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	<title>cherchez la Superfigamegagiga &#187; cinefilia</title>
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	<description>un progetto senza senso, quindi con molto senso. by Prophet-U</description>
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		<title>A Christmas Carol.</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 13:22:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SuperFigaMegaGiga</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel giorno dell&#8217;Epifania, triste ricorrenza che porta via le feste lasciando la cellulite (troppi dolci si sa dove si ricompattano tutti, inesorabilmente), ho finalmente visto un film che desideravo vedere sin dal suo esordio, il 3 dicembre dello scorso anno: &#8220;A Christmas Carol&#8221;, avventura animata in 3D, realizzata per la Disney dal regista Robert Zemeckis. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel giorno dell&#8217;Epifania, triste ricorrenza che porta via le feste lasciando la cellulite (troppi dolci si sa dove si ricompattano tutti, inesorabilmente), ho finalmente visto un film che desideravo vedere sin dal suo esordio, il 3 dicembre dello scorso anno: &#8220;A Christmas Carol&#8221;, avventura animata in 3D, realizzata per la Disney dal regista Robert Zemeckis.</p>
<p>Avvalendosi della tecnica <strong>&#8220;performance capture&#8221;</strong> &#8211; che consente<a rel="attachment wp-att-385" href="http://www.inmediotasres.com/2010/01/a-christmas-carol/a-christmas-carol/"><img class="alignright size-full wp-image-385" title="A Christmas Carol" src="http://www.inmediotasres.com/wp-content/uploads/2010/01/A-Christmas-Carol.jpg" alt="" width="420" height="600" /></a> la ripresa degli attori con telecamere computerizzate con capacità di girare loro intorno a 360°, trasformandoli poi in cartoni animati &#8211; il regista ci regala una pellicola che è di grandissimo impatto visivo e le cui novità tecniche si colgono immediatamente.</p>
<p>L&#8217;uso delle tre dimensioni è sapiente, l&#8217;immersione nella Londra dickensiana è perfetta e coerente sin dal primo fotogramma, perché, a mio avviso, la forza principale dell&#8217;ultima versione del celebre racconto di Charles Dickens è proprio questa: nonostante le grandissime possibilità tecniche e avvenieristiche messe in campo dalla Disney per la realizzazione del film, il sapore che l&#8217;intero progetto ha è decisamente classico, aderente allo spirito del racconto e rispettoso degli intenti catartici che Dickens mise in quello che sicuramente resta il suo racconto più rappresentato di sempre.</p>
<p>La storia, per tanto, è nota in quanto fedele all&#8217;originale: Ebenezer Scrooge ha un banco di credito nella Londra di metà del diciannovesimo secolo.</p>
<p>Scrooge è un uomo ucciso dalla propria avarizia ancora prima che dalla sua avidità, un&#8217;avarizia che, trascendendo il vincolo con i beni materiali è andata ad impossessarsi della sua stessa anima, allontanandolo dagli affetti &#8211; i pochi che gli restano, il nipote, il suo unico dipendente &#8211; così come dalla sua umanità.</p>
<p>Chiuso in se stesso e nelle sue ostinate convinzioni, Ebenezer non capisce la gioia degli altri per le cose semplici e banali, e, ancora di meno, comprende cosa significhi gioire del Natale, festività per lui priva di ogni significato.</p>
<p>Privato da se stesso e dalle sue stesse azioni della possibilità di comprendere l&#8217;altro e le sue necessità, Ebenezer arriva, in nome dei soldi, a compiere le azioni più squallide: negare una prebenda per i poveri, profanare il cadavere del suo socio, minacciare Bob Cratchit, il suo dipendente, di sottrargli parte della paga ove facesse tardi il giorno successivo a Natale.</p>
<p>Dopo anni di malavita, però, Ebenezer, in una fredda notte a ridosso di Natale, avrà la visita di quattro spiriti, quello del suo defunto socio Marley e degli spiriti del Natale passato, presente e futuro, una visita che gli cambierà completamente il modo di vedere, costringendolo ad una riflessione shockante sul proprio &#8220;way of living&#8221;.</p>
<p>Avvalendosi di un cast portentoso, nel quale spicca Jim Carrey (che si fa in quattro portando in scena non solo uno Scrooge più che credibile ma anche dando vita ai tre spiriti del Natale), Zemeckis ci regala un film esteticamente perfetto, grazie al quale siamo trasportati nei vicoli di Londra, voliamo al di sopra dei comignoli delle sue tremende industrie &#8211; quelle stesse che Dickens in altra sua produzione letteraria ben ci descrive -, sentiamo l&#8217;odore delle case dimesse ai margini delle periferie, così come avvertiamo il freddo del cuore di Ebenezer, dapprima paralizzato dalle sue stesse manie, sciogliersi nel caldo della comprensione umana in un miracolo degno di capitare solo a Natale.</p>
<p>Un&#8217;operetta morale, indubbiamente, una di quelle favole belle, anche un po&#8217; terrificanti a dirla tutta (particolarmente vivide sono le apparizioni degli spettri e l&#8217;inseguimento tutto tra l&#8217;infelice Scrooge e il carro nero della Morte), tipiche di Natale che portano i più grandi a profonde riflessioni e lasciano i piccoli un po&#8217; intimoriti ma felici, senza neanche saperne il perché.</p>
<p>&#8220;A Christmas Carol&#8221; è decisamente un bel film che vi invito a vedere, se ancora non lo aveste fatto e, soprattutto, ove ancora lo troviate nelle sale.</p>
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		<title>Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto.</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 17:14:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SuperFigaMegaGiga</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinefilia]]></category>
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		<category><![CDATA[Oscar miglior film straniero 1971]]></category>
