato, chiamatelo così anche voi, vedrete che non gli dispiacerà. Se vi querela ricordatevi di chi vi vuol bene): quella relativa all’ultimissimo film della Disney realizzato in 3D.

Una versione intrigantissima di “A Christmas Carrol”, ispirato alla celeberrima novella di Charles Dickens.

Leggete e come direbbe Francesco Facchinetti: andiamo a vedere il buon cinema americano nelle sale. Senza mai, mai, mai, scaricarlo da quel brutto mulo!

La pirateria uccide la creatività, perché non dà da mangiare agli artisti!

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Guerrilla marketing a Naples?!

Ebbene sì, capita anche questo.

Capita che dal 8.12.2009 aprirà a Napoli un concept store, lanciato dalla Viviani Eventi Temporay shop. Per lanciare questo concept store che poi vai a capire che sarà, dove sarà, cosa dirà (chiamerà mogliettina, olezzo di verbena, i nomi che mi dava al suo venir…)*, la summenzionata società (azz, Avvocà come parlate bbbbuon’!), insieme alle Agenzie di comunicazione integrata Fan Media e Zoomart.net hanno ideato, a mio giudizio, un’interessantissima campagna di guerrilla marketing.

La loro idea, sviluppata da Claudia Di Donato, Valeria Barulli, Fabrizio Perrone, Andrea Marquardt e Virgilio Panarese, è sostanzialmente un’idea di eco-marketing, rispettosa del tessuto e dell’arredo urbano. E spesso, duole dirlo, avere rispetto dell’arredo urbano di Napoli, beh, ce ne vuole.

Ma facciamo un passo indietro. Cosa si definisce quando si parla di “guerrilla marketing”?

Sbirciando wikipedia, ho appreso che tale termine fu coniato, per la prima volta, dallo statunitense Jay Conrad Levinson, il quale, nel 1984 (quando si dicono date di un certo tipo, no George?) lo usò per definire una nuova forma di pubblicità che, innovativa, estremamente creativa e per certi versi anche aggressiva, fosse in grado di stimolare e coinvolgere la psiche e le capacità immaginifiche dell’utilizzatore ultimo”, termine che all’epoca dei fatti non provocava scoramento (pare che stranamente non fosse usato dagli avvocati del presidente Reagan per definire i suoi consessi sessuali con attrici), indicando semplicemente il probabile acquirente.

Altra caratteristica della guerrilla marketing è l’utilizzo di budget economici molto contenuti.

Il libro in cui si discetta di questa tecnica è edito anche in Italia, per Castelvecchi Editore: “Guerrilla Marketing. Mente, persuasione, mercato” di J. Conrand Levison e Paul R. J. Hanley.

Sempre leggendo la pagina wiki dedicata a questo tipo di operazioni pubblicitarie, leggo una cosa che mi fa tremare le vene dei polsi: anche i Luther Blisset hanno fatto delle operazioni di guerrilla marketing.

Ecco io considero Q (di cui è da pochissimo, il 16 novembre, uscito un’ideale sequel: il suo titolo è Altai, non vedo l’ora di prenderlo anche se costa caro come il fuoco!! ) uno dei libri della contemporaneità più belli – ancorché duro ed ostico – che io abbia mai letto. Del resto ho anche  amato “54″ pubblicato sotto lo pseudonimo di Wu Ming che ha rappresentato una lettura piacevolissima: mi ha fatto capire come esistano ancora persone che, magari, non essendoci neanche nate, colgano la reale essenza della napoletanità.

Ma torniamo all’operazione realizzata a Napoli per il lancio del nuovo concept store previsto per l’8 dicembre prossimo venturo: l’idea dei ragazzi che ho nominato in precedenza, è stata semplice ma deflagrante. Hanno lucidato le mattonelle di pavimentazione di luoghi nevralgici della città: P.zza Fuga, Mergellina davanti alla Funicolare Centrale, un pezzo di Parco Margherita, P.zza Amedeo.

