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	<title>cherchez la Superfigamegagiga &#187; lo so mi atteggio tanto ma non so una mentula</title>
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	<description>un progetto senza senso, quindi con molto senso. by Prophet-U</description>
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		<title>Tris di donne e abiti nuziali.</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 08:36:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SuperFigaMegaGiga</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di quello che sarebbe l&#8217;uomo senza qualità se Musil non rinascesse solo per morire di nuovo, dopo aver tirato seco un certo regista che, tempo fa, veniva da Napoli. Queste erano le premesse. Questa è l&#8217;intervista che movieplayer.it realizzava al regista Vincenzo Terracciano e agli attori del suo ultimo film, &#8220;Tris di donne e abiti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Di quello che sarebbe l&#8217;uomo senza qualità se Musil non rinascesse solo per morire di nuovo, dopo aver tirato seco un certo regista che, tempo fa, veniva da Napoli.</em></strong></p>
<p><a href="http://www.movieplayer.it/articoli/06107/terracciano-e-castellitto-a-venezia-con-tris-di-donne-e-abiti-nuziali/">Queste</a> erano le premesse.</p>
<p>Questa è l&#8217;intervista che movieplayer.it realizzava al regista Vincenzo Terracciano e agli attori del suo ultimo film, &#8220;Tris di donne e abiti nuziali&#8221;, a ridosso della sua presentazione al Festival del Cinema di Venezia di quest&#8217;anno.</p>
<p>Il film è stato presentato nella sezione &#8220;Orizzonti&#8221;.</p>
<p>Il film è un film inutile.</p>
<p>Avverto gli astanti che queste saranno righe ad alto tasso di &#8220;livorosità&#8221;.</p>
<p>Poche cose ho visto inutili, senza un ben che minimo senso, senza un filo logico, pateticamente protese a modelli (il regista cita nell&#8217;intervista che ho linkato Monicelli, Germi, io temo che, poveretto, abbia in testa addirittura De Sica e Rossellini) con i quali non ha nulla, ma proprio nulla a che fare, e in un tutto ciò irritanti come il film di Terracciano, ovviamente napoletano.</p>
<p>Perché dico ovviamente?</p>
<p>Perché solo un napoletano può essere così cattivo, così ingrato, così stolto e stolido nei confronti della sua città.</p>
<p>Terracciano poi pecca di ingenuità non solo sul piano &#8220;filmico&#8221; ma anche su quello della loquela: con candore lo dice di esser andato via da Napoli vent&#8217;anni fa e di esser tornato solo con una macchina da presa.</p>
<p>Se ne vanti pure, i risultati della sua assenza si vedono tutti nella sua pellicola, duole dirlo, piuttosto risibile e non risolta.</p>
<p>Di Napoli lui ha perso il senso, se è in buona fede, oppure gli par facile, per far clamore, cavalcare onde che altri cavalcano mettendoci la faccia e anche il cosiddetto culo; oppure, ancora, onde che i telegiornali cavalcano continuamente perché forse noi non lo sappiamo ma fa chic. E così il delitto efferato di Battipaglia è il delitto di Napoli, perché a Napoli solo camoristi, o, all&#8217;occorrenza putipù e mandolini, con abbondante pizza sia detto.</p>
<p>Ecco, l&#8217;unica riconoscenza che posso avere da spettatrice e da concittadina con Terracciano è quella di aver evitato di cadere nella macchietta napoletana: non c&#8217;è mai un&#8217;immagine grossier o caricaturale, anzi il rispetto dei luoghi, quello, se non altro quello, è rispettato anzi onorato.</p>
<p>Ma è lo spirito di Napoli ad essere vilipeso, umiliato e offeso.</p>
<p>Uso le ultime due parole, &#8220;umiliato e offeso&#8221; non a caso e con piacere: il caro Terracciano, sul piano dello &#8220;psicodramma&#8221; voleva, ovviamente a mio sommesso avviso e, probabilmente, erroneo parere, fare una versione beta de &#8220;Il giocatore&#8221; del duemila. Torni pure a giocare con le bambole.</p>
<p>Dello spirito dostoevskijano non ha niente e se è vero che alla lontanerrima se ne voleva ispirare, temo non abbia neanche digerito molto.</p>