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		<description><![CDATA[Quel piccolo grande mito che è il mio Fratellino rariter sbaglia, ma mai quando si tratta di cinema. Egli ne è un vero esperto e cultore, amante e conoscitore, soprattutto, di quello d&#8217;antan. Erano anni oramai che mi consigliava (anzi a dire il vero me lo imponeva quasi fosse un imperativo di matrice kantiana) di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-362" href="http://www.inmediotasres.com/2010/01/indagine-su-un-cittadino-al-di-sopra-di-ogni-sospetto/indagine-su-un-cittadino-al-di-sopra-di-ogni-sospetto-3/"><img class="alignleft size-full wp-image-362" title="indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto" src="http://www.inmediotasres.com/wp-content/uploads/2010/01/indagine-su-un-cittadino-al-di-sopra-di-ogni-sospetto.jpeg" alt="" width="285" height="402" /></a>Quel piccolo grande mito che è il mio Fratellino <strong><em>rariter</em></strong> sbaglia, ma mai quando si tratta di cinema.</p>
<p>Egli ne è un vero esperto e cultore, amante e conoscitore, soprattutto, di quello d&#8217;antan.</p>
<p>Erano anni oramai che mi consigliava (anzi a dire il vero me lo imponeva quasi fosse un imperativo di matrice kantiana) di vedere &#8220;Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto&#8221; del regista Elio Petri.</p>
<p>Ieri sera, complice il mio morbo che come vedete ancor non abbandona, l&#8217;ho finalmente visto, trascinando, oltretutto, insieme a me un proselite, l&#8217;ottimo <a href="http://www.inmediotasres.com/2009/11/o-ma-anche-s-da-tre-gg-sei-avv/">O. ma anche S</a>., con il quale ho potuto fare qualche breve commento a caldo dopo la visione del film, passato sulla terza rete della Rai appunto ieri sera.</p>
<p>Devo dire che ne è valsa assolutamente la pena e che il mio amatissimo Fratellino aveva più che ragione: &#8220;Indagine su un cittadino al di là di ogni sospetto&#8221; è un film ruvido, duro, amaro che fa riflettere e molto.</p>
<p>Girato dal regista Elio Petri &#8211; scomparso prematuramente alla giovane età di 52 anni nel 1982 dopo aver dato vita a numerose pellicole di grande interesse (tra cui &#8220;A ciascuno il suo&#8221;, &#8220;Todo Modo&#8221; e &#8220;La classe operaia va in paradiso&#8221;) &#8211; su un soggetto da lui stesso elaborato in collaborazione con lo sceneggiatore Ugo Pirro, &#8220;Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto&#8221; è una pellicola del 1970 che ebbe un grandissimo successo di pubblico e critica.</p>
<p>Fu inoltre insignito di numerosi ed importanti premi: il Gran Prix della critica al ventitresimo Festival di Cannes, due David di Donatello (l&#8217;altro fu vinto come attore protagonista da Gian Maria Volonté) e nel 1971 l&#8217;Oscar come migliore film straniero.</p>
<p>Il film è una spietata denuncia sui metodi e sull&#8217;idea stessa dell&#8217;autorità che la polizia italiana portava avanti agli inizi degli anni settanta.</p>
<p>Il capo della squadra omicidi, all&#8217;inizio dello svolgersi dei fatti appena promosso alla sezione politica, è interpretato da uno straordinario Gian Maria Volonté: un uomo che incarna in tutto e per tutto la prosopopea del potere, la sua forza bruta, la sua capacità di essere anche condiscendente a suo piacimento, lo sprezzo mostrato verso alcuni sottoposti e la reverenza imbarazzata verso i superiori. L&#8217;interpretazione di Volonté è folgorante, sopra le righe, grottesca e iper-reale.</p>
<p>L&#8217;ispettore decide di compiere un delitto, uccidendo la propria<a rel="attachment wp-att-365" href="http://www.inmediotasres.com/2010/01/indagine-su-un-cittadino-al-di-sopra-di-ogni-sospetto/florinda-bolkan/"><img class="alignright size-medium wp-image-365" title="florinda bolkan" src="http://www.inmediotasres.com/wp-content/uploads/2010/01/florinda-bolkan-232x300.jpg" alt="" width="232" height="300" /></a>amante, una conturbante Florinda Bolkan, e disseminando la scena del delitto di una miriade di indizi che portino inequivocabilmente a lui: vuole dimostrare che essendo al di sopra di ogni sospetto, la polizia non arriverà mai ad affermare la sua colpevolezza.</p>
<p>Ed infatti è così, per quanti indizi emergano, per quanto inconsistenti siano le prove a carico dell&#8217;unico principale sospettato (l&#8217;ex marito della vittima, un omosessuale) i suoi  ex colleghi non arrivano mai a sospettare di lui, nonostante i nuovi suggerimenti che Volonté invia alla polizia attraverso mezzi sempre più contorti: pacchi anonimi, testimonianze di comuni cittadini da lui stesso volontariamente immischiati nel caso.</p>
<p>Contemporaneamente allo svolgersi delle indagini e parallelamente alla nuova carriera che l&#8217;ispettore capo svolge adesso nella squadra politica, Petri ci porta, attraverso una serie flash-back, nella torbida storia vissuta tra l&#8217;ispettore e la vittima, la bellissima, sofisticata e spietata Augusta Terzi, donna che mina le poche sicurezze dell&#8217;ispettore con la forza della sua cultura e facendosi beffe delle sue attenzioni e della sua posizione, ridicolizzando, nella mente oramai del tutto compromessa dell&#8217;ispettore, la funzione stessa del potere.</p>
<p>Incredibile la crudezza narrativa di Petri, aiutato dalla magistrale fotografia di Luigi Kuveiller (che poi si consacrerà definitivamente per la fotografia del film di Dario Argento, &#8220;Profondo Rosso&#8221;), che porta lo spettatore all&#8217;interno di dinamiche mentali ma anche reali completamente assurde e deviate, con una semplicità esacerbante.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-355" href="http://www.inmediotasres.com/2010/01/indagine-su-un-cittadino-al-di-sopra-di-ogni-sospetto/gian-maria-volonte/"><img class="alignleft size-medium wp-image-355" title="gian maria volonté" src="http://www.inmediotasres.com/wp-content/uploads/2010/01/gian-maria-volonté-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>Eccellente Volonté capace di incarnare all&#8217;estremo quello che il suo personaggio gli impone: un uomo estremamente fragile e vittima delle regole che crede di dover seguire e applicare, quelle stesse regole il cui collasso sa di non potere sopportare.</p>
