Avrete capito, senza ombra di dubbio, che quando io vedo una cazzata mi esalto, me ne innamoro, rischio il collasso cardiocircolatorio per la fibrillazione.
Però devono essere cazzate di un certo tipo, mica robette.
Cazzate con costrutto, cazzate barocche o meglio ancora roccocò – per chi se lo chiedesse una cazzata roccocò è una cazzata complessa, leziosa, frustrantemente, e per ciò stesso esaltantemente, inutile.
Ebbene sì, cari topoloni grazie alla mitica applicazione che vi propongo, grazie a sta chicca che la vostra SuperFigaMegaGiga, ma sarebbe più il topic della MacGnoccaTeraByte questo, ha scovato per voi, potrete realizzare il vostro più recondito sogno (un sogno così celato che probabilmente manco sapevate di averlo, ma ce le avevate, v’o dico): realizzare una sympaticissima immagine con tutti i vostri status migliori pubblicati su faccialibro nel corso dello scorso anno!
Ora ditemi non è meraviglioso?!
Per i topoloni più esigenti poi, si apre un’altra incredibile prospettiva: oltre a poter scegliere tra una vasta proposta di fogli immagine, potrete anche scegliere a mano i vostri status preferiti, ove quelli scelti dal calcolatore non vi aggradassero!
Inutile dire che io mi sono a piene mani servita di tale opportunità, beandomi per altro di tutte le cazzate che ho scritto nel corso del 2009: anzi è stato duro e penoso scegliere quali fossero le migliori…
Si ha forse in mente un anno come quello che ho appena passato io, conclusosi, appena 16 ore fa, stesa in un letto di dolore!
Molto poco MacGnocco, il tutto.
Diciamo che il 2009 è stato un anno decisamente, decisamente, decisamente… pur la mia favella si arresta e non trova il giusto aggettivo per definirlo.
E financo il mio incessante ottimismo ha una battuta di arresto.
“Siete più bravi a fare conquiste che a stabilire relazioni” diceva il mio oroscopo della settimana in amore. Direi che ha ragione, decisamente, ma non lo limiterei semplicemente a questa settimana, no, no. E se proprio vogliamo neanche solo all’amore.
Un cupo disfattismo cosmico si sta facendo spazio nel mio corazòn e questo è male, quindi non ci pensiamo e andiamo oltre, andiamo altrove, facciamo i bravi.
Il Thylacine è sì nato in Australia e ivi per altro si è estinto, ma però pur stra-adorando la sua meravigliosa città, Napoli, è preso da un’enorme, tracotante, trascinante fascinazione per Milano.
Per dire, sono anche una delle poche persone a pensare che Milano sia una città proprio bella. Mi spingo a dire di più: anche romantica.
Milano è sostanzialmente, almeno per come la vedo io, una città malinconica, e l’amore è spesso malinconico, o comunque contiene sempre in sé una piccola parte di malinconia. Da che ne deduciamo, in maniera quasi aristotelica, che Milano sia una città romantica.
E fin qui mi pare che sto a dire un fracco di stronzate. Bello il criticismo autoriferito ed autoindirizzato delle gggggiovini, davvero.
Ma al di là di questo Milano mi appare una città sempre nuova; sarà che la conosco ancora poco, sarà che ogni volta mi trattengo molto meno, infinitamente meno, di quanto vorrei, ma ogni volta che le dico “goodbye, I die a little”, perché vorrei vedere ancora tanto, viverla ancora tanto, restarci for ever, ma non troppo!
Perché i Thylacini sono animali estremamente contraddittori e dunque nulla gli va bene fino in fondo e sentirebbero il dovere etico, oltreché fisico, di tornare nella loro bbbbbbella città.
Nell’ultima occasione nella quale sono stata nella città dalle cattedrali volanti (…) ho vissuto molte sympatiche esperienze: cambio dell’albergo carpiato con doppio avvitamento e trasporto di valigie. In realtà quest’ultima specializzazione va tutta imputata al povero XXX, uomo con il quale ho fatto il viaggio di andata in macchina: era lui, tessssoro, che si trascinava - anche con un certo style (non v’è che dire i miei fidanzati erano partiti come categoria pur possidente una certa dignità, l’è che mi sono persa sul finale!), sia detto – quella specie di catafalco che io avevo ritenuto di usare come valigia.
