Posted by SuperFigaMegaGiga on Jan 6, 2010 in
but I prefer Naples,
virtu-amici
Voglio parlare ancora una volta di lui, il mio virtu-amico non virtuale, Fabrizio Reale.
Ieri ha inaugurato una nuova ed interessantissima categoria del suo blog che inizia ad avere i successi che merita (un enorme balzo in avanti nella classifica wikio): percorsi napoletani.
Grazie a questa nuova e utile rubrica, potrete fare, portati per mano dall’amico Fabrizio, un giro nella Napoli più bella, quella di cui oramai nessuno parla più.
Una Napoli che però esiste, vive, ed è molto più forte di tutte le brutture che pure indubbiamente esistono nella nostra realtà.
Il primo percorso che Fabrizio propone si snoda da Via Monteoliveto a Via Mezzocannone con visita della bellissima chiesa di Santa Maria La Nova.
Il report di Fabrizio è ricco di suggestioni, immagini e piccoli racconti della vera napoletaneità, quella migliore, per l’appunto, quella che noi stessi napoletani dovremmo riscoprire prima di tutti.
Vi invito quindi, come sempre, a tenere d’occhio il blog di Fabrizio Reale, sempre ricco di spunti e suggerimenti, un vero e proprio laboratorio “di vita”, come il nostro auspicava diventasse. I suoi “percorsi napoletani” potranno diventare un vademecum per un vostro futuro soggiorno nella città che io amo.
Se avete dubbi su dove mangiare e pernottare, beh allora chiamate la Vs SFMG: Fabro ed io, una squadra fortissimi!
Tags: Laboratorio Napoletano di Fabrizio Reale, Napoli, Santa Maria La Nova
Posted by SuperFigaMegaGiga on Dec 27, 2009 in
A Milano non si mangia bene,
Ego loves Mi,
Napoli e Milano,
Nuvola,
but I prefer Naples,
essere SFMG,
ex ed altri criminali,
il travestimento perfetto MacGnoccaTeraByte,
maledetto il Thylacino e chi lo inventò,
studio legale bisou
Si diceva del Thylacine e di Milano.
Il Thylacine è sì nato in Australia e ivi per altro si è estinto, ma però pur stra-adorando la sua meravigliosa città, Napoli, è preso da un’enorme, tracotante, trascinante fascinazione per Milano.
Per dire, sono anche una delle poche persone a pensare che Milano sia una città proprio bella. Mi spingo a dire di più: anche romantica.
Milano è sostanzialmente, almeno per come la vedo io, una città malinconica, e l’amore è spesso malinconico, o comunque contiene sempre in sé una piccola parte di malinconia. Da che ne deduciamo, in maniera quasi aristotelica, che Milano sia una città romantica.
E fin qui mi pare che sto a dire un fracco di stronzate. Bello il criticismo autoriferito ed autoindirizzato delle gggggiovini, davvero.
Ma al di là di questo Milano mi appare una città sempre nuova; sarà che la conosco ancora poco, sarà che ogni volta mi trattengo molto meno, infinitamente meno, di quanto vorrei, ma ogni volta che le dico “goodbye, I die a little”, perché vorrei vedere ancora tanto, viverla ancora tanto, restarci for ever, ma non troppo!
Perché i Thylacini sono animali estremamente contraddittori e dunque nulla gli va bene fino in fondo e sentirebbero il dovere etico, oltreché fisico, di tornare nella loro bbbbbbella città.
Nell’ultima occasione nella quale sono stata nella città dalle cattedrali volanti (…) ho vissuto molte sympatiche esperienze: cambio dell’albergo carpiato con doppio avvitamento e trasporto di valigie. In realtà quest’ultima specializzazione va tutta imputata al povero XXX, uomo con il quale ho fatto il viaggio di andata in macchina: era lui, tessssoro, che si trascinava - anche con un certo style (non v’è che dire i miei fidanzati erano partiti come categoria pur possidente una certa dignità, l’è che mi sono persa sul finale!), sia detto – quella specie di catafalco che io avevo ritenuto di usare come valigia.
Dopo di questo, altra esperienza che per sempre porterò nel mio corazòn è, indubbiamente, la pizza egiziana, perché in effetti come non portare (essendo a propria volta napoletano) una napoletana a mangiare una pizza nei peggiori “bar” di Corso Como?!
E poi ancora la disco, il “Diva”: quello che ci voleva dopo un rilassanterrimo viaggetto, io poi che in discoteca non ci vado mai!