<p>Come sempre incisive le musiche di Ennio Morricone, questa volte eseguite a cura del  M° Bruno Nicolai.</p>
<p>Un film, le cui ultime sequenze sono altamente ansiogene e a doppio colpo di scena, che si chiude, molto amaramente, con le parole dell&#8217;immortale Franz Kafka: &#8220;qualunque impressione faccia su di voi, egli è servo della legge,  quindi appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano&#8221;.</p>
<p>Un vero e proprio capolavoro della cinematografia italiana e mondiale, un film di denuncia della disumanità che si nasconde anche in quelli che sembrano essere i più democratici stati di diritto.</p>
<p>Ecco quarant&#8217;anni fa non si aveva paura a rappresentare la nostra realtà per quella che era; oggi i torturatori hanno sempre turbanti in testa e parlano sempre altre lingue, nei nostri film così come &#8211; e questo è ben più grave &#8211; nei nostri telegiornali.</p>
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		<title>Brothers di Jim Sheridan.</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 15:26:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SuperFigaMegaGiga</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nuovo film di Jim Sheridan, &#8220;Brothers&#8221;, è una storia senza ritorno. La guerra, quella amara, crudele, cruda, quella dell&#8217;Afganistan, &#8220;Endurance Freedom&#8221;; la guerra, quella ancora più truce che ogni uomo perso combatte contro di sé; i dissidi di una famiglia disfunzionale che ricadono nella vita dei suoi stessi componenti e in quella dei loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nuovo film di Jim Sheridan,<strong> &#8220;Brothers&#8221;</strong>, è una storia senza ritorno.</p>
<p>La guerra, quella amara, crudele, cruda, quella dell&#8217;Afganistan, &#8220;Endurance Freedom&#8221;; la guerra, quella ancora più truce che ogni uomo perso combatte contro di sé; i dissidi di una famiglia disfunzionale che ricadono nella vita dei suoi stessi componenti e in quella dei loro discendenti a distanza di decenni; l&#8217;attrazione proibita tra i superstiti, tra quelli che rimasti in vita vorrebbero essere morti e che tornano a vivere grazie a quel poco che c&#8217;è, a quel che si trova, una nuova credibilità da un lato, un sopravvivere non più meramente esistenziale dall&#8217;altro.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/vdAAySsHZO4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/vdAAySsHZO4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Questo è quello che l&#8217;irlandese Sheridan, già regista de &#8220;Il mio piede sinistro&#8221; e de &#8220;Nel nome del padre&#8221;, mette sul piatto, un piatto ricco, indubbiamente, perfino un po&#8217; troppo saturo.</p>
<p>Una famiglia, quella del capitano dei Marines Sam Cahill, già in nuce maledetta: Sam, bravo figlio di famiglia, protegge il fratello minore galeotto da se stesso e dalla vibrante disapprovazione del padre, anche contro il volere della moglie, giovane donna, madre di due bambine piccole che quasi non vuol far entrare la devianza, rappresentata dall&#8217;inquieto cognato, nell&#8217;alveo della sua famiglia sacrata.</p>
<p>Non sa Grace, una convincente Natalie Portman, che il germe del male è ben più vicino di ciò che le appare: è nel venerato suocero Hank (Sam Shepard), militare in passato violento con la sua stessa famiglia perché turbato dai tremendi trascorsi in Vietnam e ancora di più nel suo stesso amato marito Sam, un Tobey Maguire che cresce vorticosamente ad ogni interpretazione.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-298" href="http://www.inmediotasres.com/2009/12/brothers-di-jim-sheridan/brothers-2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-298" title="Brothers" src="http://www.inmediotasres.com/wp-content/uploads/2009/12/Brothers1-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" /></a>Sarà infatti proprio Sam, capitano valoroso, fratello modello, padre affettuoso, marito dedito, a fare un viaggio dolorosissimo in sé, nella guerra, nelle sue basezze, perdendo una parte irrinunciabile della sua persona: l&#8217;umanità.</p>
<p>Giocato sul doppio piano della prigionia e della morte apparente del capitano Cahill in Afganistan e su quello della vita che procede come può, come sa, in quella profonda provincia americana, in cui le famiglie dei soldati sono la maggioranza, &#8220;Brothers&#8221; prosegue in un racconto senza soluzione di continuità ma scisso tra questi due piani solo apparentemente inconciliabili.</p>
<p>E così alla casa rinnovata dalle mani di un uomo nuovo &#8211; un Jake Gyllenhaal in ottima forma fisica ed attoriale &#8211; che trova il riscatto per i propri gravi errori nel doversi prendere cura della famiglia oramai orfana del fratello, fa riscontro un Afganistan fatto di signori della guerra spietati che violano la loro stessa terra e i loro stessi bambini, aggredendo senza sosta e turbamento i due prigionieri americani, il capitano Cahill, appunto, e uno dei suoi uomini, un ragazzo di appena 22 anni.</p>
<p>Ed in questo inferno il capitano Cahill perde tutto, non resiste, vende se stesso, risultando, ovviamente, derelitto alla prima occasione.</p>
<p>Tornato a casa proietta la sua totale follia su tutto e in tutti.<a rel="attachment wp-att-296" href="http://www.inmediotasres.com/2009/12/brothers-di-jim-sheridan/tobey-maguire/"><img class="alignright size-medium wp-image-296" title="tobey maguire" src="http://www.inmediotasres.com/wp-content/uploads/2009/12/tobey-maguire-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a></p>