Dopo di questo, altra esperienza che per sempre porterò nel mio corazòn è, indubbiamente, la pizza egiziana, perché in effetti come non portare (essendo a propria volta napoletano) una napoletana a mangiare una pizza nei peggiori “bar” di Corso Como?!
E poi ancora la disco, il “Diva”: quello che ci voleva dopo un rilassanterrimo viaggetto, io poi che in discoteca non ci vado mai!
Ma vi è di più, un evento karmico del quale io, peraltro, stolta,neanche mi ero risovvenuta: al Diva quella sera, ma ben potremmo definirla notte, c’era Dan (o Dean), senza Dean (o Dan) di Dean, Don, Dan!
Dio mio che tristerrima battuta, lo so!
Ma non avrete difficoltà a credermi se vi dirò che è esattamente da quando XXX mi ha detto che c’era uno degli stilisti di DSquared nel locale che non vedevo l’ora di proporvela!
Ma soprattutto il meraviglioso, incredibile tuffo nel passato – che poi passato non era – con XXX.
Lui ed io tre giorni insieme, roba che mai, in viaggio, roba che maissimo, in giro per Milano, con i suoi amici, con i miei amici, nel negozio (strabello, sia detto) della madre.
Una favola. Troppo breve.
E poi il Cenacolo di cui ho già detto. Le lunghe passeggiate da sola, lunedì mattina sotto la neve, il Bar Magenta all’improvviso, la mia amica delle borse.
Unico rimpianto il non essere riuscita a visitare nuovamente la basilica del Bramante, luogo in cui la mia anima risuonò subito ed istintivamente.
La gioia per aver trovato il nuovo albergo per i prossimi spero imminenti soggiorni: il Palazzo delle Stelline, non a caso di fronte piazza Madonna delle Grazie, la stessa Signora bella che, non so perché, ho l’impressione abbia sempre illuminato i miei soggiorni nella città che dopo Napoli io amo.
Anche se le mail mi danno una larvata anZia, soprattutto da quando anche hotmail mi funziona a ramengo e non riesco a cancellare in versione multipla (le capacità di un’aspirante MacGnoccaTeraByte: far impazzire i browser e impippare perfino le caselle mail…).
Mille e un messaggio (tra i quali spiccano quelli del mio caro, caro, caro… omissis ma il vegliardo sa che è lui, ah se lo sa!) e tante telefonate del mio Fratellino che oramai l’è dolce come il miele!
Però tra tutti il più carino è questo, sine dubio ullo, grande, grande, grande Fofi.
Fofi è un mio amico nuovo, l’ho conosciuto ad ottobre e ci siamo visti, se vogliamo, anche poco.
Fofi, Alfonso, è un uomo meraviglioso, una montagna di dolcezza, gioia, affetto ed allegria, e poi noi, beh cantiamo insieme. Ci divertiamo come i folli, cantiamo per strada, in macchina, nei locali, dai nostri amici del 991, un pub del Vomero SuperFigoMegaGiga più di me!
Con Alfonso io sto bene sempre, ovunque, quantunque.
Lui mi adora, anche se non sono altro che un mero mezzo per giungere a BonoDov (hihihihih). In pratica io che sono una disgraziata, dicevo che lui e il mitico amico del martedì al 991 uscivano con me nella speranza di sedurre il tipaccio con il quale ero quando li conobbi… che donnaccia sono!
Per la vigilia Fofi mi ha mandato ‘sto sms che mi ha davvero riempito il cuore di gioia:
“Tantissimi auguri di un simpatico e felice Natale e soprattutto… un Natale colmo di elfica armonia… perché la mia amica Daniela è l’armonia naturale. Augurissimi SFMG!!! Ti voglio e ti vorrò sempre bene. Tuo BabboAlfonso Natale.”
E quando due metri di uomo ti chiamano “princielfa” la vita non può che sorriderti, o no?
Intanto volevo aggiornarti sullo stato della tua vertenza verso… beh verso Lui.
Guarda io volevo partire giù morbida, pensavo che con un paio di raccomandate nelle quali gliene ho cantate un paio si sarebbe addivenuti a più miti consigli, si sarebbe trovato un compromesso: invece, niente!