Ma vi è di più, un evento karmico del quale io, peraltro, stolta,
neanche mi ero risovvenuta: al Diva quella sera, ma ben potremmo definirla notte, c’era Dan (o Dean), senza Dean (o Dan) di Dean, Don, Dan!
Dio mio che tristerrima battuta, lo so!
Ma non avrete difficoltà a credermi se vi dirò che è esattamente da quando XXX mi ha detto che c’era uno degli stilisti di DSquared nel locale che non vedevo l’ora di proporvela!
Ma soprattutto il meraviglioso, incredibile tuffo nel passato – che poi passato non era – con XXX.
Lui ed io tre giorni insieme, roba che mai, in viaggio, roba che maissimo, in giro per Milano, con i suoi amici, con i miei amici, nel negozio (strabello, sia detto) della madre.
Una favola. Troppo breve.
E poi il Cenacolo di cui ho già detto. Le lunghe passeggiate da sola, lunedì mattina sotto la neve, il Bar Magenta all’improvviso, la mia amica delle borse.
Unico rimpianto il non essere riuscita a visitare nuovamente la basilica del Bramante, luogo in cui la mia anima risuonò subito ed istintivamente.
La gioia per aver trovato il nuovo albergo per i prossimi spero imminenti soggiorni: il Palazzo delle Stelline, non a caso di fronte piazza Madonna delle Grazie, la stessa Signora bella che, non so perché, ho l’impressione abbia sempre illuminato i miei soggiorni nella città che dopo Napoli io amo.
Tags: Bar Magenta, Diva, High Class Claudio Budel Milano, Palazzo della Stelline Corso Magenta Milano
Posted by SuperFigaMegaGiga on Dec 22, 2009 in
3 dita,
A Milano non si mangia bene,
Napoli e Milano,
Nuvola,
Ragazzino,
but I prefer Naples,
essere SFMG,
ex ed altri criminali,
la morte non esiste,
ma noi aspettiamo Natale siempre!,
maledetto il Thylacino e chi lo inventò,
studio legale bisou,
virtu-amici
E così molti dei miei sogni si sono realizzati, non a caso è Natale.
E la morte non esiste (ogni dieci post – si sa – devo dirlo, non foss’altro che per appuntarmelo e per ricordarvelo, ma del resto io lo dimostrerò!).
Sono stata a Milano, la mia amaterrima Milano.
Da sabato a lunedì, pur essendo partita venerdì, ma queste son situazioni di contrabbando.
E nevicava, sì ha nevicato. E quando ha nevicato, all’improvviso, io ero da sola ed ero a Corso Magenta, lì mi capitano sempre le cose migliori, davvero. Mi sono sentita felice, lieta, lieve, soffice ed eterea (non ETERA, please!) come quei piccoli delicati cristalli di neve che mi cadevano dal cielo sulla testa, sulle spalle nere, tra i capelli di tre colori.
Ero felice, sì.
Perché ero a Milano e per tanti, tantissimi, altri motivi.
Primus inter pares essere stata lì con delle persone meravigliose, ognuna fondamentale a suo modo: la Nuvola, disfunzionale migliore amica di cui si legga, inter alia, qui; XXX personaggio al quale era stata dedicata sta letterina qua; un caro vecchio compagno di scuola, amico ritrovatissimo, e infine l‘Andre, uomo dubitoso, novello San Tommaso, cavia prediletta dei Tilacini in trasferta.
Ecco su Andrea vorrei soffermarmi. Oramai le persone del mio mondo virtuale che conosco fisicamente iniziano ad aumentare, persone che uscite da questo guscio, se vuoi, un po’ castrante iniziano a rivestire una certa importanza, un certo peso nella mia vita reale: ecco Andrea è stata una delle più sorprendenti. Andrea è un uomo sensibile, divertente, delicato, serio.
Un uomo cui auguro ogni bene (ed etiam una caldaia funzionante!).
Poi c’è stato il Cenacolo, e che dire di questo? Una vera meraviglia: un’esperienza più che notevole che consiglio a chiunque. Trovarsi difronte a quell’opera d’arte fa capire molto della capacità italiana, del nostro genio artistico, così come anche qualcosa di metafisico.
