Si ha forse in mente un anno come quello che ho appena passato io, conclusosi, appena 16 ore fa, stesa in un letto di dolore!
Molto poco MacGnocco, il tutto.
Diciamo che il 2009 è stato un anno decisamente, decisamente, decisamente… pur la mia favella si arresta e non trova il giusto aggettivo per definirlo.
E financo il mio incessante ottimismo ha una battuta di arresto.
“Siete più bravi a fare conquiste che a stabilire relazioni” diceva il mio oroscopo della settimana in amore. Direi che ha ragione, decisamente, ma non lo limiterei semplicemente a questa settimana, no, no. E se proprio vogliamo neanche solo all’amore.
Un cupo disfattismo cosmico si sta facendo spazio nel mio corazòn e questo è male, quindi non ci pensiamo e andiamo oltre, andiamo altrove, facciamo i bravi.
Anche se le mail mi danno una larvata anZia, soprattutto da quando anche hotmail mi funziona a ramengo e non riesco a cancellare in versione multipla (le capacità di un’aspirante MacGnoccaTeraByte: far impazzire i browser e impippare perfino le caselle mail…).
Mille e un messaggio (tra i quali spiccano quelli del mio caro, caro, caro… omissis ma il vegliardo sa che è lui, ah se lo sa!) e tante telefonate del mio Fratellino che oramai l’è dolce come il miele!
Però tra tutti il più carino è questo, sine dubio ullo, grande, grande, grande Fofi.
Fofi è un mio amico nuovo, l’ho conosciuto ad ottobre e ci siamo visti, se vogliamo, anche poco.
Fofi, Alfonso, è un uomo meraviglioso, una montagna di dolcezza, gioia, affetto ed allegria, e poi noi, beh cantiamo insieme. Ci divertiamo come i folli, cantiamo per strada, in macchina, nei locali, dai nostri amici del 991, un pub del Vomero SuperFigoMegaGiga più di me!
Con Alfonso io sto bene sempre, ovunque, quantunque.
Lui mi adora, anche se non sono altro che un mero mezzo per giungere a BonoDov (hihihihih). In pratica io che sono una disgraziata, dicevo che lui e il mitico amico del martedì al 991 uscivano con me nella speranza di sedurre il tipaccio con il quale ero quando li conobbi… che donnaccia sono!
Per la vigilia Fofi mi ha mandato ‘sto sms che mi ha davvero riempito il cuore di gioia:
“Tantissimi auguri di un simpatico e felice Natale e soprattutto… un Natale colmo di elfica armonia… perché la mia amica Daniela è l’armonia naturale. Augurissimi SFMG!!! Ti voglio e ti vorrò sempre bene. Tuo BabboAlfonso Natale.”
E quando due metri di uomo ti chiamano “princielfa” la vita non può che sorriderti, o no?
Che tra i social network di tutto il mondo io sia una fanatica assoluta di aNobii e di ASW non ci sono mai stati dubbi. Del resto, sin dal vecchio blogghe mi porto dietro fondamentali categorie quali “lovving asmallworld” e “stralovving anobii”.
Ammetto di aver sclerato di più con ASW: quando mi iscrissi impazzivo dalla gioia. Certo poi me ne disamorai quasi subito, ma continuavo a scriverne e, con il passare del tempo, ne ho scoperte sempre nuove e portentose potenzialità, invaghendone nuovamente.
Eppure quello che mi piace di più, decisamente di più, è aNobii e forse non poteva essere altrimenti.
Anobii è un sito portentoso che mette in contatto chi ama i libri, chi ha voglia di leggerli, parlarne, scoprirli.
Anobii rende possibile invenire le novità editoriali, fare la propria libreria, crearsi una wishlist con tutti i titoli desiderati. Dà la possibilità di fare brevi commenti ai volumi che siano disponibili sulla propria home page, così che tutti possano leggerli e approvarli o commentarli a loro volta.
Esistono gruppi in cui si svolgono discussioni dalle più semplici alle più elaborate. Io, purtroppo, ho poco tempo per curare il mio aNobii, ma ciononostante, partecipo con una certa costanza almeno a due gruppi, “brain-storming aNobii” – che io simpaticamente chiamo il gruppo dei cervelloni, che oltretutto prima ti invitano poi ti devono riapprovare, son dei mattacchioni, sono! – e “essere un lettore”, dove tra gli altri interessanti spunti, si può partecipare ad un gioco, “sinapsi”, particolarmente carino e del quale non vi dico niente per ingolosirvi ancora di più.