Non mi hanno neppure risposto.
Robe de mat: anche Dio ha avvocati spregiudicati.
A sti puntissimi le intimazioni non vanno più bene, temo proprio che dovrò procedere per le vie legali. Certo controparte è impegnativa e ha molto le mani in pasta, ma insomma lo Studio Legale Bisou si farà valere, come sempre, più di sempre.
Oggi però, in realtà, non ti chiamavo per questo.
Volevo farti gli auguri e darti un bacio.
Suppongo che dopo sta nottataccia sarai particolarmente stanco, quindi non chiedo niente per me, anche perché perfino con te c’è stata qualche piccola incomprensione, però…
Ti lascio una canzone, no, per fortuna, la Clerici e quei trenta tappetti odiosi non c’entrano affatto.
Ah, ecco, se ci potessimo mettere anche un qualcosa random con la mela (puoi scegliere tra un I-pod touch, un Mac-book o un I-Mac e un I-phone 3Gs), ti metto una foto, così capisci meglio.
Allora ti saluto con questa lieta canzoncina che racchiude un po’ tutto quello che vorrei dirti.
Et SuperFigaMegaGiga – ma in questo caso, forse, ancora di più MacGnoccaTeraByte - condividet.
Come dicevo qualche post fa, in questo periodo io sono troppo troppo centrata sul mio ombelico per accorgermi di quello che mi succede intorno. Ascolto poco le notizie, sto perdendo la mia salvifica capacità di indignarmi, so poco, leggo perfino poco i quotidiani, sed etiam il mio favorito “Il Fatto quotidiano”.
Eppure non è che sia proprio fuori dal mondo, e così avevo subito saputo dell’aggressione ai danni del nostro premier avvenuta domenica scorsa a Milano.
Anzi ad essere onesti l’avevo saputo con un paio di ore di ritardo, guardando al volo il Tg delle 20.30 di Rai2.
Apprendere la notizia, sentire già quella ridda di commenti, considerazioni, pensieri, come sempre mi aveva dato un po’ alla testa e poi, ammetto, qualche sorriso mi scappava.
E non è bello, no, non è bello affatto. Ridacchiare del fatto che un folle abbia “chiavato appresso” ad un vecchio signore di oltre settanta anni una riproduzione di un duomo su cui, oltretutto troneggia una Madonna, non è una cosa bella affatto. E la cosa più tragica è che se ci penso all’improvviso mi viene un po’ da ridacchiare anche tutt’ora. Poi però mi pento, veh.
Ma forse il punto è che io le immagini non sono riuscita a vederle: ho sentito che comunque Berlusconi si è fatto molto male, ha perso molto sangue, i danni che ha riportato sono anche più gravi di quanto inizialmente i sanitari pensassero e questo mi dispiace realmente molto.
Perché l’oppositore politico certo non si limita nel suo agire cercando di fermarlo fisicamente.
Vi è da dire – e questo vorrei fosse chiaro – che l’azione di un folle sconsiderato quale pare sarebbe questo Tartaglia, non rappresenti affatto un gesto di rappresaglia politica.
E, come sempre, il mal di testa per le valutazioni e le controvalutazioni a caldo che ho potuto ascoltare durante quel famoso tg, mi veniva proprio per questo: cazzarola, in Italia, siamo sempre dannatamente bravi a strumentalizzare tutto, tutto, tutto. E così dalla destra si guarda a quello che si diceva a sinistra, dalla sinistra si facevano enneagrammi su quello che traspariva dalle controrisposte della destra, creando un grande marasma sempre più assurdo, involuto, senza senso.
Come spesso, troppo spesso accade, la notizia, perfino una notizia di questo tipo (indubbiamente molto caricata, credo si sia parlato con meno trasporto negli Stati Uniti della morte di JFK), tende a scomparire, surclassata dalle impressioni sulle dichiarazioni di Tizio che rispondeva alla riflessione di Sempronio che a sua volta riportava le idee di Caio, che probabilmente si era contrapposto a Mevio, su quello che era successo a Berlusconi.
Ma insomma!
Come se non bastasse, la situazione ha avuto altre evoluzioni imponderabili: a pochi minuti dalla divulgazione dell’aggressione a Berlusconi, in rete e, in special modo su Facebook, sono iniziati a proliferare commenti positivi nei confronti di Massimo Tartaglia, sono sorti molti gruppi che in quel social network inneggiavano alla violenza contro il premier.