Le mattonelle sono state lucidate di modo che prendessero l’aspetto dei loghi delle società che hanno organizzato l’evento Fan Media, ZoomArt, e Viviani Eventi, per l’appunto.

Su tutte troneggiava una data: 08.12.2009.

Data che, poi, per me è  carissima visto che vedrà i natali un progetto molto importante di un mio grande amico, il cantautore Mimì De Maio (quasi dottore in legge, quando si dice genio e sregolatezza, e dire che io è più di un anno che te lo dico: molla tutto che have fà co sta laurea in Legggggggg’?!), una robetta incredibile  - come tutte le robe che Mimì fa – e della quale ho parlato qui.

Io, purtroppo non ho potuto vedere la realizzazione dal vivo di questo progetto di guerrilla marketing, anche se non capisco come mai: quello schiavista dell’Avv. Bisou mi fa girare per tutta la città sotto la sua costante e sferzante sferza! Ringrazio quindi estremamente il Dott. Andrea Vitolo che l’ha messa alla mia attenzione e il preziosissimo articolo di Positano News, quotidiano on line di informazioni, curiosità, cronaca, cultura, società e spettacoli della penisola Sorrentina ed Amalfitana che però copre tutta la Campania con la sua effervescenza “naturale” – scusi Sig. Ferrarelle!

Un sito ”che spacca” per dirla con voi gggiovani e che vanta già 200.000 accessi unici al mese.

Peccato che ben presto avrà come diretto competitors “Cherchez la SuperFigaMegaGiga” ;-) !

*e no non sono del tutto brasata, la notizia che mi interessa non è il negozio: è proprio l’operazione in sé e per sé, per questo non me ne curo di saperne un’acca.

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Ultimo amore.

Ne parlavo già tanto tempo fa, qui.

L’uomo con il quale l’ascoltavo era lui.

L’uomo per il quale piangevo era lui, che poi diventò dopo poco il mio ragazzo… la prima volta.

Ora come sto sentimentalmente non lo so.

So però, decisamente, che il mio cuore non è mai stato morto.

E questa, beh è una fortuna incredibile.

MANCANO PRATICAMENTE  26  GIORNI A NATALE E TUTTO VA…

COME DEVE ANDARE!

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Il sole esiste per tutti.

Ecco, le donne sono molto mutevoli.

Quindi sì, il sole esiste per tutti, non foss’altro perché me lo dice Titti mio e io a Titti mio ci tengo assaje.

Ecco Tiziano Ferro per me è un grande e stiamo crescendo insieme e la sua musica è sempre più lo specchio di me.

E delle mie sbilenche storie.

Ma non è che sia proprio proprissimo questo il punto il punto è che ho deciso: il sole esiste per tutti.

E così le mie future storie non saranno sbilenche e io sarò più felice.

Molto felice, sarò…

Insomma sun, sun, sun here it comes!

Ah, grazie Tu per avermela fatta sentire; anche a distanza mentre parlavo di Tu.

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Massimiliano Neri incontra una SuperFigaMegaGiga e la trasforma in una netta MacGnoccaTeraByte.

Posted by SuperFigaMegaGiga on Nov 25, 2009 in i migliori giovani imprenditori della vostra vita

Non voglio nasconderlo: io a Massimiliano Neri sono molto legata, e non so perché.

O meglio non lo sapevo prima di due settimane fa.

Tutto tra noi nacque per il più banale dei motivi per i quali si può conoscere Massimiliano Neri: andai nel suo locale, Kukai Nibu;  il ristorante giapponese del quale è proprietario insieme alla diletta sorella Monica Neri.

Sono passati quasi 3 anni e io cliente lì dentro non mi ci sono mai sentita.

Perché, prima di tutto, questa è la tendenza naturale della famiglia Neri, non di rado, infatti, capita di incrociare nel bellissimo locale di Via de Cesare, nelle prossimità di P.zza Trieste e Trento, la mamma di Massimiliano e Monica (donna bella, probabilmente, più dei suoi figli): non esistono clienti da Kukai Nibu, ma ospiti.