<p>Negli occhi spaventati della figlia maggiore che subito riconosce l&#8217;alienità del padre; nel cuore ferito della moglie Grace che, nonostante tutto non aveva saputo cedere, non aveva voluto cedere; nel disprezzo urlato contro un fratello che aveva scelto di seguire la sua parola. Il capitano Cahill diventa una versione deteriore del padre, forse perché l&#8217;Afganistan è una versione deteriore del Vietnam.</p>
<p>Remake di un recente film della regista Susanne Bier, <strong>&#8220;Non desiderare la donna d&#8217;altri&#8221;</strong>, ampiamente rimaneggiato dal regista e dallo sceneggiatore David Benioff, &#8220;Brothers&#8221; non si può dire sia un film malvagio, ma neppure lo si può chiamare capolavoro.</p>
<p>Intrappolato in scene e costrutti fortissimi non riesce a d emozionare fino in fondo, pur realizzando due immagini che sono un pugno nello stomaco e che, nella mente oramai lapsa del capitano interpretato dal bravissimo Tobey Maguire, quasi fanno da specchio l&#8217;una all&#8217;altra.</p>
<p>Eppure, &#8220;Brothers&#8221; resta un film senza ritorno, come dicevo, sospeso tra l&#8217;essere e il voler essere e del quale non si intravede, a mio giudizio, la vera reason d&#8217;etre (siamo affette da word salad noi MacGnocche. Chi non lo capisce, si leggano i commenti, è fetente! <img src='http://www.inmediotasres.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> ).</p>
<p>Unico vero messaggio inalienabile e impagabile della pellicola quello contenuto nella sua ultima frase, pronunciata da un Cahill che piano piano riprende contatto con una verità inconfessabile, tornando in un certo senso alla luce: della guerra, comunque sia intesa, a volte si vede la fine, il difficile, è uscirne emotivamente, ritrovando l&#8217;umanità che il conflitto ha travolto con sé.</p>
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		<title>Partly Cloudy.</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 08:11:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SuperFigaMegaGiga</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Partly Cloudy&#8221; è un corto di poco più di 5&#8242; realizzato da Pixar per la Disney. Inutile sottolinearlo: quando si parla delle collaborazioni tra Disney e Pixar la meraviglia è sempre dietro l&#8217;angolo. A storie grazioserrime fanno da riscontro immagini deliziose, delicate, buffe, tenere ma anche ironiche e lievi. &#8220;Partly Cloudy&#8221; racconta di quello che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Partly Cloudy&#8221; è un corto di poco più di 5&#8242; realizzato da Pixar per la Disney.</p>
<p>Inutile sottolinearlo: quando si parla delle collaborazioni tra Disney e Pixar la meraviglia è sempre dietro l&#8217;angolo. A storie grazioserrime fanno da riscontro immagini deliziose, delicate, buffe, tenere ma anche ironiche e lievi.</p>
<p>&#8220;Partly Cloudy&#8221; racconta di quello che succede in cielo quando nascono i bambini: è vero, sono le cicogne a portarli. Ma ciò che crea i bambini sono le nuvole che, impastando, impastando, danno vita a teneri cuccioli di gatti, cani, uccelli e bambini.</p>
<p>Questo è quello che accade pressoché a tutte le nubi e alle rispettive aiutanti cicogne, ma ogni felice regola, si sa, ha un&#8217;eccezione.</p>
<p>E così Gus, nuvola grigia ed insicura, non crea &#8220;bambini&#8221; normali, ma pericolosissimi coccodrilli, porcospini, arieti, con grave nocumento di Peck, sua assistente volante, che da ogni viaggio torna sempre più provato fino a che un giorno&#8230;</p>
<p>Fin qui il racconto del plot, ora guardate voi stessi: non resterete delusi!</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/oXyP_JdXltw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/oXyP_JdXltw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Via Facebook di un mio caro virtu-amico, scrittore di un certo successo: Francesco Olivieri, giovane bolognese trapiantato a Verone, autore per Leone Editore de &#8220;La ballata dei Marroni cotti&#8221;, la risposta femminile a &#8220;La ballata delle prugne secche&#8221; di Valeria Di Napoli, better know as <a href="http://pulsatilla.splinder.com">Pulsatilla</a>.<br />
Francesco ed io ci incontrammo sulla piattaforma del blog che tutti noi amiamo (no, questa volta non la linko <a href="http://unagiovinedibellespes.splinder.com">la giovine</a>! Oops, I did it again!) e da allora abbiamo sempre mantenuto i contatti, realizzato anche cose carine insieme come <a href="http://unagiovinedibellespes.splinder.com/post/21367915/SuperEgoVsMe+intervista+Fraoli">quest&#8217;intervista</a> che Francesco mi rilasciò a qualche settimana dall&#8217;uscita del suo libro.<br />
Che dire: è Natale! Comprate un libro divertente, <strong>&#8220;La milonga dei maroni cotti&#8221; di Francesco Olivieri!</strong></p>
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		<title>L&#8217;uomo nero.</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 10:09:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;uomo nero&#8221; è l&#8217;ultimo film del regista e attore Sergio Rubini. Rubini, grandissimo artista pugliese, torna ancora una volta alle radici della sua estetica e del suo sentire, nonché, con tutta probabilità, alle radici stesse della sua formazione emotiva. Piccolo è il paese che fa da sfondo alla storia raccontata: una storia da provincia dell&#8217;entroterra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-202" title="uomo nero" src="http://www.inmediotasres.com/wp-content/uploads/2009/12/uomo-nero1.jpg" alt="uomo nero" width="150" height="214" />&#8220;L&#8217;uomo nero&#8221; è l&#8217;ultimo film del regista e attore Sergio Rubini.</p>
<p>Rubini, grandissimo artista pugliese, torna ancora una volta alle radici della sua estetica e del suo sentire, nonché, con tutta probabilità, alle radici stesse della sua formazione emotiva.</p>
