A Christmas Carol.

Posted by SuperFigaMegaGiga on Jan 8, 2010 in cinefilia |

Nel giorno dell’Epifania, triste ricorrenza che porta via le feste lasciando la cellulite (troppi dolci si sa dove si ricompattano tutti, inesorabilmente), ho finalmente visto un film che desideravo vedere sin dal suo esordio, il 3 dicembre dello scorso anno: “A Christmas Carol”, avventura animata in 3D, realizzata per la Disney dal regista Robert Zemeckis.

Avvalendosi della tecnica “performance capture” – che consente la ripresa degli attori con telecamere computerizzate con capacità di girare loro intorno a 360°, trasformandoli poi in cartoni animati – il regista ci regala una pellicola che è di grandissimo impatto visivo e le cui novità tecniche si colgono immediatamente.

L’uso delle tre dimensioni è sapiente, l’immersione nella Londra dickensiana è perfetta e coerente sin dal primo fotogramma, perché, a mio avviso, la forza principale dell’ultima versione del celebre racconto di Charles Dickens è proprio questa: nonostante le grandissime possibilità tecniche e avvenieristiche messe in campo dalla Disney per la realizzazione del film, il sapore che l’intero progetto ha è decisamente classico, aderente allo spirito del racconto e rispettoso degli intenti catartici che Dickens mise in quello che sicuramente resta il suo racconto più rappresentato di sempre.

La storia, per tanto, è nota in quanto fedele all’originale: Ebenezer Scrooge ha un banco di credito nella Londra di metà del diciannovesimo secolo.

Scrooge è un uomo ucciso dalla propria avarizia ancora prima che dalla sua avidità, un’avarizia che, trascendendo il vincolo con i beni materiali è andata ad impossessarsi della sua stessa anima, allontanandolo dagli affetti – i pochi che gli restano, il nipote, il suo unico dipendente – così come dalla sua umanità.

Chiuso in se stesso e nelle sue ostinate convinzioni, Ebenezer non capisce la gioia degli altri per le cose semplici e banali, e, ancora di meno, comprende cosa significhi gioire del Natale, festività per lui priva di ogni significato.

Privato da se stesso e dalle sue stesse azioni della possibilità di comprendere l’altro e le sue necessità, Ebenezer arriva, in nome dei soldi, a compiere le azioni più squallide: negare una prebenda per i poveri, profanare il cadavere del suo socio, minacciare Bob Cratchit, il suo dipendente, di sottrargli parte della paga ove facesse tardi il giorno successivo a Natale.

Dopo anni di malavita, però, Ebenezer, in una fredda notte a ridosso di Natale, avrà la visita di quattro spiriti, quello del suo defunto socio Marley e degli spiriti del Natale passato, presente e futuro, una visita che gli cambierà completamente il modo di vedere, costringendolo ad una riflessione shockante sul proprio “way of living”.

Avvalendosi di un cast portentoso, nel quale spicca Jim Carrey (che si fa in quattro portando in scena non solo uno Scrooge più che credibile ma anche dando vita ai tre spiriti del Natale), Zemeckis ci regala un film esteticamente perfetto, grazie al quale siamo trasportati nei vicoli di Londra, voliamo al di sopra dei comignoli delle sue tremende industrie – quelle stesse che Dickens in altra sua produzione letteraria ben ci descrive -, sentiamo l’odore delle case dimesse ai margini delle periferie, così come avvertiamo il freddo del cuore di Ebenezer, dapprima paralizzato dalle sue stesse manie, sciogliersi nel caldo della comprensione umana in un miracolo degno di capitare solo a Natale.

Un’operetta morale, indubbiamente, una di quelle favole belle, anche un po’ terrificanti a dirla tutta (particolarmente vivide sono le apparizioni degli spettri e l’inseguimento tutto tra l’infelice Scrooge e il carro nero della Morte), tipiche di Natale che portano i più grandi a profonde riflessioni e lasciano i piccoli un po’ intimoriti ma felici, senza neanche saperne il perché.

“A Christmas Carol” è decisamente un bel film che vi invito a vedere, se ancora non lo aveste fatto e, soprattutto, ove ancora lo troviate nelle sale.

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2 Comments

Fabrizio
Jan 8, 2010 at 2:32 pm

Ho visto il film un mesetto fa, senza 3d e buona parte delle “buone” parole da te utilizzate sono ampiamente condivisibili. Non trovo che il risultato estetico e grafico della performance capture sia perfetto, dato che, a parte la caratterizzazione ottima del personaggio principale, gli altri sembrano abbozzati ed il risultato visivo è di rendere tutti i bambini e le donne più goffi e inespressivi sia rispetto al caso reale che rispetto ad un classico cartoon.


 
SuperFigaMegaGiga
Jan 8, 2010 at 2:56 pm

Non sono del tutto d’accordo, sebbene credo anch’io che il personaggio principale schiacci un po’ tutti gli altri, dire questi ultimi siano semplicemente abbozzati mi pare un po’ drastico!
Però adoro quando sei critico ;-)
grande Bro’!


 

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