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Amenàbar perché ti perseguitano?

Posted by SuperFigaMegaGiga on Nov 9, 2009 in cinefilia, ho detto la mia su, lo so mi atteggio tanto ma non so una mentula

Non avevo seguito molto, essendo fuori dal mondo, come tutti i professori sono invece fuori dal tempo, ma pare che si stia scatenando una certa querelle, e di un certo peso, sulla possibilità di proiettare in Italia l’ultimo film di Alejandro Amenàbar.

Il regista spagnolo, nato a Santiago del Cile nel 1972 –  portato al successo dalla co-produzione del grande Pedro Almodòvar – ha firmato un biopic dedicato a Hypathia di Alessandria, “Agorà”, un film che trattando di mille temi ed essendo fortemente femminista, comunque a parere di certa critica spinge eccessivamente e  in senso negativo sul comportamento delle comunità protocristiane.

Di quelle comunità che avendo preso finalmente e definitivamente potere, a distanza di oltre un secolo e mezzo dall’Editto di Costantino, applicavano alle altre religioni e, soprattutto alle recrudescenze del paganesimo, ciò che fino a pochi anni prima avevano patito in prima persona.

Infatti nella pellicola, ambientata nel IV sec d.C., ciò che tra le mille altre cose emerge, almeno da quanto detto dalla critica dopo la visione a Cannes, –  non pochi hanno definito il film un po’ “baraccone” e sovraccarico – è una visione della prime comunità cristiane dotate di potere come altamente lesive della libertà altrui e della sete di cultura o comunque dell’amore per la sapienza: mi pare di capire che il film getterebbe addirittura sui i Cristiani la responsabilità dell’incendio della biblioteca di Alessandria.

Ad ogni buon conto, visto che stiamo parlando di un film di Amenàbar, un regista diciamolo di un certo peso – premio Oscar con un film bello e dolente come il “Mare dentro” – il quale ci regala anche in questo caso una pellicola complessa su di un tema poco conosciuto, quale la vita di una delle più grandi sapienti di sesso femminili della storia, (l’astrologa e matematica, filosofa di chiara fama) quella Ipazia, martire della scienza, la cui vicenda è, purtroppo, ancora misconosciuta, forse, allora, sarebbe d’uopo dare al film ed ad Amenàbar una chance in più, anzi una chance tout court. E anche nella nostra povera patria.

Il fatto che la sua uccisione sia stata demandata da un cristiano, per altro poi canonizzato, il vescovo Cirillo, come si dice, sia vero o meno, non rileva, né credo che Amenàbar (o chi per lui) si sia ripromesso di gettar luce su uno dei cosiddetti “gialli” della storia.

Credo che un film di questo livello, almeno sulla carta, un film che altrove, Francia e Spagna, in attesa dell’uscita al box-office U.S.A., sta mietendo successi – e considerevoli -, beh almeno debba trovare distribuzione nel nostro paese.

Forse Hypathia, interpretata da una bellissima Rachel Weisz, era un simbolo troppo laico, era troppo intelligente per l’epoca, era troppo se stessa, non so.

Non lo so davvero.

Resta perfino probabile che il film del regista spagnolo sia davvero astrusamente e assurdamente anticlericale, ma dobbiamo vederlo e poi criticarlo, vietarlo mai.

I film, i libri, le opere d’arte si sono negate e vietate in periodi estremamente bui. Io non credo e non voglio credere che questo sia un periodo buio.

E poi ecco, sebbene sia vero che chi giace si dà e ci dia pace, io non vorrei che Ipazia fosse torturata e offesa ancora una volta.

Uccisa no, buona la prima anche per lei.

Son sedici secoli che è eterna.

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