Non sono mancate le considerazioni politiche, ovviamente.
E, altrettanto ovviamente, queste sono state atecniche ed imprecise.
Ma perché dirvi io male, qualcosa che Riccardo Pizzi, dice, come fortunatamente non di rado avviene (si potrebbe fare quasi un detto “Pizzi e bene assai spesso avviene!“), in modo egregio?
Altri spunti sul tema della voglia di censura alla rete vengono anche dal caro amico Fabrizio Reale, il quale riproponendo un’immagine di Goya (uno dei miei pittori preferiti), mi conferma, ancora una volta, che potevamo essere migliori amici!!!
Ecco magari lo diventeremo.
Nella foto un Pizzi nella migliore forma fisica, acciderbolina per la sigaretta!
Che io abbia bisogno di consigli in materia sechisy direi che non v’è ombra di dubbio, in realtà quello in cui più deficio, essendo a scelta, una MacGnocca o una SuperFigaMegaGiga o comunque una Tigrotta (esseri in ogni caso ammalianti) non è tanto il ramo sechisy, quanto piuttosto quello sentimentale.
Grazie all’amico Riccardo – uomo saggerrimo, in quanto millenario – e alla comune conoscente Mata Selvaggia de Polpettiis , ho avuto un’illuminazione: perché, come già fece lei, non interpellare l’oracolo di Delfi della sensualità, l’eminentissimo Dott. Ravasio Belinoni Frustalupi, presidente dell’omonima Fondazione?
E così mi sono armata di carta e penna e…
Ho scritto a Ravasio e non posso negarlo: ne ho ricevuto grande, grande, grande ma proprio grande, veh, giovamento.
Ho capito la vera verità: il problema non è in me, e del resto come poteva! Il problema è negli avanzi di galera che mi scelgo come accompagnatori, anche eventualmente meramente occasionali!!!
In un certo senso ne sono perfino un po’ condizionata: per me, per tanto, forse troppo tempo, quello che aveva più attrattiva nella mia vita era il passato rispetto al presente, mai, Thanking Holy Mary, rispetto al futuro.
Per me il passato nella forma dei ricordi era sempre preferibile, anche ove fosse stato brutto: in un momento di difficoltà passato scorgevo le risorse personali che avevano prevalso, lo comparavo con le difficoltà presenti e comunque mi sembrava più lieve.
Il passato quello bello, poi, era tendenzialmente – nella mia testa un po’ stupida – quello che nella mia vita non sarebbe potuto tornare: le opportunità (e una che a 22 anni pensa di aver perso opportunità senza ritorno, beh si curasse!), la levità, l’allegria, la gioia.
Ecco non era così, affatto.
Mentre non me ne accorgevo perché ero troppo presa da me e dalle mie paturnie io stavo gioendo ancora, vivendo di nuovo, avendo opportunità forse diverse da quello che mi avevano programmato e che mi ero con troppa faciloneria scelte. Dico così perché se fossero state scelte vissute con consapevolezza, di certo non sarei riuscita a liberarmene. Non le avrei abbandonate non sarebbero state occasioni perse.
Come sono uscita da queste stupidaDe?
Semplice.
Mi ha liberato il mio papà.
Ecco lì ho capito che la Morte non esiste e che quello che diceva, in un certo senso, uno dei miei poeti preferiti, il Leopardi, era vero: nella vita di ognuno di noi ci attendono “magnifiche sorti e progressive”.
Basta volerle (fortissimamente volerle – un colpo al cerchio e un altro alla botte) e lottare e sperare che tutto vada bene.
E così ora se non altro mi accorgo di quando sono felice, di quando sono lieta, di quando potrei stare nettamente meglio, di quando sono vicina al collasso.
Non credo sempre di esser nella melma del presente quando avevo fino a ieri caso mai, il mondo nelle mie belle zampette (oggi corredate di un ottimo smalto noir, che divina che sono! Ecco ora ad esempio sto gioendo!).
Epperò i ricordi mi piacciono sempre: la memoria è il nostro regalo permanente. Un regalo che ci facciamo da parte delle persone migliori che conosciamo: noi stessi.