<p>&#8220;Tris di donne e abiti nuziali&#8221; &#8211; sulla cui trama, oltre che nell&#8217;intervista linkata ad inizio post, potete trovare qualcosa anche <a href="http://www.movieplayer.it/articoli/06107/terracciano-e-castellitto-a-venezia-con-tris-di-donne-e-abiti-nuziali/">qui</a> nell&#8217;ottimo sito mymovies che sempre mi guida nelle mie modeste critiche ma anche, talvolta, nella scelta del film - è un film che aveva molte oppurtunità: una storia tutto sommato ben sfruttabile, una location da incanto e, uber alles, degli attori di tuono.</p>
<p>Una panoplia, o se volete un esercito, che comprende da un lato e pria di tutti un gigantesco, come sempre, Sergio Castellitto, che infatti non so come si sia prestato ad una cosa così minima; un&#8217;efficacissima Marina Gedeck, donna dall&#8217;enorme fascino; un incisivo Briguglia; una brava Raffaella Rea che poi interpreta lo spinoso ruolo dell&#8217;unica veramente salva, che permettetemi in un film fatto di tanti personaggi è un po&#8217; poco, soprattutto quando si vuole rappresentare lo spaccato di un intera città (non vorrei arrivare a pensare che più che Napoli, il regista abbia fatto confusione, rappresentando qualcosa di più endogeno); un accorato Salvatore Cantalupo, altro personaggio pur nella sua corruttela estremamente positivo; un grandissimo Paolo Calabresi, attore che io non capisco ancora come e perchè e per quale accidente del destino ancora non esca fuori.</p>
<p>Eccellente il cameo di Iaia Forte: che rappresenta una donna ipersessuata, disperata e ingorda.</p>
<p>La stessa visione che Terracciano ha di Napoli, dimenticandosi forse che sta parlando della sua terra e la terra è sempre la mamma. E la mamma mette al mondo e noi siamo sempre, sempre, sempre in parte suoi, anzi tutti suoi, come un figlio devotissimo diceva della migliore delle mamme.</p>
<p>Caro Vincenzo, mi dispiace, forse son severa, forse incompetente, ma la vedevo meglio meglio assaje &#8211; lo ricorda ancora il napoletano? -, a dirigere &#8220;Grandi Domani&#8221;.</p>
<p>Ripassi a settembre suvvia, e non dimentichi che &#8220;la mamma è la mamma&#8221; per parafrasare chi di Napoli e della vita in genere aveva capito qualcosa.</p>
<p>La disperazione senza riscatto, la confusione, non va mai rappresentata, a meno che non si sia Maestri.</p>
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		<title>E come sempre Andre coglie nel segno.</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 07:21:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SuperFigaMegaGiga</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Seguendo il link del suo ultimo, stranamente non pedante, commento, ho scoperto chi sia Edward Gorey (e gli abissi della mia ignoranza).</p>
<p>Gorey, nato in nel 1925 a Chicago e morto nel 2000, è stato un grande illustratore nonché scrittore di libri dal gusto umoristico-macabro. Famoso per il suo amore per i gatti &#8211; scrisse un libro intitolato &#8220;Cat-egory&#8221;, improvvidamente tradotto in italiano &#8220;Gattegoria&#8221; &#8211; e per quello per la luna (della quale oggi Google ci ricorda l&#8217;anniversario della scoperta dell&#8217;acqua; tra poco scopriranno la presenza dei senni dei Thylacine, I&#8217;m quite sure of), Gorey è un grandissimo illustratore che ha ispirato moltissimi artisti, tra i quali parrebbe anche il genio visionario di Tim Burton.</p>
<p>Dovete sapere, ma sarà anche evidente quando monterò la mia grafica, che io venero Tim Burton , la sua creatività, la sua dolcezza e anche sua moglie la grandissima Helena Boham Carter. La venero al punto  che vorrei essere tanto io; non a caso  mi esaltava l&#8217;idea di travestirmi da Beatrix Lestrange per quest&#8217;ultimo Halloween, l0 stesso nel quale, poi con un &#8220;grande salto&#8221; sono andata a Milano, senza molto senso, quindi come cita il mio header con moltissimo senso.</p>
<p>In ogni caso, per saperne di più su Gorey ho idea che ne riparlerò vi rimando per il momento <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Edward_Gorey">qui </a>e <a href="http://www.lunaea.com/words/gorey/">qui</a>.</p>
<p>Ok, sono in inglese ma &#8220;English is a spoken and living language: you have to use it!&#8221;</p>
<p>Sì, lo so, sono una stronza atomica!</p>
<p>Ma lo cosa più importante è che come al solito devo ringraziare il mio amico <a href="http://403.splinder.com">Andre</a>.</p>