Oggi, dopo tanto tempo, mi son connessa al mio aNobii e vi ho trovato tante belle novità: è più rapido, la scheda di modifica dei dati del libro in lettura è più funzionale, c’è la possibilità di creare un collegamento tra il proprio facebook e il proprio twitter con la propria libreria.
Quella di creare un collegamento con il proprio blog già c’è da tempo, infatti sulla giovine troverete il badge di aNobii: qui non c’ ancora perché, perché, non so perché, sono fatti miei!
In ogni caso io grazie ad aNobii ho scoperto tanti bei libri, ne ho ricordati altri.
Grazie ad aNobii poi per un giro che non ripeto in quanto lungo e tortuosissimo e comprendente Nuvola, Borges, Dante, un sito sconosciuto e Camu, ho conosciuto Rick PocapokeCola, quindi non posso che stra-amarlo: senza pocacola, come si fa?!
Per chi volesse vedere la mia libreria e non gliene tiene più di connettersi al blogghe io amavo, voli pure qui.
Io Tiziano Ferro lo adoro, l’unico errore che feci con lui è che la sua prima canzone, Perdono, mi fece straca–re.
Beh capita anche nelle migliori famiglie qualche piccola incomprensione, no?
Ma già da Rosso Relativo, capii. Sì, io capii.
Capii che quello era un fucked genius. Uno che, se vuoi, ci prendeva anche un po’ per il culo con le sue rime strampalate, le sue frasi solo apparentemente nonsense.
E anche ascoltando a manetta L’Olimpiade, riflettevo sulla sua incredibile follia, una follia positiva. Una delle mie insegnanti di step, una ragazza divertentissima, la metteva a manetta, in continuazione, mentre facevamo gli addominali (io ero la reginetta incontrastata degli addominali!) e io pensavo, pensavo.
Poi negli anni sono usciti mille e un capolavoro, scrigni di frasi surreali, piccoli capricci in cui le rime si fanno in ossequio al nobile principio che informa gran parte della nostra legistazione: il principio ad capam mentulae. E grazie a questo principio è lecito, legittimo e, anzi, auspicabile dire “di sere nere, puoi rima-nere”, perché diciamocelo: è così che ci piace, sì, è così.
Ma la vera verità è una e una sola: Tiziano Ferro è un grandissimo artista. Un uomo dalla voce particolare, ben utilizzata, un interprete intenso, uno scrittore di testi sempre sorprendenti.
Quelli dell’ultimo album, “Alla mia età” lo sono in particolare, a mio giudizio.
Tra tutte quelle che ho ascoltato, non ce n’è alcuna che non mi piaccia, che non mi colpisca, che non parli di me. E questo, a mio giudizio, è ciò che tributa il vero successo alla musica pop: le canzoni devono essere totalmente universali.
Ebbene, non c’è a mia memoria, una canzone di Tiziano Ferro che non parli anche di me, di un mio momento, del mio passato, di un ricordo, del mio presente.
Così come del vostro, probabilmente.
Chi può dire che non gli sia capitato di pensare “di amarsi per questa sera ché domani sarebbe rientrato in sé”?
Come negare di avere passato momenti nei quali “si aveva freddo, ma non ci si copriva”?
E quando si è innamorati non capita di cambiare e “di guidare piano, anche se è strano”?
Potrei continuare ad infinitum o quasi, perché Tiziano Titti Ferro c’è, e perché io ci faccio, e per amore di una mia idea, beh, tutto.
Ma la verità è che a mio giudizio la forza di Ferro e della sua musica, in un certo senso anche della sua potenza lirica, é tutto in questo: nella sua grande universalità. Ma lo scatto in avanti, quello che per me lo fa risiedere nell’olimpo dei grandi e ce lo lascerà per sempre, è questo. Tiziano Ferro è universale senza essere banale, perché gioca con le parole, le viola, le stravolge ma le ama intimamente, le rispetta.
Titti è un piccolo futurista con il gusto del paradosso, e come anagramma del suo nome lui, lui ha una notizia: è un grande!
In un certo senso ne sono perfino un po’ condizionata: per me, per tanto, forse troppo tempo, quello che aveva più attrattiva nella mia vita era il passato rispetto al presente, mai, Thanking Holy Mary, rispetto al futuro.
Per me il passato nella forma dei ricordi era sempre preferibile, anche ove fosse stato brutto: in un momento di difficoltà passato scorgevo le risorse personali che avevano prevalso, lo comparavo con le difficoltà presenti e comunque mi sembrava più lieve.
Il passato quello bello, poi, era tendenzialmente – nella mia testa un po’ stupida – quello che nella mia vita non sarebbe potuto tornare: le opportunità (e una che a 22 anni pensa di aver perso opportunità senza ritorno, beh si curasse!), la levità, l’allegria, la gioia.