Ospiti in un senso giapponese del termine, ma anche napoletano, ma anche greco, ma anche latino, ma anche africano, ma anche brasiliano.

Sembro Veltroni e la mia frase appare senza senso, e non voglio fare una freddura.

Mi spiegherò e bene, spero.

Io tra tutti, forse, sono stata meno cliente degli altri.

Con Massimiliano ho sempre parlato molto, di “cose” se vogliamo anche personali; di lavoro talvolta. Di come muovermi in un mondo, quello della “intrapresa” intellettuale, che mi pareva molto ostico, a Napoli, soprattutto,  e come donna, in special modo.

Chiedendo a  lui che, sebbene di poco più grande, ha del mondo una esperienza incredibile per mille variegati motivi.

Massimiliano indica le strade, ecco.

Se dovessi definire lui, direi questo.

Ancora prima di considerarlo una delle persone più belle fisicamente che vedrete nella vostra vita, ed è così, indubitabilmente.

Ancor prima, se ne avrete la possibilità, di ammirarne il nitore umano.

Far superare la propria bellezza esteriore ed interiore quando sono così evidenti (non tiriamola per le lunghe è stato in gioventù anche un super modello, ma a livelli internazionali), è capacità singolare, volendo anche un po’ inquietante.

Massimiliano dal punto di vista di una MacGnoccaTeraByte, di un qualunque Thylacino (immaginerete bene quanti ce ne siano), ci riesce in pieno.Supera e fa superare le sue ricchezze dalla sua voglia di comunicare il bello, ma quel bello che è il buono, quel buono che io amo definire il VERO; altri gli darebbero altri nomi.

Chiaramente è un imprenditore, non è il piccolo Buddha, né io, persona ironicerrima, l’avrete capito, son qui a santificarlo.

Eppure è un imprenditore che ha guardato il futuro, investendo i suoi soldi prima e la sua passione poi, o forse la sua inventiva prima e la sua energia fisica poi, in un progetto che poteva anche apparire folle: un ristorante giapponese a Napoli ai margini di quelli che si definiscono Quartieri Spagnoli.

Quegli stessi quartieri che la televisione (ma oramai anche il comune sentire degli stessi napoletani) ci insegna a considerare come i più problematici della nostra città, non considerando che se è una città intera ad avere delle difficoltà, beh allora ogni luogo non è lontano, come si potrebbe dire con Richard Bach.

Un imprenditore che ha saputo tirare nel suo sogno una donna, la sorella, forse più “realista” di lui, ma che adesso è la prima Kukai addicted che lavora, “suda”, immagina tutto per il “loro figlio”, lei che un figlio Me-Ra-Vi-Glio-So ce l’ha in carne ed ossa.

Un ragazzo, questo è poi Massimiliano; un ragazzo come tutti noi, che vince se stesso ogni giorno. E che passa in pochi anni da un piccolo locale ad un grande ristorante, ma rimane sempre lì, in mediotas res, in quella Piazza Trieste e Trento che gli ha portato fortuna.

Quel locale lo rinnova in continuazione ne fa ciò che meglio crede: oltre che ad una ristorazione a mio sommesso avviso (e lo sapete, io altrove, mi chiamo anche le gourmand) di un certo tipo, mi riferisco a collaborazioni artistiche ma anche filantropiche.

Come, ad esempio, il calendario realizzato a favore dell’Unicef, le cui foto, tutte bellissime ancora campeggiano nei locali del ristorante.

Ne fa un piccolo centro culturale, se vogliamo, nel quale ogni dipendente, al di là del cuoco giapponese, viene da una parte diversa del mondo, con tutte le difficoltà burocratiche che il nostro stato ha sempre regalato a chi vuol mettere in regola persone extracomunitarie.

E quando quel locale non gli basta intellettualmente più?