<p><a href="http://www.lunaea.com/words/gorey/"><img class="aligncenter size-full wp-image-100" title="gorey" src="http://www.inmediotasres.com/wp-content/uploads/2009/11/gorey.jpg" alt="gorey" width="394" height="316" /></a></p>
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		<title>In programma su questi schermi.</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 08:06:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli arretrati di quello che vorrei scrivere non si contan più. Epperò oggi, forse forse, farò una cosa che mi piace tanto. Vedere un film, che film. &#8220;Nel paese delle creature selvagge &#8211; Where the wild things are&#8221;, il film, tratto dall&#8217;albo del disegnatore Maurice Sendak è per la regia di Spike Jonze e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli arretrati di quello che vorrei scrivere non si contan più.</p>
<p>Epperò oggi, forse forse, farò una cosa che mi piace tanto.</p>
<p>Vedere un film, che film.</p>
<p>&#8220;Nel paese delle creature selvagge &#8211; Where the wild things are&#8221;, il film, tratto dall&#8217;albo del disegnatore Maurice Sendak è per la regia di Spike Jonze e la sceneggiatura dello stesso regista &#8211; famoso per avere realizzato film stimolanti come, uber alles, &#8220;Essere John Malkovich&#8221; &#8211; e lo scrittore Dave Eggers, appartenente alla migliore scuola americana, la stessa che annoverava DFW, tanto per intederci.</p>
<p>L&#8217;albo &#8220;Nel paese dei mostri selvaggi&#8221;, consigliatomi da <a href="http://403.splinder.com">Andrea</a> credo sia una delle cose più belle che io abbia mai letto in vita mia. E io, che sono una donna fortunata, del resto se non è fortunato chi ha capito che la morte non esiste, di cose belle ne ho lette tante. Mai vista tanta tenerezza, tanta dolcezza, tanto divertimento in così poche tavole poi. Davvero, ma davvero proprio è un libro che dai 2 ai 99 anni si deve leggere. E continuare a consultare, perché beh ci trovi sempre qualcosa di nuovo, qualcosa di bello, qualcosa di grande.</p>
<p>Di Sendak ho letto e regalato anche un altro albo &#8220;Luca, la luna e il latte&#8221;. Anch&#8217;esso bellissimo, davvero. Ma più sofisticato, più alchemico. Quindi in un certo senso mi è piaciuto di più, ma avrebbe dovuto di meno. Sì perché la chiave della vita, signori e signore, è la semplicità.</p>
<p>La semplicità è la cosa più sofisticata (ma nel senso ovviamente traslato del termine) del mondo. Quella che più risulta difficile da ottenere, quella per la quale, usando la metafora di Sendak, bisogna viaggiare per anni, e anni, e anni, e lustri per miglia e miglia e miglia.</p>
<p>E trovare il piatto ancora bollente.</p>
<p>Ecco spero di ritornare con il cuore nello zucchero, so già che lo farò.</p>
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		<title>Amenàbar perché ti perseguitano?</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 21:47:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non avevo seguito molto, essendo fuori dal mondo, come tutti i professori sono invece fuori dal tempo, ma pare che si stia scatenando una certa querelle, e di un certo peso, sulla possibilità di proiettare in Italia l&#8217;ultimo film di Alejandro Amenàbar. Il regista spagnolo, nato a Santiago del Cile nel 1972 &#8211;  portato al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Non avevo seguito molto, essendo fuori dal mondo, come tutti i professori sono invece fuori dal tempo, ma pare che si stia scatenando una certa <strong><em>querelle<span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;">,</span></span> </em><span style="font-weight: normal;">e di un certo peso,</span></strong> sulla possibilità di proiettare in Italia <strong>l&#8217;ultimo film di Alejandro Amenàbar</strong>.</p>
<p style="text-align: left;">Il regista spagnolo, nato a Santiago del Cile nel 1972 &#8211;  portato al successo dalla co-produzione del grande Pedro Almodòvar &#8211; ha firmato un biopic dedicato a <strong><em>Hypathia di Alessandria</em></strong>, <em>&#8220;Agorà&#8221;</em>, un film che trattando di mille temi ed essendo fortemente femminista, comunque a parere di certa critica spinge eccessivamente e  in senso negativo sul comportamento delle comunità protocristiane.</p>