Mi risulta davvero difficile spiegarlo: essere davanti a quell’affresco, estremamente imponente, dà sensazioni ineffabili,
riesce a proiettare idee su quei momenti incredibili, che anche una persona cresciuta nella cultura cattolica magari non aveva mai investigato. Il volto del Cristo è una perfetta effige di tutta la sua essenza divina, sovrastata, però, da una consapevole, muta, disperata umanità, che forse un po’ stenta a cedere il passo. E quella mano sinistra già volta verso il cielo, trasmette una mansuetudine, un’obbedienza, una voglia di sacrificio, una abnegazione verso le sue lapse creature (noi, gli uomini), che mi ha fatto tremare di una gioia che a Natale dovrebbe esserci sempre, come, del resto, in ogni momento, dovrebbe albergare nei nostri cuori. Sì, anche nel mio.
Una visita, quella al Cenacolo Vinciano di Piazza Santa Maria delle Grazie in Milano, che tutti dovrebbero fare. Non semplice da organizzare, però: ci si deve muovere con almeno una quarantina di giorni di anticipo.
Ma il mio breve e intenso soggiorno a Milano non è stato solo questo, è stato tanto, tanto altro ancora che racconterò, “se avete la pazienza di seguirmi” (Neri Marcoré in versione Alberto Angela dixit), un po’ alla volta, ché ora ancora le voglio tenere con me, le mie gioie, le mie contraddizioni, la mia disperazione occasionale.
Sì, la bastarda mi raggiunge anche lì.
Ma sono attimi, momenti: del resto, noi tifiamo Napoli tiè!
Ps: e qui va fatta una puntualizzazione. Io in effetti ho pensato molto a lui, volevo chiamarlo, assaje. E non lo ho fatto. Perché? Perché era la cosa giusta, perché andava non fatto, perché so riconoscere il mio bene, sempre. Anche quando fa male. Davanti ai Navigli, a P.zza Cadorna, al Bar Magenta, alla Stazione Centrale, al Libraccio. Sì, faceva male spesso il mio bene. Sì, fai ancora un po’ di male tu, Ragazzino.
Tags: Cenacolo Vinciano, superfigamegagiga, Thylacine
Se tutto va bene, ma tutto deve andare bene, sabato parto per Milano!!!
La mia amata Milano, la città dove tutto può succedere ad una SuperFigaMegaGiga che si rispetti; la città dove si possono sfoggiare le proprie incredibili mise senza tema di coppettielli, rischio che io spesso corro a Naples; il locus terribilis dove Ego impazza come manco fossero tre.
Milano, insomma.
Non vedo l’ora.
Davvero.
E sorpresa delle sorprese ci andrò con un “amico” del passato: il mio primo amore al quale dedicai quella lettera d’amore postata qualche settimana fa… Un caso, un mero caso ed io e te, 8 ore in macchina in direzione Milano, partendo dalla nostra città, Napoli.
E poi… confermatissimo l’appuntamento per la visita al Cenacolo Vinciano: un’epopea che non cessa di logorare le mie coronarie, ma il risultato sarà supercalifragilistichespiralidoso!
Già prevedo grande sindrome di Stendhal for me!
E poi, Andre!!! Mito assoluto che ancora non ci crede, secondo me, anche ora che gli ho fatto vedere (per maggiore sicurezza, sono una paurosona io!) il prestigiosissimo UNA STELLA – categoria superiore, veh! – dove dovrei trovar ricetto!
E poi la Nuvola, gioia mia!!!! Non vedo l’ora di riabbracciarla che è una sprucidona del cazzzzzzzzzzzz ma quando non c’è… MANCA COME L’ARIA!
Insomma relativamente a questo sogno (realizzato solo grazie a TE)
avrei solo un’altra richiesta, perché non mi basta mai, voglio di più: I’m dreaming for a white Milan!
Sarebbe il non plus ultra!
Tags: Cenacolo Vinciano, Milano, Orsetto lavatore, Thylacine
Posted by SuperFigaMegaGiga on Dec 9, 2009 in
but I prefer Naples,
eventi cui tengo assaje
Sulla giovine ho postato di un evento molto importante per la mia città.
Domani, giovedì 10 dicembre 2009 alla Stazione Centrale di Piazza Garibaldi: aprirà, inaugurata alle ore 18.00 alla presenza di Carlo ed Inge Feltrinelli, la prima “La Feltrinelli Express”, primo di una serie di megastore della casa editrice torinese situati all’interno delle principali stazioni italiane.
