Io grazie al mio caro, caro, caro ma vecchio blogghe, la sempre verde gggggiovine, ho fatto un certo numero, non enorme ma considerevole, di virtu-amici.
I virtu-amici sono quelle persone che, giorno dopo giorno, leggendole, commentandole, ricevendo i loro commenti ai tuoi sfoghi, ai tuoi stati d’animo, alle tue emozioni, ti scavano un solco dentro.
E così nel mio caso è difficile ma capita, altro che se capita, può succedere che ci parli prima su messanger, poi ti scambi anche il contatto skype e non siete più trottolino galattico e superscazzola antani, ma Daniela e Riccardo, per dire, Daniela e Andrea, Daniela e Pierluigi, Daniela e Marianna, Daniela e Gabriella, Daniela (uh marò sta Daniela sempre tra i piedi ma chi cazzo è, me lo dite voi!!!) e Francesca, Daniela e Marina, Daniela e Daniele (x2), Daniela e Barbara, Daniela e Luca e Daniela e Antonio etc, etc, etc, anzi et aliae personae.
E poi magari la chat non basta più. E allora iniziano telefonate, alcune brevi ma intense, altre lungherrime e costanti, altre lungherrime ma dilatate nel tempo per i tragici reciproci e pressanti impegni.
Ecco, io allo step successivo della conoscenza fisica sono arrivata in casi molto rari: sono una persona pavida, il mio moguro benedetto lo è ancora più di me. In sostanza siamo lietamente speranzose che nella vita qualcuno mi faccia a pezzettini sottili, sottili come la Simmenthal e, quando, poco più che un anno fa iniziò la mia avventura in internet, beh eravamo entrambe serene che di sicuro dalla rete sarebbe giunta la mia morte.
Con queste premesse, vedete bene che non era molto semplice né facile emotivamente fare molte conoscenze “materiali”. Ma poiché anche i baluba di internet, quali mia madre ed io sicuramente eravamo – ed, in un certo senso, ancora siamo – hanno oramai capito che il web 2.0 è tutt’altro che il web di tanti anni fa (e, above all, che i pazzi girano per strada, solo una piccolissima percentuale si chiude in casa, ahinoi, davanti al pc), nell’ultimo mese ho conosciuto personalmente 5 persone fantastiche e per me importantissime: Antonio, Luca, Riccardo, Daniele e Marina.
Con quest’ultima in particolare, ho legato tantissimo. L’ho vista solo una volta anche se è qui nella mia bbbbbella città, ma la sento vicinissima sebbene sia una delle persone con le quali ho stretto da meno tempo.
Poi mi mancano l’altro Daniele, Andrea (che vedrò il 20.12.2009 alle ore 16 mio caro: uomo avvisato) e soprattutto Gabriella e Marianna per raggiungere la più completa felicità.
Eppure, credetemi, certi rapporti sono speciali e intimi anche guardandosi attraverso una webcam: prodigi di internet.
Ecco a me nessuna persona a shockato fisicamente (beh in realtà una sì…), mi hanno però rubato il cuore tutte, tutte, tutte.
Tutto questo per dire poi cosa, boh, bel post eh!
Ciao!
Ahahahahahah ma no Broccious scherzo!
Allora Fabrizio Reale è un nuovo blogger. Il suo blog ha aperto alla fine dell’estate.
Il suo è un blog bello, intenso anche se essenziale, fatto di bellissime immagini per le quali ha una sensibilità tutta particolare; è un inno d’amore per la nostra meravigliosa città; è un piccolo “portale” – questo, ovviamente, al momento è più che altro un augurio – in cui si trovano informazioni utili per chi vive Napoli, Sorrento, la Penisola Sorrentina, per chi ama il cinema e la famiglia.
Ecco il suo è un bel blog, davvero.
Mi piace perché mi piace lui. E lui mi piace perché è un mio amico da tanto, tantissimo tempo.