<p style="text-align: left;">Di quelle comunità che avendo preso finalmente e definitivamente potere, a distanza di oltre un secolo e mezzo <strong>dall&#8217;Editto di Costantino</strong>, applicavano alle altre religioni e, soprattutto alle recrudescenze del paganesimo, ciò che fino a pochi anni prima avevano patito in prima persona.</p>
<p style="text-align: left;">Infatti nella pellicola, ambientata nel IV sec d.C., ciò che tra le mille altre cose emerge, almeno da quanto detto dalla critica dopo la visione a Cannes, &#8211;  non pochi hanno definito il film un po&#8217; &#8220;baraccone&#8221; e sovraccarico &#8211; è una visione della prime comunità cristiane dotate di potere come altamente lesive della libertà altrui e della sete di cultura o comunque dell&#8217;amore per la sapienza: mi pare di capire che il film getterebbe addirittura sui i Cristiani la responsabilità dell&#8217;incendio della biblioteca di Alessandria.</p>
<p style="text-align: left;">Ad ogni buon conto, visto che stiamo parlando di un film di Amenàbar, un regista diciamolo di un certo peso &#8211; premio Oscar con un film bello e dolente come il <strong>&#8220;Mare dentro&#8221; &#8211; </strong>il quale ci regala anche in questo caso una pellicola complessa<strong> </strong>su di un tema poco conosciuto, quale la vita di una delle più grandi sapienti di sesso femminili della storia, (l&#8217;astrologa e matematica, filosofa di chiara fama) quella Ipazia, martire della scienza, la cui vicenda è, purtroppo, ancora misconosciuta, forse, allora, sarebbe d&#8217;uopo dare al film ed ad Amenàbar una chance in più, anzi una chance tout court. E anche nella nostra povera patria.</p>
<p style="text-align: left;">Il fatto che la sua uccisione sia stata demandata da un cristiano, per altro poi canonizzato, il vescovo Cirillo, come si dice, sia vero o meno, non rileva, né credo che Amenàbar (o chi per lui) si sia ripromesso di gettar luce su uno dei cosiddetti &#8220;gialli&#8221; della storia.</p>
<p style="text-align: left;">Credo che un film di questo livello, almeno sulla carta, un film che altrove, Francia e Spagna, in attesa dell&#8217;uscita al box-office U.S.A., sta mietendo successi &#8211; e considerevoli -, beh almeno debba trovare distribuzione nel nostro paese.</p>
<p style="text-align: left;">Forse Hypathia, interpretata da una bellissima Rachel Weisz, era un simbolo troppo laico, era troppo intelligente per l&#8217;epoca, era troppo se stessa, non so.</p>
<p style="text-align: left;">Non lo so davvero.</p>
<p style="text-align: left;">Resta perfino probabile che il film del regista spagnolo sia davvero astrusamente e assurdamente anticlericale, ma dobbiamo vederlo e poi criticarlo, vietarlo mai.</p>
<p style="text-align: left;">I film, i libri, le opere d&#8217;arte si sono negate e vietate in periodi estremamente bui. Io non credo e non voglio credere che questo sia un periodo buio.</p>
<p style="text-align: left;">E poi ecco, sebbene sia vero che chi giace si dà e ci dia pace, io non vorrei che Ipazia fosse torturata e offesa ancora una volta.</p>
<p style="text-align: left;">Uccisa no, buona la prima anche per lei.</p>
<p style="text-align: left;">Son sedici secoli che è eterna.</p>
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		<title>Ma quando arriva sto fascio imperiale di fiori?!</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 07:58:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Neanche lui. Ne sono certa. Neanche lui, l&#8217;ha visto così tante volte e l&#8217;ha trovato così geniale. E considerando la sua prosopopea non vuol dire poco, no, no. Ebbene sì, sono una chimera, non son più un Thylacine. Sono l&#8217;unico essere vivente (sono the &#8220;Thylacine who buys the tickets&#8221;, numerosi biglietti) che abbia visto, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Neanche lui.</p>
<p style="text-align: left;">Ne sono certa.</p>
<p style="text-align: left;">Neanche lui, l&#8217;ha visto così tante volte e l&#8217;ha trovato così geniale.</p>
<p style="text-align: left;">E considerando la sua prosopopea non vuol dire poco, no, no.</p>
<p style="text-align: left;">Ebbene sì, sono una chimera, non son più un Thylacine.</p>