Napoli sarà la prima, così come era stata nel 2001 la prima città ad ospitare un megastore “Feltrinelli”, quello sito nelle vicinanze di P.zza De’ Martiri, una scelta che ha portato grandissima fortuna alla casa editrice così come a quello che è considerato uno dei “salotti buoni” della mia meravigliosa città.
Sono molto orgogliosa di questa ulteriore occasione per Napoli, soprattutto in un luogo come la Stazione Centrale che assolutamente non potrei definire piacevole: spero che 1.110 mq di cultura, arte, musica, riviste, portino ulteriore lustro alla mia città e che contribuiscano a rendere la stazione di Piazza Garibaldi un luogo più piacevole dove trascorrere il proprio tempo.
Tags: 10, 10 12 2009, 10 dicembre 2009 ore 18.00, 12, 2009, Carlo Feltrinelli, Inge Feltrinelli, LA Feltrinelli Express, LA Feltrinelli Piazza Santa Caterina, Napoli, Piazza De' Martiri, Piazza Garibaldi, Stazione Centrale
Ebbene sì, capita anche questo.
Capita che dal 8.12.2009 aprirà a Napoli un concept store, lanciato dalla Viviani Eventi Temporay shop. Per lanciare questo concept store che poi vai a capire che sarà, dove sarà, cosa dirà (chiamerà mogliettina, olezzo di verbena, i nomi che mi dava al suo venir…)*, la summenzionata società (azz, Avvocà come parlate bbbbuon’!), insieme alle Agenzie di comunicazione integrata Fan Media e Zoomart.net hanno ideato, a mio giudizio, un’interessantissima campagna di guerrilla marketing.
La loro idea, sviluppata da Claudia Di Donato, Valeria Barulli, Fabrizio Perrone, Andrea Marquardt e Virgilio Panarese, è sostanzialmente un’idea di eco-marketing, rispettosa del tessuto e dell’arredo urbano. E spesso, duole dirlo, avere rispetto dell’arredo urbano di Napoli, beh, ce ne vuole.
Ma facciamo un passo indietro. Cosa si definisce quando si parla di “guerrilla marketing”?
Sbirciando wikipedia, ho appreso che tale termine fu coniato, per la prima volta, dallo statunitense Jay Conrad Levinson, il quale, nel 1984 (quando si dicono date di un certo tipo, no George?) lo usò per definire una nuova forma di pubblicità che, innovativa, estremamente creativa e per certi versi anche aggressiva, fosse in grado di stimolare e coinvolgere la psiche e le capacità immaginifiche dell’utilizzatore ultimo”, termine che all’epoca dei fatti non provocava scoramento (pare che stranamente non fosse usato dagli avvocati del presidente Reagan per definire i suoi consessi sessuali con attrici), indicando semplicemente il probabile acquirente.
Altra caratteristica della guerrilla marketing è l’utilizzo di budget economici molto contenuti.
Il libro in cui si discetta di questa tecnica è edito anche in Italia, per Castelvecchi Editore: “Guerrilla Marketing. Mente, persuasione, mercato” di J. Conrand Levison e Paul R. J. Hanley.
Sempre leggendo la pagina wiki dedicata a questo tipo di operazioni pubblicitarie, leggo una cosa che mi fa tremare le vene dei polsi: anche i Luther Blisset hanno fatto delle operazioni di guerrilla marketing.
Ecco io considero Q (di cui è da pochissimo, il 16 novembre, uscito un’ideale sequel: il suo titolo è Altai, non vedo l’ora di prenderlo anche se costa caro come il fuoco!! ) uno dei libri della contemporaneità più belli – ancorché duro ed ostico – che io abbia mai letto. Del resto ho anche amato “54″ pubblicato sotto lo pseudonimo di Wu Ming che ha rappresentato una lettura piacevolissima: mi ha fatto capire come esistano ancora persone che, magari, non essendoci neanche nate, colgano la reale essenza della napoletanità.
Ma torniamo all’operazione realizzata a Napoli per il lancio del nuovo concept store previsto per l’8 dicembre prossimo venturo: l’idea dei ragazzi che ho nominato in precedenza, è stata semplice ma deflagrante. Hanno lucidato le mattonelle di pavimentazione di luoghi nevralgici della città: P.zza Fuga, Mergellina davanti alla Funicolare Centrale, un pezzo di Parco Margherita, P.zza Amedeo.
