Ve lo avevo detto o no che Mimì sarebbe diventato il vostro cantautore preferito? Sì, in effetti, ho ribadito il concetto quel centinaio di volte, ma vedete: avevo ragione!
Bene non perdete tempo allora e ditelo e dimostratelo subito che già lo è, perché tra poco il mio amico Mimì potrebbe essere il cantautore emergente preferito di tantissimi italiani!
Mimì De Maio rischia infatti di partecipare al sessantesimo Festival della musica italiana: Sanremo 2010!
La kermesse musicale - che andrà in onda dal 16 al 20 febbraio sulla prima rete della Rai - sarà presentata da Antonella Clerici e vedrà, come sempre e più di sempre, la presenza di un importante cast di artisti in gara e ospiti nazionali ed internazionali che animeranno quello che, nonostante tutte le critiche e l’indubbia stanchezza che ha preso le ultime manifestazioni, resta il più grande evento musicale italiano.
Prima novità di quest’anno è la modalità di accesso alla categoria “Sanremo Nuova Generazione”, quella che prima era detta la categoria giovani: in quest’edizione, infatti, la commissione “Sanremo Academy”, presieduta dal direttore artistico del Festival Gianmarco Mazza, avrà un indicatore in più per scegliere i cantanti da inserire in questa fortunatissima categoria, che ha fatto emergere negli ultimi anni gli artisti più interessanti del panorama musicale italiano, tra cui, tanto per citarne alcuni, i Negroamaro, Malika Ayane, Syria e Alex Britti.
Questo indicatore sarà la forza della rete!
Infatti sul sito della Rai, è possibile votare ogni giorno la canzone del vostro artista preferito fino al 12 gennaio, data in cui la commissione, a proprio insindacabile giudizio, sceglierà i sei artisti che unitamente ai due candidati usciti dalla fucina di Sanremo-lab parteciperanno al Festival di Sanremo targato 2010.
Ebbene il nostro Mimì De Maio è tra gli artisti che potete votare: inutile dire che io vi invito a consumare letteralmente il mouse nel farlo!
Il risultato sarà reso noto lunedì 18 gennaio 2010, tramite la pubblicazione sul sito della Rai dei video delle canzone che hanno passato il vaglio del direttore artistico e della sua commissione di qualità.
Ma come al solito grazie alla SFMG - anzi direi grazie alla MacGnoccaTeraByte (Mimì è decisamente uno smart boy!) – voi lettori potete accedere a benefici che nemmeno immaginate: delle dichiarazioni di Mimì sulla bellissima opportunità che sta vivendo e sulla canzone che è stata scelta per questa lunga corsa.
Eccovele.
“Tu dici di essere entusiasta all’idea che io partecipi a Sanremo?! Beh io credo che se mai mi dovessero comunicare un esito positivo, SVERREI! - dice Mimì con la sua voce calda e avvolgente – Quanto al momento della nascita della canzone, che come hai detto si chiama “Bombe di cioccolata”, ti confesserò che questo brano era nel mio cassetto rumoroso da un bel po’ di anni.
E da prima ancora l’idea.
Non ricordo bene l’anno, ma son certo che YouTube ancora non esisteva. Mi arrivò un link dove potevi accedere ad un video di guerra. Io lo aprii e vidi un filmato amatoriale dove alcuni Afgani sgozzavano un americano.
Ne rimasi shockato.
Tutti i giornali ne parlarono.
Dopo poco accadde un evento simile.
La notizia passo quasi inosservata, perché, ecco, non stupiva più.
Da qui una tremenda riflessione. Cosa riuscirà a stupirci ancora?
Credo, infatti, che lo stupore sia l’unica vera arma che l’uomo ha per reagire alle cose!
Non riuscii a trovare risposta alla mia domanda. La cosa mi terrorizzò perché ancora ricordavo il tremendo video che avevo visto, del tutto inconsapevole di quello che sarebbe successo.
Quel video era assurdo, terrificante! E l’idea che un video analogo a quello, circolato dopo solo poche settimane o giorni non facesse più scalpore, fu per me un motivo di dolore ancora maggiore.
Allora continuai ad interrogarmi su che cosa potesse stupirci e mi venne in soccorso il PARADOSSO.