<p>Piccolo è il paese che fa da sfondo alla storia raccontata: una storia da provincia dell&#8217;entroterra del sud qualunque, in uno qualunque degli anni sessanta, in una famiglia qualunque.</p>
<p>Ma come si potrebbe dire con Tolstoj tutte le famiglie sono uguali, ognuna è magica a modo suo.</p>
<p>E la famiglia del piccolo protagonista, l&#8217;occhio, la voce e il cuore narrante di questa coinvolgente pellicola del Rubini, ha la sua specialità nell&#8217;amore, quello che il piccolo Gabriele Rossetti vive, vede e prova.</p>
<p>L&#8217;amore che un convincente Scamarcio sente per la sorella Valeria Golino e per il figlio di questa coppia disfunzionale solo apparentemente (la coppia formata dalla Golino, per l&#8217;appunto, e da un Rubini, a mio avviso particolarmente efficace); l&#8217;amore per la fantasia che un piccolissimo ma più che promettente Guido Giaquinta, figlio del capostazione amante dell&#8217;arte Ernesto Rossetti e della dolentemente bella professoressa Franca, impara da una madre venerata e dalla sua famiglia, quella che lui considera la sua famiglia magica, ripudiando in toto la parte paterna &#8211;  a volte confliggente con quella visione eterea della vita e del sentire &#8211; allontanandone poiché comprende anche violenza, follia, eccesso; l&#8217;amore per l&#8217;arte che pare prendere nel vortice il capostazione che per una riproduzione di un quadro &#8211; un piccolo autoritratto di Cezanne, suo ideale maestro &#8211; rischia di perdere tutto, non accorgendosene neanche; l&#8217;amore puro che Guido impara nei corridoi e nelle scale di un museo di Bari, insieme ad una ragazzina, donna meravigliosa che in età matura sarà Margherita Buy (splendida dichiarazione, a mio avviso, di un amore, quello che lega i due artisti, che va oltre le separazioni giudiziali); l&#8217;amore per un amico scapestrato, il &#8220;cattivo&#8221; del paese che come Lucignolo sa sempre portarlo nel paese dei balocchi ma che poi è quello che dopo &#8220;n&#8221; anni ancora gli vuol bene, ancora sa volergli bene (<strong>&#8220;t&#8217;ho visto pure in televisione, ti ho visto&#8221;</strong>).</p>
<p>Tutto questo rappresentato in un viaggio magico, nel tempo, nei luoghi e nei ricordi, con diversi piani temporali e mentali, ma con un&#8217;unica prodigiosa unità di luoghi di matrice quasi aristotelica.</p>
<p>Un viaggio in cui nulla è quello che sembra, compreso l&#8217;uomo nero del titolo, uomo nero che, del resto, sembra dirci Rubini, è coesistente in ognuno di noi, è quella parte della quale dobbiamo liberarci se riusciamo, se possiamo, se vogliamo.</p>
<p>E così il viaggio di Guido Giaquinta nelle vesti di Gabriele Rossetti parte e finisce nello stesso modo ed è un ouroburos perfetto: è un saluto finalmente d&#8217;amore; è un non varcare quella porta perché non è il tempo (non ora, non qui); ma, soprattutto è un girarsi mai. Cosa prodigiosa che solo chi avuto, non uno, ma due maestri può fare.</p>
<p>Sergio Rubini pecca forse di alcune lungaggini e preziosismi in questo che resta un film esteticamente perfetto anche grazie all&#8217;attentissima fotografia di Cianchetti; una pellicola coralmente recitata ad ottimi livelli; un&#8217;opera densa contenutisticamente con il merito anche della sceneggiatura firmata assieme al napoletano Starnone, già legato a questi temi dei rapporti problematici nelle famiglie (si vedano i romanzi &#8220;Via Gemito&#8221; e &#8220;Denti&#8221;, quest&#8217;ultimo tradotto sullo schermo dal grande Gabriele Salvatores).</p>
<p>Un film che non esito a consigliare: sarete cullati dalle soffici note di Nicola Piovani in un mondo fiabesco che guarda a Benigni, guarda forse all&#8217;ultimo Salvatores, essendo da entrambi ed anche dalle ultime sue proprie opere del tutto dissimile.</p>
<p>Un film che fa sorridere e piangere, piangere, piangere.</p>
<p>Ciao Grupetto mio, sempre, stai ancora qui, vedi anche il tuo omonimo Sergio sa bene che la Morte non esiste.</p>
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		<title>Una MacGnoccaTeraByte e le recensioni di Fabrizio Reale.</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 09:25:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SuperFigaMegaGiga</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io grazie al mio caro, caro, caro ma vecchio blogghe, la sempre verde gggggiovine, ho fatto un certo numero, non enorme ma considerevole, di virtu-amici. I virtu-amici sono quelle persone che, giorno dopo giorno, leggendole, commentandole, ricevendo i loro commenti ai tuoi sfoghi, ai tuoi stati d&#8217;animo, alle tue emozioni, ti scavano un solco dentro. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io grazie al mio caro, caro, caro ma vecchio blogghe, la sempre verde <a href="http://unagiovinedibellespes.splinder.com">gggggiovine</a>, ho fatto un certo numero, non enorme ma considerevole, di virtu-amici.</p>
<p>I virtu-amici sono quelle persone che, giorno dopo giorno, leggendole, commentandole, ricevendo i loro commenti ai tuoi sfoghi, ai tuoi stati d&#8217;animo, alle tue emozioni, ti scavano un solco dentro.</p>
<p>E così nel mio caso è difficile ma capita, altro che se capita, può succedere che ci parli prima su messanger, poi ti scambi anche il contatto skype e non siete più trottolino galattico e superscazzola antani, ma Daniela e Riccardo, per dire, Daniela e Andrea, Daniela e Pierluigi, Daniela e Marianna, Daniela e Gabriella, Daniela (uh marò sta Daniela sempre tra i piedi ma chi cazzo è, me lo dite voi!!!) e Francesca, Daniela e Marina, Daniela e Daniele (x2), Daniela e Barbara, Daniela e Luca e <strong>Daniela e Antonio</strong> etc, etc, etc, anzi et aliae personae.</p>
<p>E poi magari la chat non basta più. E allora iniziano telefonate, alcune brevi ma intense, altre lungherrime e costanti, altre lungherrime ma dilatate nel tempo per i tragici reciproci e pressanti impegni.</p>