La nostra storia la racconto qui. E dunque non la ripeto, ma voglio fare un’altra e nuova considerazione: ecco io grazie al blog e grazie alle chat ho scoperto cose di una persona che pure conoscevo così tanto bene – conoscendone la famiglia di origine e quella giovane ma già meravigliosa che si è creato con una donna bella e dolce come lui – che io ecco non sospettavo neppure.
Ecco viva il web partecipativo, allora.
Ed evviva pocacola che non c’entra niente ma lo devo dire (è un imperativo categorico di matrice kantiana) ogni dieci post!
Togliendo gli scherzi vorrei segnalarvi una delle ottime recensioni di Fabroccio (questo è il nome con il quale noi tutti amici storici lo abbiamo sempre chiamato, chiamatelo così anche voi, vedrete che non gli dispiacerà. Se vi querela ricordatevi di chi vi vuol bene): quella relativa all’ultimissimo film della Disney realizzato in 3D.
Una versione intrigantissima di “A Christmas Carrol”, ispirato alla celeberrima novella di Charles Dickens.
Leggete e come direbbe Francesco Facchinetti: andiamo a vedere il buon cinema americano nelle sale. Senza mai, mai, mai, scaricarlo da quel brutto mulo!
La pirateria uccide la creatività, perché non dà da mangiare agli artisti!
Ma la morte non esiste, eh?!
L’abbiam detto, vero.
Insomma è la nostra certezza, no?
Ok, allora che ce ne frega.
Cmq grande Elisa, grande Elisa che torna dopo una svolta personale, un figlio, con una svolta professionale, un nuovo album.
L’album, “Heart”, uscito il 13 novembre, è stato preceduto dall’uscita su I-tunes del singolo “Ti vorrei sollevare”, il quale in pochissimi giorni ha sbancato tutte le classifiche di “scaricaggio” legale, che ad un’etterna praticamente avvocato fa sempre piacere. La pirateria e tutto quello che va contro il diritto d’autore uccide la creatività. Uccide una fatina, potrebbe uccidere anche me! Ehi tu con il maglione viola fermo, non clickare, basta che non mi leggi più!
L’album segue e a distanza di 5 anni l’album “Pearl Days”, e l’altro album dedicato alle colonne sonore, ove si trovava anche la fortunatissima e bellissima “Eppure sentire – un senso di te”, o.s.t. di “Manuale d’amore 2″.
“Heart” è un album di inediti.
Questo è il video ufficiale per la regia di Marco Ponti.
Ospite d’eccellenza l’uomo brutto più bello della terra quello che se Marcolino Travaglio mio non si offendesse potrei anche chiamare Giuliano – in some positions – Sangiorgi.
Ma non vorrei, non vorrei affatto che Marco in each position Travaglio se ne avesse a male: rinuncerei a lui, solo per Corrado Formigli.
Ma non parliamo di me e della mia vita sessuale (che vi preannuncio a fasi alterne e tendente al disastro: la morte non esisterà, il sesso esiste ma poco!), parliamo di “Ti vorrei sollevare”, canzone bella suggestiva che è accompagnata da un video molto concettuale, a mio parere, ed elegante.
Ecco il video e il testo della bellissima nuova canzone di Elisa Toffoli, ft. Giuliano Sangiorgi dei Negroamaro (ottimo vino pugliese, sia detto), “Ti vorrei sollevare”.