Ecco non era così, affatto.
Mentre non me ne accorgevo perché ero troppo presa da me e dalle mie paturnie io stavo gioendo ancora, vivendo di nuovo, avendo opportunità forse diverse da quello che mi avevano programmato e che mi ero con troppa faciloneria scelte. Dico così perché se fossero state scelte vissute con consapevolezza, di certo non sarei riuscita a liberarmene. Non le avrei abbandonate non sarebbero state occasioni perse.
Come sono uscita da queste stupidaDe?
Semplice.
Mi ha liberato il mio papà.
Ecco lì ho capito che la Morte non esiste e che quello che diceva, in un certo senso, uno dei miei poeti preferiti, il Leopardi, era vero: nella vita di ognuno di noi ci attendono “magnifiche sorti e progressive”.
Basta volerle (fortissimamente volerle – un colpo al cerchio e un altro alla botte) e lottare e sperare che tutto vada bene.
E così ora se non altro mi accorgo di quando sono felice, di quando sono lieta, di quando potrei stare nettamente meglio, di quando sono vicina al collasso.
Non credo sempre di esser nella melma del presente quando avevo fino a ieri caso mai, il mondo nelle mie belle zampette (oggi corredate di un ottimo smalto noir, che divina che sono! Ecco ora ad esempio sto gioendo!).
Epperò i ricordi mi piacciono sempre: la memoria è il nostro regalo permanente. Un regalo che ci facciamo da parte delle persone migliori che conosciamo: noi stessi.
Un regalo al quale io non voglio – ma in realtà neanche saprei e potrei – rinunciare.
E così, forse da appena qualche giorno, io ho un nuovo ricordo, che ok poteva essere futuro, invece è passato.
La cosa mi ha fatto soffrire? Sì, e forse più del dovuto.
Ero innamorata? Questo non lo so, so solo che io, beh ci avevo creduto e tanto e parecchio e NON troppo.
Questo ricordo non è tanto la persona di cui parliamo, o meglio certamente, però è anche cristallizzata in un oggetto: l’incarto di una tavoletta di cioccolata.
T’a (Tancredi e Alberto) sentimento italiano. Cioccolata interessante, oltrettutto.
Questo incarto io lo tengo in una delle mie agende, quella non legale, e delle fatuità (insomma quella dedicata a Voi, sappiatelo, per me siete solo fatuità! Non è vero affatto ma ve l’ho ben detto l’Avv. Bisou ha mille spie spiosose!!!). Lo vedo quindi ogni giorno, e penso, penso, penso.
Del resto sentivo e pensavo e provavo e pativo per un bel pochetto con qualunque cosa in relazione al ricordo che è legato all’incarto, quindi…
Son tre giorni che lo prendo tra le dita e sorrido solamente, e penso al mio bischerorso.
Poteva essere ciò che voleva per me, ma non quello che non ha voluto essere.
E così io oggi decido di liberarmi della sua ombra, sperando che lui non si liberi del mio ricordo.
La sua era una gran bella ombra, fatta di occhi enormi e tondi, di baci all’improvviso via… via…, di un abbraccio che non finiva più, di ore, ore, ore, ore, ore (lunghe, lente, interminabili e per ciò stesso troppo brevi) a parlare, fatta di una casa uguale a lui, fatta di lui.
Ma era diventata un’ombra perché “è assurdo pensare che a volte le cose non vadano bene e vadano rese”.
E io di ombre non ce la faccio più.
Scusami Amore, un’altra volta mi sono tirata indietro.
Io grazie al mio caro, caro, caro ma vecchio blogghe, la sempre verde gggggiovine, ho fatto un certo numero, non enorme ma considerevole, di virtu-amici.
I virtu-amici sono quelle persone che, giorno dopo giorno, leggendole, commentandole, ricevendo i loro commenti ai tuoi sfoghi, ai tuoi stati d’animo, alle tue emozioni, ti scavano un solco dentro.
E così nel mio caso è difficile ma capita, altro che se capita, può succedere che ci parli prima su messanger, poi ti scambi anche il contatto skype e non siete più trottolino galattico e superscazzola antani, ma Daniela e Riccardo, per dire, Daniela e Andrea, Daniela e Pierluigi, Daniela e Marianna, Daniela e Gabriella, Daniela (uh marò sta Daniela sempre tra i piedi ma chi cazzo è, me lo dite voi!!!) e Francesca, Daniela e Marina, Daniela e Daniele (x2), Daniela e Barbara, Daniela e Luca e Daniela e Antonio etc, etc, etc, anzi et aliae personae.