Mi dissi: “l’unica cosa che oggi può stupirci è lo scoppio della pace!”
Da qui l’idea di scrivere un testo teatrale per bambini*. Un piccolo monologo. Una fiaba….invece è nata una canzone!
Se dovesse passare a Sanremo con me porterò un esercito di bambini vestiti da arlecchino….e io indosserò uno dei miei gilet d’autore che la SuperFigaMegaGiga odia!”
Ecco sì, perché in effetti c’è qualcosa che divide me e il mio altrimenti amatissimo Mimì: i suoi gilet.
Ma sì sa: nessuno è perfetto e a qualcuno piace… il gilet!
In ogni caso a far fuori i suoi gilet ci penserò io, voi votate, votate e ancora votate la bella canzone di Mimì, sarebbe il regalo più grande da fare alla SFMG per il nuovo anno, un regalo che fareste non solo a me e Mimì ma a tutta la musica italiana: abbiamo bisogno della sua incredibile allegria e voglia di fare!
*Mimì si è interessato ed occupato anche di teatro in passato.
Inauguro oggi con il nuovo anno, un’altra categoria di queste simpatiche e spumeggianti paginette web: “alberghi, b&b e agriturismo da non perdere”, una rubrica che spero sia utile e piacevole come “le gourmand” che tanti successi aveva mietuto nella cara vecchia giovine, il blog più negletto della blogosfera.
Quale luogo migliore per me che non la mia amata, amatissima Capri, per inaugurare questa categoria?
Direi nessuno, quindi è con grande piacere che oggi vi parlerò di “Villa Aida” un piccolo ma curatissimo b&b al centro dell’isola più bella del mondo, Capri.
Il Bed&Breakfast “Villa Aida” si trova, infatti, a pochi metri dalla piazzetta più famosa del mediterraneo in Via Birago, una di quelle stradine a ridosso della piazzetta stessa e di Via Camerelle dove il tempo sembra essersi fermato e Capri sembra ancora quella di un tempo.
Il proprietario, il gentilissimo ed ospitale Paolo Gargiulo, è un giovane innovatore, amante dell’accoglienza e dell’isola di cui conosce i più reconditi recessi e potrà, quindi, consigliarvi negli itinerari capresi, dai più commerciali ai più veraci e meno conosciuti; erede di una lunga tradizione alberghiera, Paolo ha deciso di continuare a percorrere una strada che era stata tracciata da lungo tempo nella sua famiglia.
Fu infatti la nonna Rosa Aida Catuogno ad iniziare, già nei primi anni ’40, ad ospitare nella sua villetta a due piani persone che volessero soggiornare a Capri; un’attività continuata durante la guerra e che anzi l’energica signora Rosa Aida volle continuare a dispetto di ogni difficoltà anche dopo la prematura morte del di lei marito, Antonio Di Maria, decidendo di costruire un altro piano della villa e di dare vita ad un albergo vero e proprio: “Villa Aida”, per l’appunto.
Nasce così un albergo caldo, familiare, dallo stile isolano puro che per alcuni anni fu anche pensione con ristorante. Era il 1952 e l’attività continuò fiorente per molti lunghi anni, proseguita amorevolmente anche dai figli della signora Aida, Lidia e Michele. Nel 1999, l’albergo che si era fatto nome di luogo dai prezzi accessibili, dal grande valore dato all’ospite e dalla cura allo steso riservato ha chiuso i battenti, ritornando all’originaria destinazione di dimora personale.
Ma è negli ultimi anni che Paolo, napoletano di natali ma caprese nel cuore, decide di dar nuova vita a “Villa Aida”, aprendo in uno dei tre piani della villa un piccolo b&b di appena tre camere, tutte curatissime con bagni completamente rinnovati, dotate di Tv LCD, aria condizionata, Frigo minibar, e connessione internet wireless.
Il b&b curato da Paolo oltre a tutto ciò gode anche di un bellissimo portico ove affacciano le tre camere e di un giardino con pergolato in puro stile caprese.
Particolarmente gustosa la colazione curata dallo stesso Paolo, grande amante della cucina e dei prodotti eno-gastronomici di eccellenza.
Decisamente interessanti i prezzi che potrete consultare alla pagina web di “Villa Aida” e che sono inoltre passibili di notevolissimi ritocchi per soggiorni di una certa lunghezza.
