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Del Diva, di alberghi, pizzerie e altri deliri milanesi.

Si diceva del Thylacine e di Milano.

Il Thylacine è sì nato in Australia e ivi per altro si è estinto, ma però pur stra-adorando la sua meravigliosa città, Napoli, è preso da un’enorme, tracotante, trascinante fascinazione per Milano.

Per dire, sono anche una delle poche persone a pensare che Milano sia una città proprio bella. Mi spingo a dire di più: anche romantica.

Milano è sostanzialmente, almeno per come la vedo io, una città malinconica, e l’amore è spesso malinconico, o comunque contiene sempre in sé una piccola parte di malinconia. Da che ne deduciamo, in maniera quasi aristotelica, che Milano sia una città romantica.

E fin qui mi pare che sto a dire un fracco di stronzate. Bello il criticismo autoriferito ed autoindirizzato delle gggggiovini, davvero.

Ma al di là di questo Milano mi appare una città sempre nuova; sarà che la conosco ancora poco, sarà che ogni volta mi trattengo molto meno, infinitamente meno, di quanto vorrei, ma ogni volta che le dico “goodbye, I die a little”, perché vorrei vedere ancora tanto, viverla ancora tanto, restarci for ever, ma non troppo!

Perché i Thylacini sono animali estremamente contraddittori e dunque nulla gli va bene fino in fondo e sentirebbero il dovere etico, oltreché fisico, di tornare nella loro bbbbbbella città.

Nell’ultima occasione nella quale sono stata nella città dalle cattedrali volanti (…) ho vissuto molte sympatiche esperienze: cambio dell’albergo carpiato con doppio avvitamento e trasporto di valigie. In realtà quest’ultima specializzazione va tutta imputata al povero XXX, uomo con il quale ho fatto il viaggio di andata in macchina: era lui, tessssoro, che si trascinava  - anche con un certo style (non v’è che dire i miei fidanzati erano partiti come categoria pur possidente una certa dignità, l’è che mi sono persa sul finale!), sia detto – quella specie di catafalco che io avevo ritenuto di usare come valigia.

Dopo di questo, altra esperienza che per sempre porterò nel mio corazòn è, indubbiamente, la pizza egiziana, perché in effetti come non portare (essendo a propria volta napoletano) una napoletana a mangiare una pizza nei peggiori “bar” di Corso Como?!

E poi ancora la disco, il “Diva”: quello che ci voleva dopo un rilassanterrimo viaggetto, io poi che in discoteca non ci vado mai!

Ma vi è di più, un evento karmico del quale io, peraltro, stolta,neanche mi ero risovvenuta: al Diva quella sera, ma ben potremmo definirla notte, c’era Dan (o Dean), senza Dean (o Dan) di Dean, Don, Dan!

Dio mio che tristerrima battuta, lo so!

Ma non avrete difficoltà a credermi se vi dirò che è esattamente da quando XXX mi ha detto che c’era uno degli stilisti di DSquared nel locale che non vedevo l’ora di proporvela!

Ma soprattutto il meraviglioso, incredibile tuffo nel passato – che poi passato non era – con XXX.

Lui ed io tre giorni insieme, roba che mai, in viaggio, roba che maissimo, in giro per Milano, con i suoi amici, con i miei amici, nel negozio (strabello, sia detto) della madre.

Una favola. Troppo breve.

E poi il Cenacolo di cui ho già detto. Le lunghe passeggiate da sola, lunedì mattina sotto la neve, il Bar Magenta all’improvviso, la mia amica delle borse.

Unico rimpianto il non essere riuscita a visitare nuovamente la basilica del Bramante, luogo in cui la mia anima risuonò subito ed istintivamente.

La gioia per aver trovato il nuovo albergo per i prossimi spero imminenti soggiorni: il Palazzo delle Stelline, non a caso di fronte piazza Madonna delle Grazie, la stessa Signora bella che, non so perché, ho l’impressione abbia sempre illuminato i miei soggiorni nella città che dopo Napoli io amo.

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Santa Cutie and I.

Caro Babbo Natale,

ti ricorderai di sicuro di me, son quella lì che sta curando la tua causa contro il tuo datore di lavoro.

Intanto volevo aggiornarti sullo stato della tua vertenza verso… beh verso Lui.

Guarda io volevo partire giù morbida, pensavo che con un paio di raccomandate nelle quali gliene ho cantate un paio si sarebbe addivenuti a più miti consigli, si sarebbe trovato un compromesso: invece, niente!

Non mi hanno neppure risposto.

Robe de mat: anche Dio ha avvocati spregiudicati.