Beh ne fa un altro, il nuovissimo Kukai Nano, dedicato alla cucina indiana.

E poi c’è easysushi, progetto internet di pronta consegna, realizzata, voi non ci crederete, con un taxi.

E tutto questo, avete fiducia in me?, non per smania di guadagno: i Neri per quello che ne posso capire io, non sono chiaramente Francescani, quelli li troviamo nei conventi, ma dei curiosi, amanti del bello, portatori di novità.

Per come conosco Massimiliano -e due persone che hanno avuto anche delle incomprensioni, minime ma le hanno avute, beh un po’ si conoscono – insomma per quel che capisco di Massimiliano Neri lui è quello che era il mercante di epoca post-rinascimentale: l’uomo curioso, eclettico, cosmopolita che era di tutti i luoghi perché era di un solo luogo.

Thanking God il solo luogo di Massimiliano è Napoli, o meglio se stesso; ringraziando Dio io l’ho conosciuto e – dopo l’incontro di cui parlo al prossimo post, una sorta di intervista: Dott.ssa Donatella Gallone i suoi insegnamenti giornalistici sempre, sempre, sempre in testa, nella pancia e nel cuore –  posso dirmi sua amica.

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31.

Mancano 31 gg.

A cosa?!

Ma come a cosa?

A NATALE!

E insomma qui bisogna prendere provvedimenti: io sono ancora triste, e mica va bene sta roba, no, no!

Allora, anzi eh alloooooooooooooooooooooooooooora!!!!

Cmq a ben pensare non sono più triste: ieri ho comprato un regalo ad una bimba di cui conosco la nonna e poi ho accompagnato un mio caro amico, la mia gioia tra le gioie, a prendere i regali per altri due bimbetti e beh, ero felice.

Alle unghie ho uno smalto pazzzzzzesccccc’ e poi beh no, non c’è nient’altro, neanche le grafica meravigliosa di questo blogghe.

Ma arriverà, ah se arriverà, e non sto parlando della grafica del blogghe, affatto. Arriverà qualcosa che ci farà girare la testa, a me, alla Tigrotta, al Thylacine, alla SuperFigaMegaGiga, alla MacGnoccaTeraByte, a tutti noi!

Ehi, la morte non esiste: morte non esisti, SALLO!

PS: Mi I’m arriving, cioè vengo per il 20 dicembre, ma cosa sono poche settimane rispetto all’eternità?!

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Una cena da non perdere.

Posted by SuperFigaMegaGiga on Nov 21, 2009 in eventi cui tengo assaje

Venerdì 27 novembre alle ore 20.30, presso il circolo “La Staffa” di via Beccadelli, Agnano (quartiere di Napoli), l’associazione ONLUS A.I.T.A.C.A presenta un evento di charity molto importante.

La cena  - che avverrà alla presenza del preside della facoltà di medicina dell’università Federico II di Napoli, l’amplissimo professor Giovanni Persico, e del prof. Pascotto, direttore del reparto di Neuropsichiatria del II Policlinico di Napoli –  è volta, oltre che a diffondere sempre più la presenza e la “conoscenza” dell’associazione, a finanziare un nuovo importante progetto: l’ingresso della pet therapy nel reparto di Neuropsichiatria, appunto, e a favore, in particolare, dei bambini e dei preadolescenti affetti dalla cd. sindrome dell’ “iperattività”.

L’ONLUS A.I.T.A.C.A (Associazione Italiana Terapie e Attività Con Animali) è attiva “attivamente”, se mi passate il gioco di parole,  da oltre tre anni, da quando dalla mente della vitalissima Dott. Amelia Stinchi nacque la necessità di “mettere in circolo” l’ amore suo e quello di una creatura speciale e pelosa, Orso, un buffo cagnolino oramai, purtroppo, morto, il quale ha guidato Amelia verso un nuovo mondo.

Dalle parole di Amelia, infatti, emerge che sia stato in un certo senso proprio Orso ad “illuminarla” circa la possibilità di portare la pet therapy negli ospedali napoletani con ancor più prepotenza di quanto ancora non ci fosse in precedenza.