Io Capri la conosco bene, estremamente bene, e vi dico, in tutta onestà che se volete trovare un po’ di quei sapori antichi della Capri che fu, uniti ai più recenti comfort e a un’ospitalità senza paragoni, il b&b “Villa Aida” fa per voi: per soggiorni brevi ma anche per più lunghe vacanze “Villa Aida” e il suo squisito ospite Paolo vi consentiranno di passare giorni incantevoli in quel luogo pieno di magia che è l’isola che io amo.
“Villa Aida Bed & Breakfast”, via Dalmazio Birago n. 16 – 80073 – tel. 081.837.03.66
Si ha forse in mente un anno come quello che ho appena passato io, conclusosi, appena 16 ore fa, stesa in un letto di dolore!
Molto poco MacGnocco, il tutto.
Diciamo che il 2009 è stato un anno decisamente, decisamente, decisamente… pur la mia favella si arresta e non trova il giusto aggettivo per definirlo.
E financo il mio incessante ottimismo ha una battuta di arresto.
“Siete più bravi a fare conquiste che a stabilire relazioni” diceva il mio oroscopo della settimana in amore. Direi che ha ragione, decisamente, ma non lo limiterei semplicemente a questa settimana, no, no. E se proprio vogliamo neanche solo all’amore.
Un cupo disfattismo cosmico si sta facendo spazio nel mio corazòn e questo è male, quindi non ci pensiamo e andiamo oltre, andiamo altrove, facciamo i bravi.
Su queste sempre più pregevoli paginette web non l’ho detto ancora, ma io amo, anzi stra-amo e forse perfino venero il mio Marco, Marcolino, in each position Travaglio.
Sì, quando lo chiamo “in each position“, io intendo proprio quello.
Mi spiego: lo leggerei, lo guarderei, lo ascolterei, in tutte le posizioni. Che avevate capito, veh!
Io Marco Travaglio lo trovo buono, bravo e bello.
E mi piace pure, in effetti.
Ma non è tanto questo il punto.
Io credo che Travaglio sia uno dei pochi giornalisti rimasti in Italia che ancora studiano, si documentano, vanno alla ricerca dei fatti, li osservano, cercano di capirli per quelli che realmente sono.
Moltissime persone disprezzano Travaglio per il suo modo di fare, scrivere, pensare.
Io lo ammiro e non poco.
Non lo trovo affatto fazioso, né dedito ad una sola parte, che poi non saprei neanche dire quale sarebbe. Direi, anzi, che Marcolino mio abbia parole più acrimoniose per il centrosinistra che per Berlusconi.
Adoro i suoi libri; trovo sempre interessanti i suoi interventi ad AnnoZero, la trasmissione di approfondimento di Michele Santoro in onda (finché dura) tutti i giovedì su Rai2 in prima serata; stra-lovvo “Il Fatto quotidiano”, il nuovo giornale che ha fondato insieme ad Antonio Padellaro e del quale sulla giovine parlavo talmente tanto da essere stata uno dei primi risultati ad uscire su google cercandone il nome.
Insomma sono senza dubbio quella che si potrebbe definire una groupie di Marco Travaglio: in questa prospettiva non vi rammaricherete se vi dirò che lo trovo attizzante anche nel video che vi propongo, raffreddato, con una camicia improponibile e con tanto di maglia della salute che vi fa capolino.
Più ancora però del suo sublime apparire fisico, quello che mi piace dell’ultimo “passaparola” di questo annus horribilis per la politica italiana, è quello che Marco Travaglio dice sugli inciuci perpetrati da D’Alema nel corso della sua interessante carriera politica.
Travaglio fa sempre riflettere, anche quando non se ne avrebbe voglia, ma riflettere, fa sempre bene.
Diventando fan del caro vecchio orsetto – atto non privo di attrattive che consiglio anche a Voi, cari lettori -, potrei compiere azioni decontestualizzate e decontestualizzanti quali: parlare con Coccolino, fare il quiz “che Coccolino sei” (che poi mi chiedo proprio quale oscena luce tale inusitata indagine potrebbe gettare sulla mente umana), regalare teneri orsetti web o financo tenerissime card!