A sti puntissimi le intimazioni non vanno più bene, temo proprio che dovrò procedere per le vie legali. Certo controparte è impegnativa e ha molto le mani in pasta, ma insomma lo Studio Legale Bisou si farà valere, come sempre, più di sempre.

Oggi però, in realtà, non ti chiamavo per questo.

Volevo farti gli auguri e darti un bacio.

Suppongo che dopo sta nottataccia sarai particolarmente stanco, quindi non chiedo niente per me, anche perché perfino con te c’è stata qualche piccola incomprensione, però…

Ti lascio una canzone, no, per fortuna, la Clerici e quei trenta tappetti odiosi non c’entrano affatto.

Ah, ecco, se ci potessimo mettere anche un qualcosa random con la mela (puoi scegliere tra un I-pod touch, un Mac-book o un I-Mac e un I-phone 3Gs), ti metto una foto, così capisci meglio.

Allora ti saluto con questa lieta canzoncina che racchiude un po’ tutto quello che vorrei dirti.

Un bacione e fai il bravo, veh!

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So this is Christmas…

E così Natale è arrivato, sta arrivando, è qui. Praticamente è già passato.

A Napoli fan 20 gradi ed oltre, le strade del centro, così come quelle del Vomero eran piene di gente.

Gli ultimi regali, saluti tra persone che non si vedevano da mesi e che in questi giorni si vedranno ossessivamente. La gente che conta, ma non fino a tre prima di parlare.

“E come stai bene con il nuovo taglio…”, “Ma ti sei fidanzata”, “E a casa tutto bene… “, “Io il nuovo lavoro tu ok, tu ancora a Napoli…”: frasi vuote, spesso senza alcun senso, pronunciate, del resto, senza grande voglia di farlo e con ancor minor voglia di sentire la risposta. Quanto ad ascoltarla, la risposta, che dire.

Bene, stamattina mi sono accorta che anche io, in molte occasioni, avevo questo stesso atteggiamento. E non è questo il Natale, no.

Non è la crisi e poi la fila da Fendi.

Non è il tassista che su centomila tassisti bravi, ottimi di Napoli, cerca di fotterti il doppio della corsa.

Non è un amore non amore che lo guardi e ti chiedi chi sia, fino in fondo.

Non sono i discorsi senza senso e rabbiosi.

Natale è però il tuo fratellino all’improvviso; è il tuo pollo che ami da morire; è Silviettina con i capelli corti e gli occhi neri neri; è il cappotto rosso che fa tanto bimba di Schindler’s list, ma soprattutto è  taglia quarantadue; sono Bisou e la sventolona che ha per fidanzata che sono troppo, troppo carini, anche se lui è un fucked schiavista che ti fa passare a studio anche alla vigilia; è la gioia nel cuore senza un perché; è la voglia della Messa di mezzanotte, alla quale, oltretutto, non son stata che due volte.

Natale è pensare, anzi rispondere alla domanda “ma nascerà?”, “Certo che nascerà, è già nato, è nei nostri cuori”.

Che sia così, io spero.

Questo mi auguro, questo sento.

Son chiusa per ferie, anzi no: aperta per Natale.

 
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Il Thylacine torna da Milano…

E così molti dei miei sogni si sono realizzati, non a caso è Natale.

E la morte non esiste (ogni dieci post – si sa – devo dirlo, non foss’altro che per appuntarmelo e per ricordarvelo, ma del resto io lo dimostrerò!).

Sono stata a Milano, la mia amaterrima Milano.

Da sabato a lunedì, pur essendo partita venerdì, ma queste son situazioni di contrabbando.

E nevicava, sì ha nevicato. E quando ha nevicato, all’improvviso, io ero da sola ed ero a Corso Magenta, lì mi capitano sempre le cose migliori, davvero. Mi sono sentita felice, lieta, lieve, soffice ed eterea (non ETERA, please!) come quei piccoli delicati cristalli di neve che mi cadevano dal cielo sulla testa, sulle spalle nere, tra i capelli di tre colori.

Ero felice, sì.

Perché ero a Milano e per tanti, tantissimi, altri motivi.

Primus inter pares essere stata lì con delle persone meravigliose, ognuna fondamentale a suo modo: la Nuvola, disfunzionale migliore amica di cui si legga, inter alia, qui; XXX personaggio al quale era stata dedicata sta letterina qua; un caro vecchio compagno di scuola, amico ritrovatissimo, e infine l‘Andre, uomo dubitoso, novello San Tommaso, cavia prediletta dei Tilacini in trasferta.