Mi hai lasciato senza parole
come una primavera
e questo è un raggio di luce
un pensiero che si riempe
di te
E l’attimo in cui il sole
diventa dorato
e il cuore si fa leggero
come l’aria prima che il tempo
ci porti via
ci porti via
da qui Ti vorrei sollevare Ti vorrei consolare
Mi hai detto ti ho visto cambiare
Tu non sai più sentire
per un momento avrei voluto
che fosse vero anche soltanto
un po’
perchè ti ho sentito entrare
ma volevo sparire
e invece ti ho visto mirare
invece ti ho visto sparare
a quell’anima
che hai detto che non ho
Ti vorrei sollevare Ti vorrei consolare
Ti vorrei sollevare Ti vorrei ritrovare
Vorrei viaggiare su ali di carta con te sapere inventare
sentire il vento che soffia
e non nasconderci se ci fa spostare
quando persi sotto tante stelle
ci chiediamo cosa siamo venuti a fare
cos’è l’amore
stringiamoci più forte ancora
teniamoci vicino al cuore
Ti vorrei sollevare Ti vorrei consolare
e viaggiare su ali di carta con te
sapere inventare
sentire il vento che soffia
e non nasconderci se ci fa spostare
quando persi sotto tante stelle
ci chiediamo cosa siamo venuti a fare
cos’è l’amore
stringiamoci più forte ancora
teniamoci vicino al cuore vorrei viaggiare su ali di carta con te sapere inventare
sentire il vento che soffia
e non nasconderci se ci fa spostare
quando persi sotto tante stelle
ci chiediamo cosa siamo venuti a fare
cos’è l’amore
stringiamoci più forte ancora
Io ho i prozii più cedui della terra, muoiono a doppiette.
Muoiono in continuazione.
E ok, che eran forse mille fratelli e sorelle, il mi nonno l’era il più grande, l’era, infatti ei morì quando avevo forse 7 anni – il primo uomo per il quale ero una donna, un pazzo fobico, l’uomo più dolce della terra -; e ok che il più giovane oramai ha oltre 80 anni, ecco forse più che altro quasi 90; e va bene che il nero mi sta bene, ma bene, bene, bene.
… però, ecco con la morte di papà io avevo pensato, anzi l’avevo proprio detto: ora al club degli estinti carissimi son chiuse le iscrizioni, non si muore più!
E diamine: qui mi morite tutti!!!!
Noiosi siete! Sì anche tu esimio lettore con il maglione beige, guarda che quella faccina lì non è segno di salute, sallo!
Cmq, insomma qui si muore, si muore sempre.
E chi va, va via, alle volte forse pure serenamente. E, porcaccia la miseria, chi rimane piange, piange tanto.
Oggi piangeva il più caro cugino di mio padre, il figlio e la nipotina non piangeva, la mia cuginetta carissima, mi ricordo quando nacque anche se ha solo nove anni meno di me. Non piangeva perchè quando morì mio papà, la mia migliore amica, la mia sorella, l’Unica Sys, noterrima piagnona, non piangeva.
Davanti al vero dolore di chi veramente ami non si piange mai.
Che palle però… a sti funeralacci, si parla sempre di mio padre, manco fosse morto tante volte. Una e buona morì. Perché parlarne sempre. Io preferisco ricordarlo mentre rideva come un pazzo, o piangeva, o s’incazzava o cmq insomma respirava, che diamine!
Trovo sia molto carino vedere le persone respirare.
Oggi comunque davanti alla Madonna del Soccorso io non ho pianto, un altro adparatos è andato, lui sta meglio di certo, è con la moglie (donna intelligentissima, andata pria non a caso) a non so quanti fratelli adparati anche loro, e a quel nipote, Sergio, di cui tutti continuano a parlare.
We, ma sarò forse io che sento sempre parlare di lui anche quando poco poco si parlasse di me?!
Neanche lui, l’ha visto così tante volte e l’ha trovato così geniale.
E considerando la sua prosopopea non vuol dire poco, no, no.
Ebbene sì, sono una chimera, non son più un Thylacine.
Sono l’unico essere vivente (sono the “Thylacine who buys the tickets”, numerosi biglietti) che abbia visto, non una, tampoco due ma ben tre – e spero sia il numero perfetto – volte “Whatever works – Basta che funzioni”, l’ultimo, thanking God, geniale film di Woody Allen.
La prima volta lo vidi con convinzionissima: lo volevo vedere proprio io, anche se non l’avevo proposto. Il Thylacine è fiero e mansueto. Fu una serata molto carina, oltretutto ero con l’Unica Sys e con un amico brasaterrimo già di suo, ora folle fobico perché sta per affrontare un cimento assurdo, l’orale per magistratura.