<p>Ecco, io allo step successivo della conoscenza fisica sono arrivata in casi molto rari: sono una persona pavida, il mio moguro benedetto lo è ancora più di me. In sostanza siamo lietamente speranzose che nella vita qualcuno mi faccia a pezzettini sottili, sottili come la Simmenthal e, quando, poco più che un anno fa <a href="http://unagiovinedibellespes.splinder.com/post/18813545">iniziò la mia avventura in internet</a>, beh eravamo entrambe serene che di sicuro dalla rete sarebbe giunta la mia morte.</p>
<p>Con queste premesse, vedete bene che non era molto semplice né facile emotivamente fare molte conoscenze &#8220;materiali&#8221;. Ma poiché anche i baluba di internet, quali mia madre ed io sicuramente eravamo &#8211;  ed, in un certo senso, ancora siamo &#8211; hanno oramai capito che il web 2.0 è tutt&#8217;altro che il web di tanti anni fa (e, above all, che i pazzi girano per strada, solo una piccolissima percentuale si chiude in casa, ahinoi, davanti al pc), nell&#8217;ultimo mese ho conosciuto personalmente 5 persone fantastiche e per me importantissime: Antonio, Luca, Riccardo, Daniele e Marina.</p>
<p>Con quest&#8217;ultima in particolare, ho legato tantissimo. L&#8217;ho vista solo una volta anche se è qui nella mia bbbbbella città, ma la sento vicinissima sebbene sia una delle persone con le quali ho stretto da meno tempo.</p>
<p>Poi mi mancano l&#8217;altro Daniele, Andrea (che vedrò il 20.12.2009 alle ore 16 <img src='http://www.inmediotasres.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />  mio caro: uomo avvisato) e soprattutto Gabriella e Marianna per raggiungere la più completa felicità.</p>
<p>Eppure, credetemi, certi rapporti sono speciali e intimi anche guardandosi attraverso una webcam: prodigi di internet.</p>
<p>Ecco a me nessuna persona a shockato fisicamente (beh in realtà una sì&#8230;), mi hanno però rubato il cuore tutte, tutte, tutte.</p>
<p>Tutto questo per dire poi cosa, boh, bel post eh!</p>
<p>Ciao!</p>
<p>Ahahahahahah ma no Broccious scherzo!</p>
<p>Allora <a href="http://laboratorionapoletano.blogspot.com/">Fabrizio Reale</a> è un nuovo blogger. Il suo blog ha aperto alla fine dell&#8217;estate.</p>
<p>Il suo è un blog bello, intenso anche se essenziale, fatto di bellissime immagini per le quali ha una sensibilità tutta particolare; è un inno d&#8217;amore per la nostra meravigliosa città; è un piccolo &#8220;portale&#8221; &#8211; questo, ovviamente, al momento è più che altro un augurio &#8211; in cui si trovano informazioni utili per chi vive Napoli, Sorrento, la Penisola Sorrentina, per chi ama il cinema e la famiglia.</p>
<p>Ecco il suo è un bel blog, davvero.</p>
<p>Mi piace perché mi piace lui. E lui mi piace perché è un mio amico da tanto, tantissimo tempo.</p>
<p>La nostra storia la racconto qui. E dunque non la ripeto, ma voglio fare un&#8217;altra e nuova considerazione: ecco io grazie al blog e grazie alle chat ho scoperto cose di una persona che pure conoscevo così tanto bene &#8211; conoscendone la famiglia di origine e quella giovane ma già meravigliosa che si è creato con una donna bella e dolce come lui &#8211; che io ecco non sospettavo neppure.</p>
<p>Ecco viva il web partecipativo, allora.</p>
<p>Ed evviva <a href="http://pocacola.com">pocacola</a> che non c&#8217;entra niente ma lo devo dire (è un imperativo categorico di matrice kantiana) ogni dieci post!</p>
<p>Togliendo gli scherzi vorrei segnalarvi una delle ottime recensioni di Fabroccio (questo è il nome con il quale noi tutti amici storici lo abbiamo sempre chiamato, chiamatelo così anche voi, vedrete che non gli dispiacerà. Se vi querela ricordatevi di chi vi vuol bene): <a href="http://laboratorionapoletano.blogspot.com/2009/12/christmas-carol-la-recensione.html">quella relativa all&#8217;ultimissimo film della Disney realizzato in 3D</a>.</p>
<p>Una versione intrigantissima di &#8220;A Christmas Carrol&#8221;, ispirato alla celeberrima novella di Charles Dickens.</p>
<p>Leggete e come direbbe Francesco Facchinetti: andiamo a vedere il buon cinema americano nelle sale. Senza mai, mai, mai, scaricarlo da quel brutto mulo!</p>
<p>La pirateria uccide la creatività, perché non dà da mangiare agli artisti!</p>
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		<title>Tris di donne e abiti nuziali.</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 08:36:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di quello che sarebbe l&#8217;uomo senza qualità se Musil non rinascesse solo per morire di nuovo, dopo aver tirato seco un certo regista che, tempo fa, veniva da Napoli. Queste erano le premesse. Questa è l&#8217;intervista che movieplayer.it realizzava al regista Vincenzo Terracciano e agli attori del suo ultimo film, &#8220;Tris di donne e abiti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Di quello che sarebbe l&#8217;uomo senza qualità se Musil non rinascesse solo per morire di nuovo, dopo aver tirato seco un certo regista che, tempo fa, veniva da Napoli.</em></strong></p>
<p><a href="http://www.movieplayer.it/articoli/06107/terracciano-e-castellitto-a-venezia-con-tris-di-donne-e-abiti-nuziali/">Queste</a> erano le premesse.</p>
<p>Questa è l&#8217;intervista che movieplayer.it realizzava al regista Vincenzo Terracciano e agli attori del suo ultimo film, &#8220;Tris di donne e abiti nuziali&#8221;, a ridosso della sua presentazione al Festival del Cinema di Venezia di quest&#8217;anno.</p>
<p>Il film è stato presentato nella sezione &#8220;Orizzonti&#8221;.</p>
<p>Il film è un film inutile.</p>
<p>Avverto gli astanti che queste saranno righe ad alto tasso di &#8220;livorosità&#8221;.</p>
<p>Poche cose ho visto inutili, senza un ben che minimo senso, senza un filo logico, pateticamente protese a modelli (il regista cita nell&#8217;intervista che ho linkato Monicelli, Germi, io temo che, poveretto, abbia in testa addirittura De Sica e Rossellini) con i quali non ha nulla, ma proprio nulla a che fare, e in un tutto ciò irritanti come il film di Terracciano, ovviamente napoletano.</p>