E poi magari la chat non basta più. E allora iniziano telefonate, alcune brevi ma intense, altre lungherrime e costanti, altre lungherrime ma dilatate nel tempo per i tragici reciproci e pressanti impegni.
Ecco, io allo step successivo della conoscenza fisica sono arrivata in casi molto rari: sono una persona pavida, il mio moguro benedetto lo è ancora più di me. In sostanza siamo lietamente speranzose che nella vita qualcuno mi faccia a pezzettini sottili, sottili come la Simmenthal e, quando, poco più che un anno fa iniziò la mia avventura in internet, beh eravamo entrambe serene che di sicuro dalla rete sarebbe giunta la mia morte.
Con queste premesse, vedete bene che non era molto semplice né facile emotivamente fare molte conoscenze “materiali”. Ma poiché anche i baluba di internet, quali mia madre ed io sicuramente eravamo – ed, in un certo senso, ancora siamo – hanno oramai capito che il web 2.0 è tutt’altro che il web di tanti anni fa (e, above all, che i pazzi girano per strada, solo una piccolissima percentuale si chiude in casa, ahinoi, davanti al pc), nell’ultimo mese ho conosciuto personalmente 5 persone fantastiche e per me importantissime: Antonio, Luca, Riccardo, Daniele e Marina.
Con quest’ultima in particolare, ho legato tantissimo. L’ho vista solo una volta anche se è qui nella mia bbbbbella città, ma la sento vicinissima sebbene sia una delle persone con le quali ho stretto da meno tempo.
Poi mi mancano l’altro Daniele, Andrea (che vedrò il 20.12.2009 alle ore 16 mio caro: uomo avvisato) e soprattutto Gabriella e Marianna per raggiungere la più completa felicità.
Eppure, credetemi, certi rapporti sono speciali e intimi anche guardandosi attraverso una webcam: prodigi di internet.
Ecco a me nessuna persona a shockato fisicamente (beh in realtà una sì…), mi hanno però rubato il cuore tutte, tutte, tutte.
Tutto questo per dire poi cosa, boh, bel post eh!
Ciao!
Ahahahahahah ma no Broccious scherzo!
Allora Fabrizio Reale è un nuovo blogger. Il suo blog ha aperto alla fine dell’estate.
Il suo è un blog bello, intenso anche se essenziale, fatto di bellissime immagini per le quali ha una sensibilità tutta particolare; è un inno d’amore per la nostra meravigliosa città; è un piccolo “portale” – questo, ovviamente, al momento è più che altro un augurio – in cui si trovano informazioni utili per chi vive Napoli, Sorrento, la Penisola Sorrentina, per chi ama il cinema e la famiglia.
Ecco il suo è un bel blog, davvero.
Mi piace perché mi piace lui. E lui mi piace perché è un mio amico da tanto, tantissimo tempo.
La nostra storia la racconto qui. E dunque non la ripeto, ma voglio fare un’altra e nuova considerazione: ecco io grazie al blog e grazie alle chat ho scoperto cose di una persona che pure conoscevo così tanto bene – conoscendone la famiglia di origine e quella giovane ma già meravigliosa che si è creato con una donna bella e dolce come lui – che io ecco non sospettavo neppure.
Ecco viva il web partecipativo, allora.
Ed evviva pocacola che non c’entra niente ma lo devo dire (è un imperativo categorico di matrice kantiana) ogni dieci post!
Togliendo gli scherzi vorrei segnalarvi una delle ottime recensioni di Fabroccio (questo è il nome con il quale noi tutti amici storici lo abbiamo sempre chiamato, chiamatelo così anche voi, vedrete che non gli dispiacerà. Se vi querela ricordatevi di chi vi vuol bene): quella relativa all’ultimissimo film della Disney realizzato in 3D.
Una versione intrigantissima di “A Christmas Carrol”, ispirato alla celeberrima novella di Charles Dickens.
Leggete e come direbbe Francesco Facchinetti: andiamo a vedere il buon cinema americano nelle sale. Senza mai, mai, mai, scaricarlo da quel brutto mulo!
La pirateria uccide la creatività, perché non dà da mangiare agli artisti!
Capita che dal 8.12.2009 aprirà a Napoli un concept store, lanciato dalla Viviani Eventi Temporay shop. Per lanciare questo concept store che poi vai a capire che sarà, dove sarà, cosa dirà (chiamerà mogliettina, olezzo di verbena, i nomi che mi dava al suo venir…)*, la summenzionata società (azz, Avvocà come parlate bbbbuon’!), insieme alle Agenzie di comunicazione integrata Fan Media e Zoomart.net hanno ideato, a mio giudizio, un’interessantissima campagna di guerrilla marketing.