La Dott.ssa Stinchi, biologa di fama acclarata operante da oltre venticinque nel campo della fecondazione assistita, ancora ha la voce incredula se pensa a quanto con i suoi ragazzi, i suoi cani, con dottori sensibili e con “the force of willing”, l’associazione A.I.T.A.C.A. sia riuscita ad ottenere: in poco più che tre anni sono stati realizzati progetti ad ampio respiro con i bambini talassemici del Cardarelli, con i reparti oncologici dell’ospedale Pausillipon, ma anche la formazione di numerosi terapisti con animali; non son mancati riconoscimenti anche pubblici.

Ma al di sopra di tutto l’associazione può vantarsi di questo: l’aver incontrato oltre 800 tra bambini e adolescenti sofferenti, ognuno dei quali, oltre ad un mucchio di ore di felicità portata gratuitamente e nei luoghi del dolore, ha ricevuto un diplomino, dei gadget, piccoli doni, tanta amicizia.

Tutto questo è frutto dell’amore, del sudore, dell’impegno di una donna che io non ho ancora conosciuto, Amelia, ma che per due righe, scritte qua, ancora si commuove, lei che è stata menzionata anche da “La reppubblica” nazionale.

Chiaramente è anche frutto dell’impegno dei numerosissimi ragazzi e ragazze che collaborano a titolo completamente gratuito con Amelia (e questo, credetemi, è uno dei crucci più sentiti dalla Dott.ssa Stinchi: non poter assicurare, oltre che la formazione, un conguaglio per l’attività svolta – potete immaginare, alle volte quanto questa sia dura – dai volontari).

Ma dipende, soprattutto, dalla gioia primitiva, primordiale dei tanti cani e altri animali che entrano – con tutte le ovvie difficoltà che ciò comporta – negli ospedali.

La cena del 27 novembre al circolo “La Staffa” tutte queste difficoltà vuole alleviare: contribuire è importante.

La cornice sarà bella i partecipanti, onusti: ci sarò anche io!

Togliendo gli scherzi, sarebbe importante una grande presenza di persone: per info e le numerosissime prenotazioni, chiamate pure al 340.222.98.47, numero personale di Amelia, la quale con la sua solita missionaria disponibilità mi ha permesso di metterlo in rete, al solo fine di aver anche solo  un partecipante in più.

Non fatemi fare brutta figura, veh, una mano sul cuore e l’altra sul portafoglio!

E poi vedere una SuperFigaMegaGiga, come si dice, non ha prezzo!

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Tris di donne e abiti nuziali.

Posted by SuperFigaMegaGiga on Nov 19, 2009 in but I prefer Naples, cinefilia, lo so mi atteggio tanto ma non so una mentula

Di quello che sarebbe l’uomo senza qualità se Musil non rinascesse solo per morire di nuovo, dopo aver tirato seco un certo regista che, tempo fa, veniva da Napoli.

Queste erano le premesse.

Questa è l’intervista che movieplayer.it realizzava al regista Vincenzo Terracciano e agli attori del suo ultimo film, “Tris di donne e abiti nuziali”, a ridosso della sua presentazione al Festival del Cinema di Venezia di quest’anno.

Il film è stato presentato nella sezione “Orizzonti”.

Il film è un film inutile.

Avverto gli astanti che queste saranno righe ad alto tasso di “livorosità”.

Poche cose ho visto inutili, senza un ben che minimo senso, senza un filo logico, pateticamente protese a modelli (il regista cita nell’intervista che ho linkato Monicelli, Germi, io temo che, poveretto, abbia in testa addirittura De Sica e Rossellini) con i quali non ha nulla, ma proprio nulla a che fare, e in un tutto ciò irritanti come il film di Terracciano, ovviamente napoletano.

Perché dico ovviamente?

Perché solo un napoletano può essere così cattivo, così ingrato, così stolto e stolido nei confronti della sua città.