Ecco su Andrea vorrei soffermarmi. Oramai le persone del mio mondo virtuale che conosco fisicamente iniziano ad aumentare, persone che uscite da questo guscio, se vuoi, un po’ castrante iniziano a rivestire una certa importanza, un certo peso nella mia vita reale: ecco Andrea è stata una delle più sorprendenti. Andrea è un uomo sensibile, divertente, delicato, serio.

Un uomo cui auguro ogni bene (ed etiam una caldaia funzionante!).

Poi c’è stato il Cenacolo, e che dire di questo? Una vera meraviglia: un’esperienza più che notevole che consiglio a chiunque. Trovarsi difronte a quell’opera d’arte fa capire molto della capacità italiana, del nostro genio artistico, così come anche qualcosa di metafisico.

Mi risulta davvero difficile spiegarlo: essere davanti a quell’affresco, estremamente imponente, dà sensazioni ineffabili,riesce a proiettare idee su quei momenti incredibili, che anche una persona cresciuta nella cultura cattolica magari non aveva mai investigato. Il volto del Cristo è una perfetta effige di tutta la sua essenza divina, sovrastata, però, da una consapevole, muta, disperata umanità, che forse un po’ stenta a cedere il passo. E quella mano sinistra già volta verso il cielo, trasmette una mansuetudine, un’obbedienza, una voglia di sacrificio, una abnegazione verso le sue lapse creature (noi, gli uomini), che mi ha fatto tremare di una gioia che a Natale dovrebbe esserci sempre, come, del resto, in ogni momento, dovrebbe albergare nei nostri cuori. Sì, anche nel mio.

Una visita, quella al Cenacolo Vinciano di Piazza Santa Maria delle Grazie in Milano, che tutti dovrebbero fare. Non semplice da organizzare, però: ci si deve muovere con almeno una quarantina di giorni di anticipo.

Ma il mio breve e intenso soggiorno a Milano non è stato solo questo, è stato tanto, tanto altro ancora che racconterò, “se avete la pazienza di seguirmi” (Neri Marcoré in versione Alberto Angela dixit), un po’ alla volta, ché ora ancora le voglio tenere con me, le mie gioie, le mie contraddizioni, la mia disperazione occasionale.

Sì, la bastarda mi raggiunge anche lì.

Ma sono attimi, momenti: del resto, noi tifiamo Napoli tiè!

Ps: e qui va fatta una puntualizzazione. Io in effetti ho pensato molto a lui, volevo chiamarlo, assaje. E non lo ho fatto. Perché? Perché era la cosa giusta, perché andava non fatto, perché so riconoscere il mio bene, sempre. Anche quando fa male. Davanti ai Navigli, a P.zza Cadorna, al Bar Magenta, alla Stazione Centrale, al Libraccio. Sì, faceva male spesso il mio bene. Sì, fai ancora un po’ di male tu, Ragazzino.

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O. ma anche S., da tre gg sei Avv.

I Thylacini, ma anche le tigrotte, ma anche tutte coloro le quali abbiano due blog, i capelli e gli occhi cangianti e siano sì SuperFigheMegaGighe ma anche MacGnoccheTeraByte, insomma chiunque risponda a codeste categorie molto inflazionate, hanno una grossa capacità di affezionarsi, grossa, grossissima, talvolta un po’ imbarazzante perfino, spesso inutile, a volte dannosa.

Epperò c’è.

E ce la teniamo, “nessuno può tirar fuori dal suo angolo di dolore tigrotto un Thylacine” mi pare lo dicesse anche il compianto Patrick Swayze.

Ma in questo amore cosmico, karmico, panteistico, omnidiretto, spiccano alcune persone. Tra queste beh direi che O. ma anche S., fratello magg… minore di Bisou, se la comanda into ‘ò ragu, polpetta!

O. ma anche S. è un ragazzo bello come un angelo, ma questo non rileva ai fini della presente discettazione. Ok, è bello che levati ma non è questa la sua forza. La sua forza sono le sue mille qualità e anche “i suoi dolcissimi difetti” che alle volte vorresti di cuore sbatterlo contro il muro, ma con forza eh, con rabbia, eh, con disappunto, eh.

Però i suoi difetti son meno importanti delle sue qualità che ai miei occhi non sono quelle o forse, per meglio dire, non sono solo quelle che lui stesso si riconosce.

Lui spesso parla di tenacia, di coerenza, virtù che, indubbiamente, possiede, ma io amo di più di lui il nitore, la pulizia morale che può però sfociare in una certa rigidità; lui crede che la sua peculiare forza sia, per l’appunto nella forza, io penso invece che sia meraviglioso quando è scoperto, fragile, perché tutti noi lo siamo e lo dobbiamo essere.