La loro idea, sviluppata da Claudia Di Donato, Valeria Barulli, Fabrizio Perrone, Andrea Marquardt e Virgilio Panarese, è sostanzialmente un’idea di eco-marketing, rispettosa del tessuto e dell’arredo urbano. E spesso, duole dirlo, avere rispetto dell’arredo urbano di Napoli, beh, ce ne vuole.
Ma facciamo un passo indietro. Cosa si definisce quando si parla di “guerrilla marketing”?
Sbirciando wikipedia, ho appreso che tale termine fu coniato, per la prima volta, dallo statunitense Jay Conrad Levinson, il quale, nel 1984 (quando si dicono date di un certo tipo, no George?) lo usò per definire una nuova forma di pubblicità che, innovativa, estremamente creativa e per certi versi anche aggressiva, fosse in grado di stimolare e coinvolgere la psiche e le capacità immaginifiche dell’utilizzatore ultimo”, termine che all’epoca dei fatti non provocava scoramento (pare che stranamente non fosse usato dagli avvocati del presidente Reagan per definire i suoi consessi sessuali con attrici), indicando semplicemente il probabile acquirente.
Altra caratteristica della guerrilla marketing è l’utilizzo di budget economici molto contenuti.
Il libro in cui si discetta di questa tecnica è edito anche in Italia, per Castelvecchi Editore: “Guerrilla Marketing. Mente, persuasione, mercato” di J. Conrand Levison e Paul R. J. Hanley.
Sempre leggendo la pagina wiki dedicata a questo tipo di operazioni pubblicitarie, leggo una cosa che mi fa tremare le vene dei polsi: anche i Luther Blisset hanno fatto delle operazioni di guerrilla marketing.
Ecco io considero Q (di cui è da pochissimo, il 16 novembre, uscito un’ideale sequel: il suo titolo è Altai, non vedo l’ora di prenderlo anche se costa caro come il fuoco!! ) uno dei libri della contemporaneità più belli – ancorché duro ed ostico – che io abbia mai letto. Del resto ho anche amato “54″ pubblicato sotto lo pseudonimo di Wu Ming che ha rappresentato una lettura piacevolissima: mi ha fatto capire come esistano ancora persone che, magari, non essendoci neanche nate, colgano la reale essenza della napoletanità.
Ma torniamo all’operazione realizzata a Napoli per il lancio del nuovo concept store previsto per l’8 dicembre prossimo venturo: l’idea dei ragazzi che ho nominato in precedenza, è stata semplice ma deflagrante. Hanno lucidato le mattonelle di pavimentazione di luoghi nevralgici della città: P.zza Fuga, Mergellina davanti alla Funicolare Centrale, un pezzo di Parco Margherita, P.zza Amedeo.
Le mattonelle sono state lucidate di modo che prendessero l’aspetto dei loghi delle società che hanno organizzato l’evento Fan Media, ZoomArt, e Viviani Eventi, per l’appunto.
Su tutte troneggiava una data: 08.12.2009.
Data che, poi, per me è carissima visto che vedrà i natali un progetto molto importante di un mio grande amico, il cantautore Mimì De Maio (quasi dottore in legge, quando si dice genio e sregolatezza, e dire che io è più di un anno che te lo dico: molla tutto che have fà co sta laurea in Legggggggg’?!), una robetta incredibile - come tutte le robe che Mimì fa – e della quale ho parlato qui.
Io, purtroppo non ho potuto vedere la realizzazione dal vivo di questo progetto di guerrilla marketing, anche se non capisco come mai: quello schiavista dell’Avv. Bisou mi fa girare per tutta la città sotto la sua costante e sferzante sferza! Ringrazio quindi estremamente il Dott. Andrea Vitolo che l’ha messa alla mia attenzione e il preziosissimo articolo di Positano News, quotidiano on line di informazioni, curiosità, cronaca, cultura, società e spettacoli della penisola Sorrentina ed Amalfitana che però copre tutta la Campania con la sua effervescenza “naturale” – scusi Sig. Ferrarelle!
Un sito ”che spacca” per dirla con voi gggiovani e che vanta già 200.000 accessi unici al mese.
Peccato che ben presto avrà come diretto competitors “Cherchez la SuperFigaMegaGiga” !
*e no non sono del tutto brasata, la notizia che mi interessa non è il negozio: è proprio l’operazione in sé e per sé, per questo non me ne curo di saperne un’acca.