<p>Perché dico ovviamente?</p>
<p>Perché solo un napoletano può essere così cattivo, così ingrato, così stolto e stolido nei confronti della sua città.</p>
<p>Terracciano poi pecca di ingenuità non solo sul piano &#8220;filmico&#8221; ma anche su quello della loquela: con candore lo dice di esser andato via da Napoli vent&#8217;anni fa e di esser tornato solo con una macchina da presa.</p>
<p>Se ne vanti pure, i risultati della sua assenza si vedono tutti nella sua pellicola, duole dirlo, piuttosto risibile e non risolta.</p>
<p>Di Napoli lui ha perso il senso, se è in buona fede, oppure gli par facile, per far clamore, cavalcare onde che altri cavalcano mettendoci la faccia e anche il cosiddetto culo; oppure, ancora, onde che i telegiornali cavalcano continuamente perché forse noi non lo sappiamo ma fa chic. E così il delitto efferato di Battipaglia è il delitto di Napoli, perché a Napoli solo camoristi, o, all&#8217;occorrenza putipù e mandolini, con abbondante pizza sia detto.</p>
<p>Ecco, l&#8217;unica riconoscenza che posso avere da spettatrice e da concittadina con Terracciano è quella di aver evitato di cadere nella macchietta napoletana: non c&#8217;è mai un&#8217;immagine grossier o caricaturale, anzi il rispetto dei luoghi, quello, se non altro quello, è rispettato anzi onorato.</p>
<p>Ma è lo spirito di Napoli ad essere vilipeso, umiliato e offeso.</p>
<p>Uso le ultime due parole, &#8220;umiliato e offeso&#8221; non a caso e con piacere: il caro Terracciano, sul piano dello &#8220;psicodramma&#8221; voleva, ovviamente a mio sommesso avviso e, probabilmente, erroneo parere, fare una versione beta de &#8220;Il giocatore&#8221; del duemila. Torni pure a giocare con le bambole.</p>
<p>Dello spirito dostoevskijano non ha niente e se è vero che alla lontanerrima se ne voleva ispirare, temo non abbia neanche digerito molto.</p>
<p>&#8220;Tris di donne e abiti nuziali&#8221; &#8211; sulla cui trama, oltre che nell&#8217;intervista linkata ad inizio post, potete trovare qualcosa anche <a href="http://www.movieplayer.it/articoli/06107/terracciano-e-castellitto-a-venezia-con-tris-di-donne-e-abiti-nuziali/">qui</a> nell&#8217;ottimo sito mymovies che sempre mi guida nelle mie modeste critiche ma anche, talvolta, nella scelta del film - è un film che aveva molte oppurtunità: una storia tutto sommato ben sfruttabile, una location da incanto e, uber alles, degli attori di tuono.</p>
<p>Una panoplia, o se volete un esercito, che comprende da un lato e pria di tutti un gigantesco, come sempre, Sergio Castellitto, che infatti non so come si sia prestato ad una cosa così minima; un&#8217;efficacissima Marina Gedeck, donna dall&#8217;enorme fascino; un incisivo Briguglia; una brava Raffaella Rea che poi interpreta lo spinoso ruolo dell&#8217;unica veramente salva, che permettetemi in un film fatto di tanti personaggi è un po&#8217; poco, soprattutto quando si vuole rappresentare lo spaccato di un intera città (non vorrei arrivare a pensare che più che Napoli, il regista abbia fatto confusione, rappresentando qualcosa di più endogeno); un accorato Salvatore Cantalupo, altro personaggio pur nella sua corruttela estremamente positivo; un grandissimo Paolo Calabresi, attore che io non capisco ancora come e perchè e per quale accidente del destino ancora non esca fuori.</p>
<p>Eccellente il cameo di Iaia Forte: che rappresenta una donna ipersessuata, disperata e ingorda.</p>
<p>La stessa visione che Terracciano ha di Napoli, dimenticandosi forse che sta parlando della sua terra e la terra è sempre la mamma. E la mamma mette al mondo e noi siamo sempre, sempre, sempre in parte suoi, anzi tutti suoi, come un figlio devotissimo diceva della migliore delle mamme.</p>
<p>Caro Vincenzo, mi dispiace, forse son severa, forse incompetente, ma la vedevo meglio meglio assaje &#8211; lo ricorda ancora il napoletano? -, a dirigere &#8220;Grandi Domani&#8221;.</p>
<p>Ripassi a settembre suvvia, e non dimentichi che &#8220;la mamma è la mamma&#8221; per parafrasare chi di Napoli e della vita in genere aveva capito qualcosa.</p>
<p>La disperazione senza riscatto, la confusione, non va mai rappresentata, a meno che non si sia Maestri.</p>
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		<title>In programma su questi schermi.</title>
		<link>http://www.inmediotasres.com/2009/11/in-programma-su-questi-schermi/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 08:06:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli arretrati di quello che vorrei scrivere non si contan più. Epperò oggi, forse forse, farò una cosa che mi piace tanto. Vedere un film, che film. &#8220;Nel paese delle creature selvagge &#8211; Where the wild things are&#8221;, il film, tratto dall&#8217;albo del disegnatore Maurice Sendak è per la regia di Spike Jonze e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli arretrati di quello che vorrei scrivere non si contan più.</p>
<p>Epperò oggi, forse forse, farò una cosa che mi piace tanto.</p>
<p>Vedere un film, che film.</p>
<p>&#8220;Nel paese delle creature selvagge &#8211; Where the wild things are&#8221;, il film, tratto dall&#8217;albo del disegnatore Maurice Sendak è per la regia di Spike Jonze e la sceneggiatura dello stesso regista &#8211; famoso per avere realizzato film stimolanti come, uber alles, &#8220;Essere John Malkovich&#8221; &#8211; e lo scrittore Dave Eggers, appartenente alla migliore scuola americana, la stessa che annoverava DFW, tanto per intederci.</p>