<p style="text-align: left;">Sono l&#8217;unico essere vivente (sono the &#8220;Thylacine who buys the tickets&#8221;, numerosi biglietti) che abbia visto, non una, tampoco due ma ben tre &#8211; e spero sia il numero perfetto &#8211; volte &#8220;Whatever works &#8211; Basta che funzioni&#8221;, l&#8217;ultimo, thanking God, geniale film di Woody Allen.</p>
<p style="text-align: left;">La prima volta lo vidi con convinzionissima: lo volevo vedere proprio io, anche se non l&#8217;avevo proposto. Il Thylacine è fiero e mansueto. Fu una serata molto carina, oltretutto ero con l&#8217;Unica Sys e con un amico brasaterrimo già di suo, ora folle fobico perché sta per affrontare un cimento assurdo, l&#8217;orale per magistratura.</p>
<p style="text-align: left;">Poi lo vidi esaltata, dopo circa un mesetto. Non con una ma con due mamme. Dovete sapere che oltre allo &#8220;squallido moguro&#8221;, la cara, cara, cara Ego (cudu, cudu, bellina sei!) ha un&#8217;altra mamma ancora, Mammabis. Le due furono esaltate, io entusiasta e acchiappammo una coppia di signori vicino a noi, cui diedi un prontuario di film da vedere.</p>
<p style="text-align: left;">La terza volta, beh, a distanza di altre tre settimane, forse, forse avrei evitato, eppure c&#8217;era ZoVy e se ZoVy chiama la Tigrotta (sì, a tempo perso sono anche una Tigrotta) risponde.</p>
<p style="text-align: left;">E così, indossate le nobili vesti di MacGnoccaTeraByte (robe che non posso spiegarvi senza supporti mediali) son andata al cinema &#8220;Filangieri&#8221; dove già mi ritengon matta, ma non perché abbia visto tale film tre volte, mi sa che non se ne siano accorti, Thanking Jesus, quanto piuttosto per le mie reazioni mentre I&#8217;m staring at le pellicole: rido, piango, mi do la testa nel muro e sempre un attimo pria degli altri.</p>
<p style="text-align: left;">Ci sarà una risposta al perché nella mia amaterrima Milano mi mandassero tutti a P.zza Baracc(on)a?! Io proprio non l&#8217;immagino&#8230;</p>
<p style="text-align: left;">Cmq per una mini recensione del sempre valevole film di Allen, che io vi consiglio di vedere davvero almeno due volte per i serratissimi tempi di battute e reazione, vi rimando<a href="http://unagiovinedibellespes.splinder.com/post/21355985"> qui</a>.</p>
<p style="text-align: left;">Ah che bel blog che è quello al quale vi mando!!! Ve c&#8217;hanno mai mandato ad <a href="http://unagiovinedibellespes.splinder.com">un blogghe</a> così??</p>
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		<title>Oggi Eduardo!</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 09:15:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SuperFigaMegaGiga</dc:creator>
				<category><![CDATA[but I prefer Naples]]></category>
		<category><![CDATA[cinefilia e teatrofilia]]></category>
		<category><![CDATA[grupariello]]></category>
		<category><![CDATA[lo so mi atteggio tanto ma non so una mentula]]></category>
		<category><![CDATA[maledetto il Thylacino e chi lo inventò]]></category>

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		<description><![CDATA[Bene, bene, bene. Io adoro Eduardo, amo il teatro in genere anche se lo frequento meno di quello che vorrei, potrei, dovrei. Ultimamente grazie al mio sempre venerato T-rex, voglio dire, avv. Bisou, ci sto andando più spesso, fortunatamente: tra i suoi skills c&#8217;è una grande amicitia con il Teatro Diana (il cui cartellone è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bene, bene, bene.<br />
Io adoro Eduardo, amo il teatro in genere anche se lo frequento meno di quello che  vorrei, potrei, dovrei.<br />
Ultimamente grazie <a href="http://www.inmediotasres.com/2009/11/ma-anche-per-chi-si-chiede-cosa-ne-abbia-pensato-bisou-del-w-e-della-piri-indaco/">al mio sempre venerato T-rex</a>, voglio dire, avv. Bisou, ci sto andando più spesso, fortunatamente: tra i suoi skills c&#8217;è una grande amicitia con il Teatro Diana (il cui cartellone è diventato ultimamente molto interessante). E, pertanto, in quest&#8217;anno da febbraio ho visto almeno due messeinscena interessantissime, l&#8217;una con un bonerrimo (ma vi dirò ancor più bravo Lo Cascio, &#8220;La caccia&#8221; un testo scritto ed interpretato solo da lui con installazioni multimediali, sulla falsa riga de &#8220;Le Baccanti&#8221;), l&#8217;altro, una grandissima, immensa Melato in &#8220;L&#8217;anima buona del Sezuan&#8221; un testo di Brecht da cui trarre davvero molti insegnamenti, oltre che godere della recitazione della Sig.ra Mariangela Melato intensa, bellissima, precisa e dalla dizione meravigliosa.<br />