Un regalo al quale io non voglio – ma in realtà neanche saprei e potrei – rinunciare.
E così, forse da appena qualche giorno, io ho un nuovo ricordo, che ok poteva essere futuro, invece è passato.
La cosa mi ha fatto soffrire? Sì, e forse più del dovuto.
Ero innamorata? Questo non lo so, so solo che io, beh ci avevo creduto e tanto e parecchio e NON troppo.
Questo ricordo non è tanto la persona di cui parliamo, o meglio certamente, però è anche cristallizzata in un oggetto: l’incarto di una tavoletta di cioccolata.
T’a (Tancredi e Alberto) sentimento italiano. Cioccolata interessante, oltrettutto.
Questo incarto io lo tengo in una delle mie agende, quella non legale, e delle fatuità (insomma quella dedicata a Voi, sappiatelo, per me siete solo fatuità! Non è vero affatto ma ve l’ho ben detto l’Avv. Bisou ha mille spie spiosose!!!). Lo vedo quindi ogni giorno, e penso, penso, penso.
Del resto sentivo e pensavo e provavo e pativo per un bel pochetto con qualunque cosa in relazione al ricordo che è legato all’incarto, quindi…
Son tre giorni che lo prendo tra le dita e sorrido solamente, e penso al mio bischerorso.
Poteva essere ciò che voleva per me, ma non quello che non ha voluto essere.
E così io oggi decido di liberarmi della sua ombra, sperando che lui non si liberi del mio ricordo.
La sua era una gran bella ombra, fatta di occhi enormi e tondi, di baci all’improvviso via… via…, di un abbraccio che non finiva più, di ore, ore, ore, ore, ore (lunghe, lente, interminabili e per ciò stesso troppo brevi) a parlare, fatta di una casa uguale a lui, fatta di lui.
Ma era diventata un’ombra perché “è assurdo pensare che a volte le cose non vadano bene e vadano rese”.
E io di ombre non ce la faccio più.
Scusami Amore, un’altra volta mi sono tirata indietro.
Ecco grazie ad una sorta di virtu-amico, nel senso che per un po’ è stato un assiduissimo commentatore della giovine per poi scomparire del tutto dal mio blog così come dalla mia vita, io ho scoperto questo gruppo meraviglioso.
E questo album, Silence is Sexy, e questa canzone, tra le tante.
L’album me lo inviò lui, Mutevolmente Connesso, creando una posta apposita così che non ci scambiassimo dati personali.
Devo dire che della mia vita personale M.Conn (nome che gli diedi io) beh è una delle persone alle quali penso più spesso, anche perché ero piuttosto certo che fosse qualcuno della mia vita reale, sebbene il mio sito fosse all’epoca una cosa per iniziati: nessuno, praticamente nessuno ne era a conoscenza.
Ecco vi regalo questa canzone perché anche oggi ho pensato 10 secondi a lui. Chissà se lui pensa ancora, talvolta, ad una giovine di bellespes, la blogger che lui preferiva.
Ps: mancano 19 gg a Natale (anche 18 se vogliamo) e tutto, quasi tutto acciderbolina, va male!
Ps2: in relatà io volevo atteggiarmi e mettervi il file audio di un’altra canzone, ma come dire… NON CI SONO RIUSCITA…. buhhhhhhhhhh
Io grazie al mio caro, caro, caro ma vecchio blogghe, la sempre verde gggggiovine, ho fatto un certo numero, non enorme ma considerevole, di virtu-amici.
I virtu-amici sono quelle persone che, giorno dopo giorno, leggendole, commentandole, ricevendo i loro commenti ai tuoi sfoghi, ai tuoi stati d’animo, alle tue emozioni, ti scavano un solco dentro.
E così nel mio caso è difficile ma capita, altro che se capita, può succedere che ci parli prima su messanger, poi ti scambi anche il contatto skype e non siete più trottolino galattico e superscazzola antani, ma Daniela e Riccardo, per dire, Daniela e Andrea, Daniela e Pierluigi, Daniela e Marianna, Daniela e Gabriella, Daniela (uh marò sta Daniela sempre tra i piedi ma chi cazzo è, me lo dite voi!!!) e Francesca, Daniela e Marina, Daniela e Daniele (x2), Daniela e Barbara, Daniela e Luca e Daniela e Antonio etc, etc, etc, anzi et aliae personae.