<p>L&#8217;albo &#8220;Nel paese dei mostri selvaggi&#8221;, consigliatomi da <a href="http://403.splinder.com">Andrea</a> credo sia una delle cose più belle che io abbia mai letto in vita mia. E io, che sono una donna fortunata, del resto se non è fortunato chi ha capito che la morte non esiste, di cose belle ne ho lette tante. Mai vista tanta tenerezza, tanta dolcezza, tanto divertimento in così poche tavole poi. Davvero, ma davvero proprio è un libro che dai 2 ai 99 anni si deve leggere. E continuare a consultare, perché beh ci trovi sempre qualcosa di nuovo, qualcosa di bello, qualcosa di grande.</p>
<p>Di Sendak ho letto e regalato anche un altro albo &#8220;Luca, la luna e il latte&#8221;. Anch&#8217;esso bellissimo, davvero. Ma più sofisticato, più alchemico. Quindi in un certo senso mi è piaciuto di più, ma avrebbe dovuto di meno. Sì perché la chiave della vita, signori e signore, è la semplicità.</p>
<p>La semplicità è la cosa più sofisticata (ma nel senso ovviamente traslato del termine) del mondo. Quella che più risulta difficile da ottenere, quella per la quale, usando la metafora di Sendak, bisogna viaggiare per anni, e anni, e anni, e lustri per miglia e miglia e miglia.</p>
<p>E trovare il piatto ancora bollente.</p>
<p>Ecco spero di ritornare con il cuore nello zucchero, so già che lo farò.</p>
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		<title>Solo per dire quanto mi piacque quando lo vidi al cine.</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 08:10:25 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-83" title="up_disney_pixar" src="http://www.inmediotasres.com/wp-content/uploads/2009/11/up_disney_pixar.jpg" alt="up_disney_pixar" width="500" height="729" /></p>
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		<title>Amenàbar perché ti perseguitano?</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 21:47:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SuperFigaMegaGiga</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Non avevo seguito molto, essendo fuori dal mondo, come tutti i professori sono invece fuori dal tempo, ma pare che si stia scatenando una certa <strong><em>querelle<span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;">,</span></span> </em><span style="font-weight: normal;">e di un certo peso,</span></strong> sulla possibilità di proiettare in Italia <strong>l&#8217;ultimo film di Alejandro Amenàbar</strong>.</p>
<p style="text-align: left;">Il regista spagnolo, nato a Santiago del Cile nel 1972 &#8211;  portato al successo dalla co-produzione del grande Pedro Almodòvar &#8211; ha firmato un biopic dedicato a <strong><em>Hypathia di Alessandria</em></strong>, <em>&#8220;Agorà&#8221;</em>, un film che trattando di mille temi ed essendo fortemente femminista, comunque a parere di certa critica spinge eccessivamente e  in senso negativo sul comportamento delle comunità protocristiane.</p>
<p style="text-align: left;">Di quelle comunità che avendo preso finalmente e definitivamente potere, a distanza di oltre un secolo e mezzo <strong>dall&#8217;Editto di Costantino</strong>, applicavano alle altre religioni e, soprattutto alle recrudescenze del paganesimo, ciò che fino a pochi anni prima avevano patito in prima persona.</p>
<p style="text-align: left;">Infatti nella pellicola, ambientata nel IV sec d.C., ciò che tra le mille altre cose emerge, almeno da quanto detto dalla critica dopo la visione a Cannes, &#8211;  non pochi hanno definito il film un po&#8217; &#8220;baraccone&#8221; e sovraccarico &#8211; è una visione della prime comunità cristiane dotate di potere come altamente lesive della libertà altrui e della sete di cultura o comunque dell&#8217;amore per la sapienza: mi pare di capire che il film getterebbe addirittura sui i Cristiani la responsabilità dell&#8217;incendio della biblioteca di Alessandria.</p>
<p style="text-align: left;">Ad ogni buon conto, visto che stiamo parlando di un film di Amenàbar, un regista diciamolo di un certo peso &#8211; premio Oscar con un film bello e dolente come il <strong>&#8220;Mare dentro&#8221; &#8211; </strong>il quale ci regala anche in questo caso una pellicola complessa<strong> </strong>su di un tema poco conosciuto, quale la vita di una delle più grandi sapienti di sesso femminili della storia, (l&#8217;astrologa e matematica, filosofa di chiara fama) quella Ipazia, martire della scienza, la cui vicenda è, purtroppo, ancora misconosciuta, forse, allora, sarebbe d&#8217;uopo dare al film ed ad Amenàbar una chance in più, anzi una chance tout court. E anche nella nostra povera patria.</p>
<p style="text-align: left;">Il fatto che la sua uccisione sia stata demandata da un cristiano, per altro poi canonizzato, il vescovo Cirillo, come si dice, sia vero o meno, non rileva, né credo che Amenàbar (o chi per lui) si sia ripromesso di gettar luce su uno dei cosiddetti &#8220;gialli&#8221; della storia.</p>
<p style="text-align: left;">Credo che un film di questo livello, almeno sulla carta, un film che altrove, Francia e Spagna, in attesa dell&#8217;uscita al box-office U.S.A., sta mietendo successi &#8211; e considerevoli -, beh almeno debba trovare distribuzione nel nostro paese.</p>
<p style="text-align: left;">Forse Hypathia, interpretata da una bellissima Rachel Weisz, era un simbolo troppo laico, era troppo intelligente per l&#8217;epoca, era troppo se stessa, non so.</p>
<p style="text-align: left;">Non lo so davvero.</p>
<p style="text-align: left;">Resta perfino probabile che il film del regista spagnolo sia davvero astrusamente e assurdamente anticlericale, ma dobbiamo vederlo e poi criticarlo, vietarlo mai.</p>
<p style="text-align: left;">I film, i libri, le opere d&#8217;arte si sono negate e vietate in periodi estremamente bui. Io non credo e non voglio credere che questo sia un periodo buio.</p>
<p style="text-align: left;">E poi ecco, sebbene sia vero che chi giace si dà e ci dia pace, io non vorrei che Ipazia fosse torturata e offesa ancora una volta.</p>
<p style="text-align: left;">Uccisa no, buona la prima anche per lei.</p>
<p style="text-align: left;">Son sedici secoli che è eterna.</p>
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