Però nonostante io ami moltissimo le cose culturalmente sofisticate e direi che gli spettacoli che ho appena citato lo siano eccome, beh davanti ad Eduardo, per me tutti, tutti, tutti, devono recedere.<br />
E poi Eduardo, signori cari, era sofisticatissimo.<br />
Allievo diletto e diretto di Pirandello (per me uno dei capisaldi della cultura letteraria mondiale dell&#8217;Otto-Novecento), risente delle suggestioni del padre, di autori anglosassoni e gode di una sensibilità propria così spiccata che, a mio sommesso avviso, pur avendo cotali giganti alle spalle e sulle cui spalle siede, in un certo senso, se ne affranca.<br />
Ora io non voglio fare la gara a chi è più bravo, anche perché in arte non è mai questo il punto, figuriamoci in letteratura e a maggior ragione in teatro, dove, indubbiamente, una rappresentazione più ispirata dell&#8217;altra può fare la differenza, però ecco: Eduardo se non è migliore degli autori citati, beh, di certo riesce ad esserne autonomo, sviluppando una sensibilità sua propria. E io credo che affrancarsi da riferimenti talmente forti, vuoi sul piano personale (di Pirandello aveva proprio il privilegio di conoscerlo, di Scarpetta era il figlio), vuoi sul piano qualitativo (alcune frequentazioni se non altro intellettuali con il teatro dell&#8217;assurdo di matrice mittleeuropea e anglosassone), credo che autonomizzarsi da simili portati culturali senza restarne schiacciati, beh sia tipico del genio.<br />
Anzi direi tipico del napoletano; mi spiego perché non voglio sembrare stolidamente campanilista.<br />
Non lo sono, non voglio apparirlo.<br />
Vivere a Napoli, ora come allora, Eduardo visse personalmente gli anni della Seconda Guerra Mondiale e i suoi tragici strascichi, significava e significa qualcosa.<br />
E così come ora di città noi napoletani ne abbiamo mille e tutte diverse e tutte a loro modo insidiose, così un giovane ragazzo dell&#8217;epoca doveva raffrontarsi con mille difficoltà.<br />
Questa circostanza credo abbia molto influito sul De Filippo autore e attore, dopo ovviamente che sull&#8217;Eduardo uomo.<br />
Anzi probabilmente il corretto nesso di &#8220;causalità&#8221; &#8220;casualità&#8221; sia questo: l&#8217;uomo ne rimase così turbato che le pur bellisime parole lette, sentite, osservate dai libri non ne poterono mai violare la sua vena creativa.<br />
E questa vena creativa ha un nome, Napoli.<br />
Il posto più bello al mondo, per un napoletano, per essere artisti.<br />
Rimandando a domani per una piccola analisi della bellissima opera che vedrò, manco a farlo apposta la mia preferita, &#8220;Filomena Marturano&#8221;, in cartellone  -con la grande Lina Sastri e Luca De Filippo che se non fosse figlio di cotanto padre tutti venereremmo &#8211; al Teatro Augusteo di Napoli; voglio però linkarvi un post di un amico, un amico vero, in carne ed ossa e d&#8217;annata (anche dannato se è per questo), Fabrizio Reale.<br />
Bene sul suo <a title="grosso broccious" href="http://laboratorionapoletano.blogspot.com">blog</a> l&#8217;altro giorno ha pubblicato un omaggio ad Eduardo De Filippo, <a title="guardate, guardate!" href="http://laboratorionapoletano.blogspot.com/2009/11/il-rito-del-caffe.html">una scena tratta da &#8220;Questi fantasmi&#8221;</a>, scena famosissima ma che per me rappresenta molto moltissimo dell&#8217;autore e attore che io amo.<br />
Ah, dimenticavo, per un assurdo giro del destino mio papà, il mio Grupariello, è sepolto a poca distanza da lui.<br />
Ovviamente lo venerava.<br />
Ma proprio da morirne.<br />
Gli piacevan pure le sue poesie che io, imbratta carte coi miei propri versi, giudico non eccellenti. Anzi nella sua baretta, chiusa esattamente 5 anni e due gg fa (è inutile che provi ad uscire, sa!), ci son due libri di Eduardo.<br />
Come vedete, la morte non esiste, lo dicevo io, no!</p>
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