Le mattonelle sono state lucidate di modo che prendessero l’aspetto dei loghi delle società che hanno organizzato l’evento Fan Media, ZoomArt, e Viviani Eventi, per l’appunto.
Su tutte troneggiava una data: 08.12.2009.
Data che, poi, per me è carissima visto che vedrà i natali un progetto molto importante di un mio grande amico, il cantautore Mimì De Maio (quasi dottore in legge, quando si dice genio e sregolatezza, e dire che io è più di un anno che te lo dico: molla tutto che have fà co sta laurea in Legggggggg’?!), una robetta incredibile - come tutte le robe che Mimì fa – e della quale ho parlato qui.
Io, purtroppo non ho potuto vedere la realizzazione dal vivo di questo progetto di guerrilla marketing, anche se non capisco come mai: quello schiavista dell’Avv. Bisou mi fa girare per tutta la città sotto la sua costante e sferzante sferza! Ringrazio quindi estremamente il Dott. Andrea Vitolo che l’ha messa alla mia attenzione e il preziosissimo articolo di Positano News, quotidiano on line di informazioni, curiosità, cronaca, cultura, società e spettacoli della penisola Sorrentina ed Amalfitana che però copre tutta la Campania con la sua effervescenza “naturale” – scusi Sig. Ferrarelle!
Un sito ”che spacca” per dirla con voi gggiovani e che vanta già 200.000 accessi unici al mese.
Peccato che ben presto avrà come diretto competitors “Cherchez la SuperFigaMegaGiga”
!
*e no non sono del tutto brasata, la notizia che mi interessa non è il negozio: è proprio l’operazione in sé e per sé, per questo non me ne curo di saperne un’acca.
Tags: 54, Altai, Andrea Vitolo, Castelvecchi Editore, guerrilla marketing, guerrilla marketing mente persuasione mercato, Jay Conrad Levinson, La vita è un girotondo, Luther Blisset, Luther Blisset Q, MacGnoccaTeraByte, Mimì De Maio, pillow fighting, Positano news, Q, superfigamegagiga, Viviani Eventi Temporary shop, wikipedia, Wu Ming
Ogni promessa è debito.
E così eccoci all’intervista che qualche settimana fa, l’affascinante Massimiliano Neri ha concesso al blog che Voi amate, Cherchez la SuperFigaMegaGiga.
Un’intervista che non è stata un’intervista ma una lunga, lunghissima, breve, brevissima chiacchierata.
Il tempo si ferma, in un certo senso, quando si sta bene; il tempo si ferma dove c’è il bello.
E da Kukai Nibu c’è molto bello.
C’è il bello del locale, studiato dai proprietari Monica e Massimiliano con cura; realizzato appositamente per ospitare mostre, piccoli impianti visivi, gallerie fotografiche.
C’è il bello delle persone che lo abitano: Monica e Massimiliano, per l’appunto, ma anche ogni singolo inserviente, sempre rassicuranti e gentili nel loro apparire. Alcuni di loro, come Nkouka Carine Prisca, sono anche dannatamente belli. Carine nello specifico è una donna meravigliosa ma non solo per bellezza, per charme, portamento e dolcezza: guai a chi me la tocca!
Ma il bello cui faccio riferimento è più che altro il bello del sentire, il bello del essere, per meglio dire dell’ente.
Il bello di amare il bello, in quanto più vero del reale.
Questa, se vogliamo, è stata la linea guida della mia conversazione con Massimiliano.
SFMG:”Qui da Kukai c’è molto “bello” siamo immersi nel bello. Fortunata coincidenza o scelta voluta?”
M.N.: In un certo senso è il Giappone stesso ad imporci il bello. In Giappone sei immerso nel bello: ne sei completamente circondato. E così in un ristorante giapponese quello che mia sorella ed io ci auguravamo di fare era trasmettere un po’ di questa bellezza.
SFMG:”Il Giappone… quando ne parli, ora come quando ci conoscemmo, ti brillano gli occhi. Da cosa dipende questo tuo rapporto così forte?”
