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American Gods.

Posted by SuperFigaMegaGiga on Jan 13, 2010 in oggi ho letto

“American Gods” è un romanzo di Neil Gaiman, lo sceneggiatore, fumettista e romanziere inglese, padre di romanzi come “Coraline”, “Stardust” e “Nessun Dove”.

Famoso per la sua eclettica fantasia, Gaiman – che ha collaborato con autori fantasy del calibro di Terry Pratchett con il quale ha scritto “Buon Apocalisse a tutti – Good Omens” e con musicisti quali Alice Cooper – con “American Gods” ci regala un romanzo teso tra la narrativa e un fantasy mitologico e post-moderno davvero entusiasmante.

Edito nel 2001, il volume è stato insignito l’anno seguente del premio Hugo, riscuotendo, inoltre un planetario successo di pubblico.

La storia vede coinvolto un umano, Shadow, ex galeotto appena uscito di galera dopo tre anni, in un’incredibile guerra che si è scatenata tra le divinità presenti in America: uno schieramento vede le divinità antiche, quelle che furono trasportate in America da ogni luogo del mondo grazie alle migrazioni, volontarie e o forzose che fossero, l’altro le divinità che potremmo definire dei giorni nostri, la Televisione, i computer, la tecnologia in genere.

Shadow, dapprima giustamente scettico, si vede catapultato in un mondo che è quasi parallelo a quello della comune realtà, pur continuamente intersecandosi con quest’ultimo, e alla fine andando contro ogni logica umana, inizierà a creder fermamente in tutto quello che gli accade e a tutto ciò che le bizzose e contorte divinità che incontrerà sulla sua strada gli diranno, il tutto intervallato da scontri e incontri, con Laura, sua amatissima moglie, la quale ha però un solo unico ma notevole difetto: è morta e porta in giro il suo corpo zombesco, quasi a volersene dimenticare.

“American Gods”, al di là della storia incredibilmente trascinante e ricca di colpi di scena, è un romanzo intenso, ricco di spunti di riflessione, nascosti tra le pieghe del paradosso e della fantasia.

Confuse nell’epica lotta tra divinità, emergono continue sottotrame, piccoli racconti nei racconti, suggestive ricostruzioni mitologiche, che fanno delle oltre 500 pagine del romanzo un’avventura incredibile e da percorre sino all’ultimo rigo.

Insieme a Shadow il lettore è trasportato in una realtà non realtà, in cui quello che resta è sospeso tra il sogno e gli inganni, gli stessi a cui ogni vita umana non può dirsi esente, perché sì: in ogni parte del mondo, le divinità giocano con noi.

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In programma su questi schermi.

Gli arretrati di quello che vorrei scrivere non si contan più.

Epperò oggi, forse forse, farò una cosa che mi piace tanto.

Vedere un film, che film.

“Nel paese delle creature selvagge – Where the wild things are”, il film, tratto dall’albo del disegnatore Maurice Sendak è per la regia di Spike Jonze e la sceneggiatura dello stesso regista – famoso per avere realizzato film stimolanti come, uber alles, “Essere John Malkovich” – e lo scrittore Dave Eggers, appartenente alla migliore scuola americana, la stessa che annoverava DFW, tanto per intederci.

L’albo “Nel paese dei mostri selvaggi”, consigliatomi da Andrea credo sia una delle cose più belle che io abbia mai letto in vita mia. E io, che sono una donna fortunata, del resto se non è fortunato chi ha capito che la morte non esiste, di cose belle ne ho lette tante. Mai vista tanta tenerezza, tanta dolcezza, tanto divertimento in così poche tavole poi. Davvero, ma davvero proprio è un libro che dai 2 ai 99 anni si deve leggere. E continuare a consultare, perché beh ci trovi sempre qualcosa di nuovo, qualcosa di bello, qualcosa di grande.

Di Sendak ho letto e regalato anche un altro albo “Luca, la luna e il latte”. Anch’esso bellissimo, davvero. Ma più sofisticato, più alchemico. Quindi in un certo senso mi è piaciuto di più, ma avrebbe dovuto di meno. Sì perché la chiave della vita, signori e signore, è la semplicità.

La semplicità è la cosa più sofisticata (ma nel senso ovviamente traslato del termine) del mondo. Quella che più risulta difficile da ottenere, quella per la quale, usando la metafora di Sendak, bisogna viaggiare per anni, e anni, e anni, e lustri per miglia e miglia e miglia.

E trovare il piatto ancora bollente.

Ecco spero di ritornare con il cuore nello zucchero, so già che lo farò.

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