Ora ditemi perché perdere quest’occasione?!
Lo so, è la febbre, è indubitabilmente la febbre, che parla per me.
Sto pensando seriamente di suicidarmi su faccialibro, ok è un anno che lo dico ma pria a poi lo farò, anche se da quando c’è il pollo, il libro delle facce ha tutto un altro sabòr! Ci sto pensando seriamente perché in effetti non bisogna indulgere verso le proprie bassezze ed io oramai sono seducibile perfino da Coccolino.
Il capolinea è vicino.
Meno male che asmallworld c’è! Lì il peggio che mi possa capitare è diventare amica di Emanuele Filiberto, oddio forse meglio darglie de Coccolino!
Il Thylacine è sì nato in Australia e ivi per altro si è estinto, ma però pur stra-adorando la sua meravigliosa città, Napoli, è preso da un’enorme, tracotante, trascinante fascinazione per Milano.
Per dire, sono anche una delle poche persone a pensare che Milano sia una città proprio bella. Mi spingo a dire di più: anche romantica.
Milano è sostanzialmente, almeno per come la vedo io, una città malinconica, e l’amore è spesso malinconico, o comunque contiene sempre in sé una piccola parte di malinconia. Da che ne deduciamo, in maniera quasi aristotelica, che Milano sia una città romantica.
E fin qui mi pare che sto a dire un fracco di stronzate. Bello il criticismo autoriferito ed autoindirizzato delle gggggiovini, davvero.
Ma al di là di questo Milano mi appare una città sempre nuova; sarà che la conosco ancora poco, sarà che ogni volta mi trattengo molto meno, infinitamente meno, di quanto vorrei, ma ogni volta che le dico “goodbye, I die a little”, perché vorrei vedere ancora tanto, viverla ancora tanto, restarci for ever, ma non troppo!
Perché i Thylacini sono animali estremamente contraddittori e dunque nulla gli va bene fino in fondo e sentirebbero il dovere etico, oltreché fisico, di tornare nella loro bbbbbbella città.
Nell’ultima occasione nella quale sono stata nella città dalle cattedrali volanti (…) ho vissuto molte sympatiche esperienze: cambio dell’albergo carpiato con doppio avvitamento e trasporto di valigie. In realtà quest’ultima specializzazione va tutta imputata al povero XXX, uomo con il quale ho fatto il viaggio di andata in macchina: era lui, tessssoro, che si trascinava - anche con un certo style (non v’è che dire i miei fidanzati erano partiti come categoria pur possidente una certa dignità, l’è che mi sono persa sul finale!), sia detto – quella specie di catafalco che io avevo ritenuto di usare come valigia.
Dopo di questo, altra esperienza che per sempre porterò nel mio corazòn è, indubbiamente, la pizza egiziana, perché in effetti come non portare (essendo a propria volta napoletano) una napoletana a mangiare una pizza nei peggiori “bar” di Corso Como?!
E poi ancora la disco, il “Diva”: quello che ci voleva dopo un rilassanterrimo viaggetto, io poi che in discoteca non ci vado mai!
Ma vi è di più, un evento karmico del quale io, peraltro, stolta,neanche mi ero risovvenuta: al Diva quella sera, ma ben potremmo definirla notte, c’era Dan (o Dean), senza Dean (o Dan) di Dean, Don, Dan!
Dio mio che tristerrima battuta, lo so!
Ma non avrete difficoltà a credermi se vi dirò che è esattamente da quando XXX mi ha detto che c’era uno degli stilisti di DSquared nel locale che non vedevo l’ora di proporvela!
Ma soprattutto il meraviglioso, incredibile tuffo nel passato – che poi passato non era – con XXX.
Lui ed io tre giorni insieme, roba che mai, in viaggio, roba che maissimo, in giro per Milano, con i suoi amici, con i miei amici, nel negozio (strabello, sia detto) della madre.
Una favola. Troppo breve.
E poi il Cenacolo di cui ho già detto. Le lunghe passeggiate da sola, lunedì mattina sotto la neve, il Bar Magenta all’improvviso, la mia amica delle borse.
Unico rimpianto il non essere riuscita a visitare nuovamente la basilica del Bramante, luogo in cui la mia anima risuonò subito ed istintivamente.
