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In programma su questi schermi.

Gli arretrati di quello che vorrei scrivere non si contan più.

Epperò oggi, forse forse, farò una cosa che mi piace tanto.

Vedere un film, che film.

“Nel paese delle creature selvagge – Where the wild things are”, il film, tratto dall’albo del disegnatore Maurice Sendak è per la regia di Spike Jonze e la sceneggiatura dello stesso regista – famoso per avere realizzato film stimolanti come, uber alles, “Essere John Malkovich” – e lo scrittore Dave Eggers, appartenente alla migliore scuola americana, la stessa che annoverava DFW, tanto per intederci.

L’albo “Nel paese dei mostri selvaggi”, consigliatomi da Andrea credo sia una delle cose più belle che io abbia mai letto in vita mia. E io, che sono una donna fortunata, del resto se non è fortunato chi ha capito che la morte non esiste, di cose belle ne ho lette tante. Mai vista tanta tenerezza, tanta dolcezza, tanto divertimento in così poche tavole poi. Davvero, ma davvero proprio è un libro che dai 2 ai 99 anni si deve leggere. E continuare a consultare, perché beh ci trovi sempre qualcosa di nuovo, qualcosa di bello, qualcosa di grande.

Di Sendak ho letto e regalato anche un altro albo “Luca, la luna e il latte”. Anch’esso bellissimo, davvero. Ma più sofisticato, più alchemico. Quindi in un certo senso mi è piaciuto di più, ma avrebbe dovuto di meno. Sì perché la chiave della vita, signori e signore, è la semplicità.

La semplicità è la cosa più sofisticata (ma nel senso ovviamente traslato del termine) del mondo. Quella che più risulta difficile da ottenere, quella per la quale, usando la metafora di Sendak, bisogna viaggiare per anni, e anni, e anni, e lustri per miglia e miglia e miglia.

E trovare il piatto ancora bollente.

Ecco spero di ritornare con il cuore nello zucchero, so già che lo farò.

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