E poi magari la chat non basta più. E allora iniziano telefonate, alcune brevi ma intense, altre lungherrime e costanti, altre lungherrime ma dilatate nel tempo per i tragici reciproci e pressanti impegni.
Ecco, io allo step successivo della conoscenza fisica sono arrivata in casi molto rari: sono una persona pavida, il mio moguro benedetto lo è ancora più di me. In sostanza siamo lietamente speranzose che nella vita qualcuno mi faccia a pezzettini sottili, sottili come la Simmenthal e, quando, poco più che un anno fa iniziò la mia avventura in internet, beh eravamo entrambe serene che di sicuro dalla rete sarebbe giunta la mia morte.
Con queste premesse, vedete bene che non era molto semplice né facile emotivamente fare molte conoscenze “materiali”. Ma poiché anche i baluba di internet, quali mia madre ed io sicuramente eravamo – ed, in un certo senso, ancora siamo – hanno oramai capito che il web 2.0 è tutt’altro che il web di tanti anni fa (e, above all, che i pazzi girano per strada, solo una piccolissima percentuale si chiude in casa, ahinoi, davanti al pc), nell’ultimo mese ho conosciuto personalmente 5 persone fantastiche e per me importantissime: Antonio, Luca, Riccardo, Daniele e Marina.
Con quest’ultima in particolare, ho legato tantissimo. L’ho vista solo una volta anche se è qui nella mia bbbbbella città, ma la sento vicinissima sebbene sia una delle persone con le quali ho stretto da meno tempo.
Poi mi mancano l’altro Daniele, Andrea (che vedrò il 20.12.2009 alle ore 16 mio caro: uomo avvisato) e soprattutto Gabriella e Marianna per raggiungere la più completa felicità.
Eppure, credetemi, certi rapporti sono speciali e intimi anche guardandosi attraverso una webcam: prodigi di internet.
Ecco a me nessuna persona a shockato fisicamente (beh in realtà una sì…), mi hanno però rubato il cuore tutte, tutte, tutte.
Tutto questo per dire poi cosa, boh, bel post eh!
Ciao!
Ahahahahahah ma no Broccious scherzo!
Allora Fabrizio Reale è un nuovo blogger. Il suo blog ha aperto alla fine dell’estate.
Il suo è un blog bello, intenso anche se essenziale, fatto di bellissime immagini per le quali ha una sensibilità tutta particolare; è un inno d’amore per la nostra meravigliosa città; è un piccolo “portale” – questo, ovviamente, al momento è più che altro un augurio – in cui si trovano informazioni utili per chi vive Napoli, Sorrento, la Penisola Sorrentina, per chi ama il cinema e la famiglia.
Ecco il suo è un bel blog, davvero.
Mi piace perché mi piace lui. E lui mi piace perché è un mio amico da tanto, tantissimo tempo.
La nostra storia la racconto qui. E dunque non la ripeto, ma voglio fare un’altra e nuova considerazione: ecco io grazie al blog e grazie alle chat ho scoperto cose di una persona che pure conoscevo così tanto bene – conoscendone la famiglia di origine e quella giovane ma già meravigliosa che si è creato con una donna bella e dolce come lui – che io ecco non sospettavo neppure.
Ecco viva il web partecipativo, allora.
Ed evviva pocacola che non c’entra niente ma lo devo dire (è un imperativo categorico di matrice kantiana) ogni dieci post!
Togliendo gli scherzi vorrei segnalarvi una delle ottime recensioni di Fabroccio (questo è il nome con il quale noi tutti amici storici lo abbiamo sempre chiamato, chiamatelo così anche voi, vedrete che non gli dispiacerà. Se vi querela ricordatevi di chi vi vuol bene): quella relativa all’ultimissimo film della Disney realizzato in 3D.
Una versione intrigantissima di “A Christmas Carrol”, ispirato alla celeberrima novella di Charles Dickens.
Leggete e come direbbe Francesco Facchinetti: andiamo a vedere il buon cinema americano nelle sale. Senza mai, mai, mai, scaricarlo da quel brutto mulo!
La pirateria uccide la creatività, perché non dà da mangiare agli artisti!