Terracciano poi pecca di ingenuità non solo sul piano “filmico” ma anche su quello della loquela: con candore lo dice di esser andato via da Napoli vent’anni fa e di esser tornato solo con una macchina da presa.

Se ne vanti pure, i risultati della sua assenza si vedono tutti nella sua pellicola, duole dirlo, piuttosto risibile e non risolta.

Di Napoli lui ha perso il senso, se è in buona fede, oppure gli par facile, per far clamore, cavalcare onde che altri cavalcano mettendoci la faccia e anche il cosiddetto culo; oppure, ancora, onde che i telegiornali cavalcano continuamente perché forse noi non lo sappiamo ma fa chic. E così il delitto efferato di Battipaglia è il delitto di Napoli, perché a Napoli solo camoristi, o, all’occorrenza putipù e mandolini, con abbondante pizza sia detto.

Ecco, l’unica riconoscenza che posso avere da spettatrice e da concittadina con Terracciano è quella di aver evitato di cadere nella macchietta napoletana: non c’è mai un’immagine grossier o caricaturale, anzi il rispetto dei luoghi, quello, se non altro quello, è rispettato anzi onorato.

Ma è lo spirito di Napoli ad essere vilipeso, umiliato e offeso.

Uso le ultime due parole, “umiliato e offeso” non a caso e con piacere: il caro Terracciano, sul piano dello “psicodramma” voleva, ovviamente a mio sommesso avviso e, probabilmente, erroneo parere, fare una versione beta de “Il giocatore” del duemila. Torni pure a giocare con le bambole.

Dello spirito dostoevskijano non ha niente e se è vero che alla lontanerrima se ne voleva ispirare, temo non abbia neanche digerito molto.

“Tris di donne e abiti nuziali” – sulla cui trama, oltre che nell’intervista linkata ad inizio post, potete trovare qualcosa anche qui nell’ottimo sito mymovies che sempre mi guida nelle mie modeste critiche ma anche, talvolta, nella scelta del film - è un film che aveva molte oppurtunità: una storia tutto sommato ben sfruttabile, una location da incanto e, uber alles, degli attori di tuono.

Una panoplia, o se volete un esercito, che comprende da un lato e pria di tutti un gigantesco, come sempre, Sergio Castellitto, che infatti non so come si sia prestato ad una cosa così minima; un’efficacissima Marina Gedeck, donna dall’enorme fascino; un incisivo Briguglia; una brava Raffaella Rea che poi interpreta lo spinoso ruolo dell’unica veramente salva, che permettetemi in un film fatto di tanti personaggi è un po’ poco, soprattutto quando si vuole rappresentare lo spaccato di un intera città (non vorrei arrivare a pensare che più che Napoli, il regista abbia fatto confusione, rappresentando qualcosa di più endogeno); un accorato Salvatore Cantalupo, altro personaggio pur nella sua corruttela estremamente positivo; un grandissimo Paolo Calabresi, attore che io non capisco ancora come e perchè e per quale accidente del destino ancora non esca fuori.

Eccellente il cameo di Iaia Forte: che rappresenta una donna ipersessuata, disperata e ingorda.

La stessa visione che Terracciano ha di Napoli, dimenticandosi forse che sta parlando della sua terra e la terra è sempre la mamma. E la mamma mette al mondo e noi siamo sempre, sempre, sempre in parte suoi, anzi tutti suoi, come un figlio devotissimo diceva della migliore delle mamme.

Caro Vincenzo, mi dispiace, forse son severa, forse incompetente, ma la vedevo meglio meglio assaje – lo ricorda ancora il napoletano? -, a dirigere “Grandi Domani”.

Ripassi a settembre suvvia, e non dimentichi che “la mamma è la mamma” per parafrasare chi di Napoli e della vita in genere aveva capito qualcosa.

La disperazione senza riscatto, la confusione, non va mai rappresentata, a meno che non si sia Maestri.

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