La gioia per aver trovato il nuovo albergo per i prossimi spero imminenti soggiorni: il Palazzo delle Stelline, non a caso di fronte piazza Madonna delle Grazie, la stessa Signora bella che, non so perché, ho l’impressione abbia sempre illuminato i miei soggiorni nella città che dopo Napoli io amo.
Posted by SuperFigaMegaGiga on Dec 26, 2009 in cinefilia
Il nuovo film di Jim Sheridan, “Brothers”, è una storia senza ritorno.
La guerra, quella amara, crudele, cruda, quella dell’Afganistan, “Endurance Freedom”; la guerra, quella ancora più truce che ogni uomo perso combatte contro di sé; i dissidi di una famiglia disfunzionale che ricadono nella vita dei suoi stessi componenti e in quella dei loro discendenti a distanza di decenni; l’attrazione proibita tra i superstiti, tra quelli che rimasti in vita vorrebbero essere morti e che tornano a vivere grazie a quel poco che c’è, a quel che si trova, una nuova credibilità da un lato, un sopravvivere non più meramente esistenziale dall’altro.
Questo è quello che l’irlandese Sheridan, già regista de “Il mio piede sinistro” e de “Nel nome del padre”, mette sul piatto, un piatto ricco, indubbiamente, perfino un po’ troppo saturo.
Una famiglia, quella del capitano dei Marines Sam Cahill, già in nuce maledetta: Sam, bravo figlio di famiglia, protegge il fratello minore galeotto da se stesso e dalla vibrante disapprovazione del padre, anche contro il volere della moglie, giovane donna, madre di due bambine piccole che quasi non vuol far entrare la devianza, rappresentata dall’inquieto cognato, nell’alveo della sua famiglia sacrata.
Non sa Grace, una convincente Natalie Portman, che il germe del male è ben più vicino di ciò che le appare: è nel venerato suocero Hank (Sam Shepard), militare in passato violento con la sua stessa famiglia perché turbato dai tremendi trascorsi in Vietnam e ancora di più nel suo stesso amato marito Sam, un Tobey Maguire che cresce vorticosamente ad ogni interpretazione.
Sarà infatti proprio Sam, capitano valoroso, fratello modello, padre affettuoso, marito dedito, a fare un viaggio dolorosissimo in sé, nella guerra, nelle sue basezze, perdendo una parte irrinunciabile della sua persona: l’umanità.
Giocato sul doppio piano della prigionia e della morte apparente del capitano Cahill in Afganistan e su quello della vita che procede come può, come sa, in quella profonda provincia americana, in cui le famiglie dei soldati sono la maggioranza, “Brothers” prosegue in un racconto senza soluzione di continuità ma scisso tra questi due piani solo apparentemente inconciliabili.
E così alla casa rinnovata dalle mani di un uomo nuovo – un Jake Gyllenhaal in ottima forma fisica ed attoriale – che trova il riscatto per i propri gravi errori nel doversi prendere cura della famiglia oramai orfana del fratello, fa riscontro un Afganistan fatto di signori della guerra spietati che violano la loro stessa terra e i loro stessi bambini, aggredendo senza sosta e turbamento i due prigionieri americani, il capitano Cahill, appunto, e uno dei suoi uomini, un ragazzo di appena 22 anni.
Ed in questo inferno il capitano Cahill perde tutto, non resiste, vende se stesso, risultando, ovviamente, derelitto alla prima occasione.
Tornato a casa proietta la sua totale follia su tutto e in tutti.
Negli occhi spaventati della figlia maggiore che subito riconosce l’alienità del padre; nel cuore ferito della moglie Grace che, nonostante tutto non aveva saputo cedere, non aveva voluto cedere; nel disprezzo urlato contro un fratello che aveva scelto di seguire la sua parola. Il capitano Cahill diventa una versione deteriore del padre, forse perché l’Afganistan è una versione deteriore del Vietnam.
Remake di un recente film della regista Susanne Bier, “Non desiderare la donna d’altri”, ampiamente rimaneggiato dal regista e dallo sceneggiatore David Benioff, “Brothers” non si può dire sia un film malvagio, ma neppure lo si può chiamare capolavoro.