Quando esce dagli schemi della vittoria e della perdita, schemi troppo schematici per una tragedia come la vita, beh è una delle persone più piacevoli che io abbia mai visto.

Beh sto signore qui, pochi giorni fa è diventato Avv.

E visto che alla fine della fiera noi ci siam meglio visti proprio in sede d’esame, come dire… oggi son più fiera di lui, anche se nella carta intestata già da un giorno prima io scrivevo Avvocato O. ma anche S.

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Ma anche per chi si chiede cosa ne abbia pensato Bisou del w.e. della Piri indaco.

Piri indaco e avv Bisou

 
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“Eh, se non ti perdi…”

Posted by SuperFigaMegaGiga on Nov 5, 2009 in lieti conversari, studio legale bisou

Queste icastiche parole furon dette da un noto, plenipotenziario, eminente, imminente, affascinantissimo (ok, dai facciamo sympa!) avvocato del Foro di Napoli. L’Avv. Bisou.

Quello che se io fossi una vera praticante e non una praticamente avvocata, ossia una grigia creatura a cui la natura e il diritto e anche il diritto naturale (fai vedere che abbondiamo), han tolto tutto, financo la dignità^, verrebbe detto il mio Dominus.

Ma, poiché null’altro sono se non una persona – par brutto dirlo su delle intonse paginette web – bocciata all’esame di stato; quell’elegante cimento che si svolge annualmente alla Mostra d’oltremare per fregiarsi dello scomodo titolo d’avvocato ed esercitare, nel mio topic, a Napoli.

Roba che io, ogni volta che mi chiamano avvocato, cosa che poi vi giuro solo a me succede, eh, praticamente a 80anni vedo affermatissime avvocato donne (ecco non si dice avvocatesse, nu nu, nè avvocatE che avvocatA è una sola mi dicono) esser appellate “signurì” da colleghi e cancellieri, cmq dicevo quando mi chiamano avvocato, io dico sempre: “Dott.ssa, a dir lo vero” e sorrido, sì sorrido. Ma nel dubbio nel secreto dello cervello mio penso: “A soreta!”.

Cmq non parliamo di me, non parliamo di me, parliamo di lui.

L’Avv. Bisou è essere assai singolare. Un grifone nobile, direi.

Anzi quando voglio lusingarlo così lo chiamo. Gli ho pure descritto la scena in cui Harry Potter “lo conosce a Fierobecco”, lo ho pure esagerata un po’: il grifone l’ho fatto slanciato e con tantissimi capelli, tanto che ce frega è gratis, e lui, poi,  HP non lo vede!

Quando è cattivo, sempre, lo chiamo Amistad; quando è dddddolce, per l’appunto Bisou, lui mi chiama Zouzou che poi sarebbe bacetti a la parisienne (me lo ha insegnato ZoVy – di cui abbiamo una diapositiva –  me lo ha insegnato!); quando sono incazzaterrima con lui “Avvocato e parte il nome per esteso”.

Insomma egli ha più nomi dello dimonio, ha più nomi di suo fratello. Il quale sarà ivi, ibidem e ad oltranza detto O.S. (che non sta per O Strunz, ma per Occhi Scintillanti, ecco mai fidarsi dei belli, mai!).

Bene con codesta, l’avv Bisou dico, creatura, la Vs blogger preferita, ditemi che lo sono ditemi che lo sono, ha appena avuto una surreale conservazione ops conversazione.

In tal consesso telefonico, l’uomo che per 4h non rispondeva al telefono dello studio, sdegnato ha detto : “Chiaramente sono A studio oggi” - si perché lui sta A studio, non allo studio come noi altri poveri e patetici figuri – “Ti attendo, se non ti perdi.”

E tutto ciò perché io che dovevo partire da Milano alle 14.30 avendo perso cotale voiture avevo optato per le più comode 16.30 (comode un par de ciufoli), tanto il pome lavorativo era già perso, testIna, anzi Testone!

Al che la povera povera miserrima piccola fiammiferaia del diritto fa, in realtà con tragica iattanza, ma questo è bene non sottolinearlo, Bisou ha mille orecchie: “E tu non sai per le favette* tue che mi è successo…”

Ma lui, feroce, ferace, ferino giammai feLino: “No, e non lo voglio sapere!”

^scusate mi hanno informato che la dignità si perde con l’atto di iscrizione alla facoltà di Giurisprudenza, infatti non a caso tutti dicono: “Studio Legge”.

*favette: in napoletano, iattura graverrima del tipo esiziale!

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