M.N.: La mia “storia” con il Giappone parte da molto lontano. Nella mia vita ho viaggiato molto in gioventù, ma il Giappone non lo avevo mai toccato. In un secondo momento, mi sono iscritto all’università, in Francia a Parigi, lasciando la Federico II di Napoli, presso la quale ero iscritto inizialmente. Frequentavo, a Parigi, la facoltà che in Italia chiamiamo di Economia e Commercio, e, dopo un breve viaggio privato in Giappone, capitò un progetto di ricerca proprio lì. Erano gli anni della tremenda crisi asiatica delle borse. Non era proprio il mio topic: i miei studi erano inizialmente indirizzati verso l’economic business administration. Successivamente però, dopo un perfezionamento fatto a Londra, gli studi più strettamente finanziari mi attrassero. E poi, ecco, l’idea di vivere a Tokio… Quindi feci domanda e l’Università di Tokio, la Waseda University, con la quale il mio ateneo era gemellato accolse la mia canditatura. Sarei dovuto rimanere pochi mesi, ci rimasi per oltre 14 mesi e di fila.
SFMG:”Oltre un anno in Giappone, a Tokio, venendo da Napoli, passando per Capri, Parigi, Londra e gli Stati Uniti. Una vita da girovago, ma cos’è che ti colpì a tal punto di questo paese da fartene, in un certo senso sposare la filosofia?”
M.N.: Tutto. Non c’è niente che non mi abbia colpito. Ma forse soprattutto la loro idea che il bello sia semplice e quindi debba essere perseguito. Mi spiego e posso farlo con estrema banalità attraverso la presentazione che noi facciamo dei nostri piatti. Realizzare un piatto grazioso a vedersi, ma in modo semplice, non è poi più di tanto difficile e laborioso che mettere a casaccio le pietanze nel piatto. E allora, mi sembrava dicessero i giapponesi, perché non farlo? Ma poi ancora più del bello – che pur semplice dà una tale soddisfazione a chi lo riceve (ma in un certo senso anche a chi lo realizza) che comunque non vedo perché non inseguirlo – quello che mi colpisce di questo popolo è la loro democraticità. Tutti hanno diritto al bello, al gusto. Tutte le classi sociali, tutti i portafogli. Qui in occidente, purtroppo, non è così. Solo gli abbienti hanno accesso al bello.
SFMG: “Da come descrivi la situazione parrebbe quasi che per noi, oramai, il bello sia coincidente con il concetto di lusso, concetto molto più sdrucciolevole, a mio modo di vedere…” – ecco come fa riflettere anche una cabrona un vecchio, ma giovane, saggio.
SFMG: “Quindi tu parli di una sorta di normalità del tendere al bello in Giappone, se ho beninteso.”
M.N.: In un certo senso sì, ma, forse, vorrei dire qualcosa di ancora più importante. In Giappone c’è una grande disponibilità verso il prossimo. Perché per loro, poi, per quello che ho potuto vedere, nella mia iniziale permanenza e nei miei successivi viaggi, portare all’altro il bello è un modo di essere disponibili, gentili verso l’altro. Non capisco, infatti, quando si dice che i Giapponesi siano solo falsi e manierosi: non credo affatto sia così. Per loro chi chiede un aiuto ne ha davvero bisogno. Non so riesco a spiegarmi. Se qualcuno ti chiede un’informazione è perché davvero ne ha bisogno e quindi tu, se puoi, davvero devi aiutarlo. Non c’è l’idea della fregatura, quella tipica che abbiamo noi occidentali e nello specifico, ahi noi, noi Italiani. Ricordo che una volta tornai per piacere a Kioto e chiesi un’indicazione ad signore. Mi confessò dopo alcuni minuti, nel corso dei quali mi aveva accompagnato personalmente alla mia destinazione, di aver spostato una riunione di lavoro per aiutarmi. Ecco io credo che questa sia l’espressione dell’essere Giapponese: una completa disponibilità per l’altro ma non in un modo rinunciatario, ma in quanto manifestazione dell’UOMO.
SFMG: “In che senso? Vorrei approfondire questo punto, se ti va.”
M.N.: Certamente, mi spiegherò al meglio, allora. Quello che vorrei significare del Giappone, o almeno, del Giappone per come lo ho vissuto e lo vedo io, è, principalmente, l’enorme rispetto che questa civiltà ha per l’essere umano. Questo si declina in mille differenti modi dai più piccoli, tipo gli incarti degli acquisti (qualsiasi cosa compriate vi sarà sempre offerta al meglio, con inventiva, delicatezza, bellezza), a quelli più grandi o comunque in un certo senso estremi. In metropolitana, ad esempio, ogni volta che si deve obliterare il biglietto davanti a voi ci sarà uno schermo e in quello schermo una donna che si inchina. Questo è quello che volevo intendere. La circostanza, che dà grossa serenità, che tutto sembri fatto per te, ma in una maniera dolce, non intrudente.