Poi lo vidi esaltata, dopo circa un mesetto. Non con una ma con due mamme. Dovete sapere che oltre allo “squallido moguro”, la cara, cara, cara Ego (cudu, cudu, bellina sei!) ha un’altra mamma ancora, Mammabis. Le due furono esaltate, io entusiasta e acchiappammo una coppia di signori vicino a noi, cui diedi un prontuario di film da vedere.
La terza volta, beh, a distanza di altre tre settimane, forse, forse avrei evitato, eppure c’era ZoVy e se ZoVy chiama la Tigrotta (sì, a tempo perso sono anche una Tigrotta) risponde.
E così, indossate le nobili vesti di MacGnoccaTeraByte (robe che non posso spiegarvi senza supporti mediali) son andata al cinema “Filangieri” dove già mi ritengon matta, ma non perché abbia visto tale film tre volte, mi sa che non se ne siano accorti, Thanking Jesus, quanto piuttosto per le mie reazioni mentre I’m staring at le pellicole: rido, piango, mi do la testa nel muro e sempre un attimo pria degli altri.
Ci sarà una risposta al perché nella mia amaterrima Milano mi mandassero tutti a P.zza Baracc(on)a?! Io proprio non l’immagino…
Cmq per una mini recensione del sempre valevole film di Allen, che io vi consiglio di vedere davvero almeno due volte per i serratissimi tempi di battute e reazione, vi rimando qui.
Ah che bel blog che è quello al quale vi mando!!! Ve c’hanno mai mandato ad un blogghe così??
Cosa vuol dire scappare di casa alle soglie dei trent’anni per andare tre giorni a Milano.
Intanto ovvio che io non sia scappata, chiaramente. Le brave bambine non le fanno ste robe qui, a 28 anni scappare è un po’ ridicoletto, suvvia (cosa? dite che io son ridicoletta?! e che diamine, però, voi altri che ne sapete!), le mogure – che poi sarebbero i volitivi e austroungarici genitori di sesso femminile (e dire che sarebbe quello giusto, MALEDIZIONE!) – ove piantate in (n)Asso non chiamano settimila “caffé” in 75 ore.
Quindi no, non sono scappata.
Quindi sì, vi ho fatto perder tempo perché non lo so cosa vuol dire scappare alle soglie dei trent’anni per andare a Milano. Anche perché, a dirla tutterrima, non son scappata di casa, anche perché con tutte quelle valigie, beh mica potevo andare via alla chetichella no?!
Comunque andare a Milano da sola soletta è stato per me liberatorio, molto.
Probabilmente è stata una delle cose migliori che abbia fatto per me stessa (uh che bella persona me stessa, mo che la trovo ve la presento, eh!). E, thanking D(io), io di cose buone per me stessa negli ultimi tempi, cinque anni direi, ne faccio tante, tante.
Epperò buona come prender su un treno, una Freccia Rossa, I suppose, e andar via, ebbé mi mancava.
Andata a trovare la Nuvola sugno.
Andata a cercare l’UOMO con la lanterna pure, ma vestita di tutto punto a dir lo vero, altro che botte, a Diogene!
Andata a far shopping ecchetelodicoaffare.
Andata a parlare di questo nuovo progetto multimedialO che ho caro, caro, caro, caro. Abbiatelo caro anche Voi bbbbbbbbbelli, e Linkatemi e commentatemi copiosi.
Quello che ho trovato pur conoscendola una minima la gran Milàn, e pur essendo una città della quale avevo molto sentito parlare, beh non me lo aspettavo proprio, no, no.
Posso solo anticipare, giornalisticamente funge, ah se funge la tecnica dell’ingolosimento, che io agnostica (nessuno è perfetto) ho in tasca il numero della Curia, posso solo dire che già posso distruggere due ristorantini (e io adoro portare la morte, la peste e la carestia, ero comunista e talmente fuori moda che ballavo… il charlestone), posso solo dire che ho una borsa e un porta sbarabaus meravigliosi.