Intrappolato in scene e costrutti fortissimi non riesce a d emozionare fino in fondo, pur realizzando due immagini che sono un pugno nello stomaco e che, nella mente oramai lapsa del capitano interpretato dal bravissimo Tobey Maguire, quasi fanno da specchio l’una all’altra.
Eppure, “Brothers” resta un film senza ritorno, come dicevo, sospeso tra l’essere e il voler essere e del quale non si intravede, a mio giudizio, la vera reason d’etre (siamo affette da word salad noi MacGnocche. Chi non lo capisce, si leggano i commenti, è fetente! ).
Unico vero messaggio inalienabile e impagabile della pellicola quello contenuto nella sua ultima frase, pronunciata da un Cahill che piano piano riprende contatto con una verità inconfessabile, tornando in un certo senso alla luce: della guerra, comunque sia intesa, a volte si vede la fine, il difficile, è uscirne emotivamente, ritrovando l’umanità che il conflitto ha travolto con sé.
Anche se le mail mi danno una larvata anZia, soprattutto da quando anche hotmail mi funziona a ramengo e non riesco a cancellare in versione multipla (le capacità di un’aspirante MacGnoccaTeraByte: far impazzire i browser e impippare perfino le caselle mail…).
Mille e un messaggio (tra i quali spiccano quelli del mio caro, caro, caro… omissis ma il vegliardo sa che è lui, ah se lo sa!) e tante telefonate del mio Fratellino che oramai l’è dolce come il miele!
Però tra tutti il più carino è questo, sine dubio ullo, grande, grande, grande Fofi.
Fofi è un mio amico nuovo, l’ho conosciuto ad ottobre e ci siamo visti, se vogliamo, anche poco.
Fofi, Alfonso, è un uomo meraviglioso, una montagna di dolcezza, gioia, affetto ed allegria, e poi noi, beh cantiamo insieme. Ci divertiamo come i folli, cantiamo per strada, in macchina, nei locali, dai nostri amici del 991, un pub del Vomero SuperFigoMegaGiga più di me!
Con Alfonso io sto bene sempre, ovunque, quantunque.
Lui mi adora, anche se non sono altro che un mero mezzo per giungere a BonoDov (hihihihih). In pratica io che sono una disgraziata, dicevo che lui e il mitico amico del martedì al 991 uscivano con me nella speranza di sedurre il tipaccio con il quale ero quando li conobbi… che donnaccia sono!
Per la vigilia Fofi mi ha mandato ‘sto sms che mi ha davvero riempito il cuore di gioia:
“Tantissimi auguri di un simpatico e felice Natale e soprattutto… un Natale colmo di elfica armonia… perché la mia amica Daniela è l’armonia naturale. Augurissimi SFMG!!! Ti voglio e ti vorrò sempre bene. Tuo BabboAlfonso Natale.”
E quando due metri di uomo ti chiamano “princielfa” la vita non può che sorriderti, o no?
Intanto volevo aggiornarti sullo stato della tua vertenza verso… beh verso Lui.
Guarda io volevo partire giù morbida, pensavo che con un paio di raccomandate nelle quali gliene ho cantate un paio si sarebbe addivenuti a più miti consigli, si sarebbe trovato un compromesso: invece, niente!
Non mi hanno neppure risposto.
Robe de mat: anche Dio ha avvocati spregiudicati.
A sti puntissimi le intimazioni non vanno più bene, temo proprio che dovrò procedere per le vie legali. Certo controparte è impegnativa e ha molto le mani in pasta, ma insomma lo Studio Legale Bisou si farà valere, come sempre, più di sempre.
Oggi però, in realtà, non ti chiamavo per questo.
Volevo farti gli auguri e darti un bacio.
Suppongo che dopo sta nottataccia sarai particolarmente stanco, quindi non chiedo niente per me, anche perché perfino con te c’è stata qualche piccola incomprensione, però…
Ti lascio una canzone, no, per fortuna, la Clerici e quei trenta tappetti odiosi non c’entrano affatto.
Ah, ecco, se ci potessimo mettere anche un qualcosa random con la mela (puoi scegliere tra un I-pod touch, un Mac-book o un I-Mac e un I-phone 3Gs), ti metto una foto, così capisci meglio.
Allora ti saluto con questa lieta canzoncina che racchiude un po’ tutto quello che vorrei dirti.