SFMG: “Una bellezza serena, non aggressiva.”
M.N.: Potremmo dire anche questo.
Ecco potrei io, invece, dirvi tutto il resto che ci siamo detti noi, un giovedì che era mattina ed è diventato poi pomeriggio, ma io non sono giapponese e tanto bello non so diffonderlo.
Forse per egoismo non voglio… preferisco lasciarvi con la sensazione di quel dolce fibroso, zuccherino ma non stucchevole che io ho rinvenuto nel sorbetto di loto, ultima, solo per ora, delicatezza che Massimiliano Neri ed io abbiamo gustato insieme.
Ecco, se non lo conoscessi, fossi in voi da Kukai Nibu ci andrei.
Poi… fate vobis.
Tags: business administration, http://easysushi.it, Kukai Nano, Kukai Nibu, Massimilano Neri, Monica Neri, Tokio, Unicef, Via Carlo de Cesare 52 Napoli, Waseda University
Posted by SuperFigaMegaGiga on Nov 24, 2009 in
Ego loves Mi,
Napoli e Milano,
but I prefer Naples,
essere Piri indaco,
essere SFMG,
essere bionda,
essere mora,
ex ed altri criminali,
il travestimento perfetto MacGnoccaTeraByte,
la morte non esiste,
maledetto il Thylacino e chi lo inventò
Mancano 31 gg.
A cosa?!
Ma come a cosa?
A NATALE!
E insomma qui bisogna prendere provvedimenti: io sono ancora triste, e mica va bene sta roba, no, no!
Allora, anzi eh alloooooooooooooooooooooooooooora!!!!
Cmq a ben pensare non sono più triste: ieri ho comprato un regalo ad una bimba di cui conosco la nonna e poi ho accompagnato un mio caro amico, la mia gioia tra le gioie, a prendere i regali per altri due bimbetti e beh, ero felice.
Alle unghie ho uno smalto pazzzzzzesccccc’ e poi beh no, non c’è nient’altro, neanche le grafica meravigliosa di questo blogghe.
Ma arriverà, ah se arriverà, e non sto parlando della grafica del blogghe, affatto. Arriverà qualcosa che ci farà girare la testa, a me, alla Tigrotta, al Thylacine, alla SuperFigaMegaGiga, alla MacGnoccaTeraByte, a tutti noi!
Ehi, la morte non esiste: morte non esisti, SALLO!
PS: Mi I’m arriving, cioè vengo per il 20 dicembre, ma cosa sono poche settimane rispetto all’eternità?!
Tags: gioia tra le gioie, I love Milan but I prefer Naples, MacGnoccaTeraByte, Milano, Natale, superfigamegagiga, Thylacine, thylacinus potens
Di quello che sarebbe l’uomo senza qualità se Musil non rinascesse solo per morire di nuovo, dopo aver tirato seco un certo regista che, tempo fa, veniva da Napoli.
Queste erano le premesse.
Questa è l’intervista che movieplayer.it realizzava al regista Vincenzo Terracciano e agli attori del suo ultimo film, “Tris di donne e abiti nuziali”, a ridosso della sua presentazione al Festival del Cinema di Venezia di quest’anno.
Il film è stato presentato nella sezione “Orizzonti”.
Il film è un film inutile.
Avverto gli astanti che queste saranno righe ad alto tasso di “livorosità”.
Poche cose ho visto inutili, senza un ben che minimo senso, senza un filo logico, pateticamente protese a modelli (il regista cita nell’intervista che ho linkato Monicelli, Germi, io temo che, poveretto, abbia in testa addirittura De Sica e Rossellini) con i quali non ha nulla, ma proprio nulla a che fare, e in un tutto ciò irritanti come il film di Terracciano, ovviamente napoletano.
Perché dico ovviamente?
Perché solo un napoletano può essere così cattivo, così ingrato, così stolto e stolido nei confronti della sua città.
Terracciano poi pecca di ingenuità non solo sul piano “filmico” ma anche su quello della loquela: con candore lo dice di esser andato via da Napoli vent’anni fa e di esser tornato solo con una macchina da presa.
Se ne vanti pure, i risultati della sua assenza si vedono tutti nella sua pellicola, duole dirlo, piuttosto risibile e non risolta.
