Fabio Perricone – A kind of blue.
“A kind of blue”, questo il titolo della prossima mostra dell’artista Fabio Perricone che si terrà a Napoli, presso il Penguin Café di Via Santa Lucia.
Una personale di un artista a me estremamente caro, un giovane ginecologo per il quale l’arte, la pittura è più che una passione: una sorta di missione.
Fabio Perricone io lo conosco bene, molto bene.
Conosco lui, la sua meravigliosa famiglia: il fratello maggiore, Marco, che per me resta sempre il più bel Perricone (per uno scherzo verbale che davvero non posso riportare su queste caste paginette web); la madre, a sua volta raffinatissima artista, Valeria Iacobacci, professoressa del Liceo Umberto I di Napoli, ma, soprattutto, autrice di libri avvincenti e dall’ottima ricostruzione storica quali “Io, Teresa Filangieri“, “Passioni Giacobine” e l’ultimo uscito, “Banet e storia di Anna”, splendidamente ambientato a Capri, l’isola che ci unii tutti; per non dire del nonno, che ora non c’è più, uomo meraviglioso, lo ricordo ultraottuagenario inerpicarsi a mezzogiorno nelle strettissime stradine di Capri; il fratellino Marcello, oramai uomo a sua volta, dannazione!; e, infine il padre, medico amorevolissimo così come marito e padre.![]()
Sì, Fabio è stato il mio fidanzato. Per un anno e mezzo e oltre. Eravamo piccolissimi, io avevo 17 anni, lui 19, eppure ci siamo amati molto.
Riprese a dipingere mentre ci stavamo lasciando e da allora, per fortuna, non ha smesso più.
Il suo stile in questi anni è molto cambiato, perché Fabio ha molto vissuto, studiato, amato.
Per la sua professione ha girato il mondo: prima Londra, poi l’Australia, poi il Sud Africa, poi ancora San Diego, sempre con Napoli e Capri nel cuore.
E queste esperienze, insieme allo studio presso il grande maestro Michele Spatuzzi - che io ho avuto, grazie a Fabio, il privilegio di conoscere e di parlare con lui (di fronte, oltretutto ad un suo quadro meraviglioso rappresentante una trasfigurazione del Cristo estremamente vivida) -, hanno rese le sue opere, a mio modesto avviso, sempre migliori, più efficaci, più sofisticate e, simul, più semplici, più immediate.
Spero di riuscire a spiegarmi perché questa per me non è affatto una contraddizione: in arte, soprattutto in quella figurativa, la tecnica riveste una parte importante, imprescindibile e lì lo studio “la sofisticazione” aiuta, può essere il discrimine. Eppure, come e più che in ogni altra manifestazione artistica, nella pittura ciò che più conta è la capacità di catturare l’interlocutore, anche il meno pronto, il meno colto, quello che meno capisce la tua forma espressiva.
Bene Fabio Perricone in questo, come nello studio della pennellata e in quello dei diversi materiali, ha fatto dei grandissimi passi in avanti: al cospetto di alcune delle sue figure (Fabio ha una particolare sensibilità per dipingere quelle muliebri e i fiori) non si può restare indifferenti.
Per me, forse perché così bene lo conosco e perché così tanto ci lega, nei suoi quadri è impressa la sua anima, ciò che più ha di intimo e puro, pulsioni che possono spingere a pensieri diversi e più nobili anche perfetti sconosciuti.
Fabio Perricone nella sua oramai quasi decennale attività espositiva ha collezionato mostre personali in molti luoghi non solo della città: ha esposto al Cinema Warner Village di Napoli, all’aeroporto internazionale di Capodichino, in locali napoletani, ma anche a Londra e in Australia.
Da qualche anno è presidente dell’Associazione Medici Pittori che si è distinta, oltre che per l’indubbia capacità dei suoi componenti, anche per le sue attività nel campo della charity.
Domani, sabato 19.12.2009 – dalle ore 19.00 in poi – vi sarà presso il “Penguin Café” di Via Santa Lucia n. 88 (Napoli), il vernissage della sua ultima mostra “A kind of blue”, appunto, esposta sino al 12.01.2010.
Ecco l’unico rimpianto che ho di partire per Milano: non esserci domani sera e non firmare il suo guest book con una delle mie proverbiali frasi.
In bocca al lupo Magico Perry!