Il Thylacine va veloce e tu stai… INDIETRO!
Io Tiziano Ferro lo adoro, l’unico errore che feci con lui è che la sua prima canzone, Perdono, mi fece straca–re.
Beh capita anche nelle migliori famiglie qualche piccola incomprensione, no?
Ma già da Rosso Relativo, capii. Sì, io capii.
Capii che quello era un fucked genius. Uno che, se vuoi, ci prendeva anche un po’ per il culo con le sue rime strampalate, le sue frasi solo apparentemente nonsense.

E anche ascoltando a manetta L’Olimpiade, riflettevo sulla sua incredibile follia, una follia positiva. Una delle mie insegnanti di step, una ragazza divertentissima, la metteva a manetta, in continuazione, mentre facevamo gli addominali (io ero la reginetta incontrastata degli addominali!) e io pensavo, pensavo.
Poi negli anni sono usciti mille e un capolavoro, scrigni di frasi surreali, piccoli capricci in cui le rime si fanno in ossequio al nobile principio che informa gran parte della nostra legistazione: il principio ad capam mentulae. E grazie a questo principio è lecito, legittimo e, anzi, auspicabile dire “di sere nere, puoi rima-nere”, perché diciamocelo: è così che ci piace, sì, è così.
Ma la vera verità è una e una sola: Tiziano Ferro è un grandissimo artista. Un uomo dalla voce particolare, ben utilizzata, un interprete intenso, uno scrittore di testi sempre sorprendenti.
Quelli dell’ultimo album, “Alla mia età” lo sono in particolare, a mio giudizio.
Tra tutte quelle che ho ascoltato, non ce n’è alcuna che non mi piaccia, che non mi colpisca, che non parli di me. E questo, a mio giudizio, è ciò che tributa il vero successo alla musica pop: le canzoni devono essere totalmente universali.
Ebbene, non c’è a mia memoria, una canzone di Tiziano Ferro che non parli anche di me, di un mio momento, del mio passato, di un ricordo, del mio presente.
Così come del vostro, probabilmente.
Chi può dire che non gli sia capitato di pensare “di amarsi per questa sera ché domani sarebbe rientrato in sé”?
Come negare di avere passato momenti nei quali “si aveva freddo, ma non ci si copriva”?
E quando si è innamorati non capita di cambiare e “di guidare piano, anche se è strano”?
Potrei continuare ad infinitum o quasi, perché Tiziano Titti Ferro c’è, e perché io ci faccio, e per amore di una mia idea, beh, tutto.
Ma la verità è che a mio giudizio la forza di Ferro e della sua musica, in un certo senso anche della sua potenza lirica, é tutto in questo: nella sua grande universalità. Ma lo scatto in avanti, quello che per me lo fa risiedere nell’olimpo dei grandi e ce lo lascerà per sempre, è questo. Tiziano Ferro è universale senza essere banale, perché gioca con le parole, le viola, le stravolge ma le ama intimamente, le rispetta.
Titti è un piccolo futurista con il gusto del paradosso, e come anagramma del suo nome lui, lui ha una notizia: è un grande!