Di Napoli lui ha perso il senso, se è in buona fede, oppure gli par facile, per far clamore, cavalcare onde che altri cavalcano mettendoci la faccia e anche il cosiddetto culo; oppure, ancora, onde che i telegiornali cavalcano continuamente perché forse noi non lo sappiamo ma fa chic. E così il delitto efferato di Battipaglia è il delitto di Napoli, perché a Napoli solo camoristi, o, all’occorrenza putipù e mandolini, con abbondante pizza sia detto.
Ecco, l’unica riconoscenza che posso avere da spettatrice e da concittadina con Terracciano è quella di aver evitato di cadere nella macchietta napoletana: non c’è mai un’immagine grossier o caricaturale, anzi il rispetto dei luoghi, quello, se non altro quello, è rispettato anzi onorato.
Ma è lo spirito di Napoli ad essere vilipeso, umiliato e offeso.
Uso le ultime due parole, “umiliato e offeso” non a caso e con piacere: il caro Terracciano, sul piano dello “psicodramma” voleva, ovviamente a mio sommesso avviso e, probabilmente, erroneo parere, fare una versione beta de “Il giocatore” del duemila. Torni pure a giocare con le bambole.
Dello spirito dostoevskijano non ha niente e se è vero che alla lontanerrima se ne voleva ispirare, temo non abbia neanche digerito molto.
“Tris di donne e abiti nuziali” – sulla cui trama, oltre che nell’intervista linkata ad inizio post, potete trovare qualcosa anche qui nell’ottimo sito mymovies che sempre mi guida nelle mie modeste critiche ma anche, talvolta, nella scelta del film - è un film che aveva molte oppurtunità: una storia tutto sommato ben sfruttabile, una location da incanto e, uber alles, degli attori di tuono.
Una panoplia, o se volete un esercito, che comprende da un lato e pria di tutti un gigantesco, come sempre, Sergio Castellitto, che infatti non so come si sia prestato ad una cosa così minima; un’efficacissima Marina Gedeck, donna dall’enorme fascino; un incisivo Briguglia; una brava Raffaella Rea che poi interpreta lo spinoso ruolo dell’unica veramente salva, che permettetemi in un film fatto di tanti personaggi è un po’ poco, soprattutto quando si vuole rappresentare lo spaccato di un intera città (non vorrei arrivare a pensare che più che Napoli, il regista abbia fatto confusione, rappresentando qualcosa di più endogeno); un accorato Salvatore Cantalupo, altro personaggio pur nella sua corruttela estremamente positivo; un grandissimo Paolo Calabresi, attore che io non capisco ancora come e perchè e per quale accidente del destino ancora non esca fuori.
Eccellente il cameo di Iaia Forte: che rappresenta una donna ipersessuata, disperata e ingorda.
La stessa visione che Terracciano ha di Napoli, dimenticandosi forse che sta parlando della sua terra e la terra è sempre la mamma. E la mamma mette al mondo e noi siamo sempre, sempre, sempre in parte suoi, anzi tutti suoi, come un figlio devotissimo diceva della migliore delle mamme.
Caro Vincenzo, mi dispiace, forse son severa, forse incompetente, ma la vedevo meglio meglio assaje – lo ricorda ancora il napoletano? -, a dirigere “Grandi Domani”.
Ripassi a settembre suvvia, e non dimentichi che “la mamma è la mamma” per parafrasare chi di Napoli e della vita in genere aveva capito qualcosa.
La disperazione senza riscatto, la confusione, non va mai rappresentata, a meno che non si sia Maestri.
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Posted by SuperFigaMegaGiga on Nov 17, 2009 in
Ego loves Mi,
Mammabis,
Napoli e Milano,
Ragazzino,
but I prefer Naples,
essere Piri indaco,
essere SFMG,
essere bionda,
essere mora,
grupariello,
il travestimento perfetto MacGnoccaTeraByte,
maledetto il Thylacino e chi lo inventò,
moguro benedetto
E ne vado fiera.
E mi piace!
Dove?
Ma coooooooooome!!!
Sul secondo migliore blog della terra.
Il primo è questo, veh!
“il giorno che è nato Cristo arricchiamo gli industriali, e intanto noi ci mangiamo i panettoni, il giorno che è nato Cristo diventiamo più ciccioni.”
Irene sei bella come il sole, outside and inside!
Tags: è natale tutti i giorni, extreme, Irene Grandi, MacGnoccaTeraByte, more than words, superegovsme, superfigamegagiga, unagiovinedibellespes.splinder.com