Il No-B day visto da…
La mia vita ultimamente mi porta ad essere fuori dal mondo, fuori dal tempo.
Così non è che, ovviamente, io non sapessi proprio del “No B-day”, lo sapevo. Lo sapevo eccome.
Anzi avevo raccolto un volantino qualche settimana fa e avevo pensato ”apperò”.
La gggente si muove, la ggggente non ne può più: proprio quella che ha fatto la fortuna del berlusconismo, ancor prima che di Berlusconi.
Ma poi, beh io sono sempre stata un’ignava e allora figurarsi se adesso, adesso che la mia vita è sempre più un quadro post moderno, tipico momento dell’astrattismo picassiano (un Guernica, direi), se adesso, proprio adesso, mi sarei mai presa il disturbo di andare fino a Roma, io, ex comunista al caviale.
Ora sono liberale, decisamente liberale.
A-partitica, disgustata.
Ma credo ancora nelle persone, questo sì, anche in quelle che la politica la fanno: in quel marasma c’è ancora qualche anima bella che si salva, che lotta, che non si lascia corrompere, che non corrompe.
Io voglio credere che esistano numerose “ultime anime buone del Sezuan” che poi non sappia indicarvi or ora chi siano, non rileva nel mio ragionamento, né lo dico qui per amor di battuta.
So solo che ci sono e che lottano con noi e per noi.
Ma in ogni caso di sicuro credo nella “base” questo sì, anche essa a-partitica, oramai anche senza forti idealismi e, forse, addirittura, idealità.
Però ci credo, nella base io ci credo.
E così non ho potuto che gioire quando una delle mie più care amiche – quella che ha preparato per questo blogghe una sorpresa meravigliosa che spero vedrete al più presto possibile – mi ha detto che al “No Berlusconi Day” lei era andata.
Più ancora che gioire però le ho commissionato, conoscendone l’acume oltreché la sensibilità spiccatissima, un articolo.
Questa non sarà una cronaca, ma, come l’ha definita lei una “cronaca emotiva” di quello che è successo ieri a Roma in questo grande, folto corteo che ha unito due piazze della città giungendo a Piazza San Giovanni, dove sono intervenuti, tra gli altri, Dario Fo e Franca Rame, un “indemoniato” Mario Monicelli, Ascanio Celestini, Margherita Hack tramite messaggio video, e dove si sono esibiti Fiorella Mannoia e Roberto Vecchioni.
Queste sono righe a cui tengo moltissimo, perché molto tengo a lei, alla mia amica Sara Parlato, una ragazza bella, bella, bella in modo assurdo, della quale beh io non farò mai a meno. Compagne di banco per tutto il liceo, noi eravamo, con l’altra compagna di banco (la mia mitica Unica Sys, amica sin dai banchi dell’elementari), tre sorelle.
Sorelle che non avevano altre sorelle, Sara ed io siam figlie uniche, Unica Sys ha un fratello.
Dall’ultimo giorno di liceo son passati quasi undici anni e noi sorelle lo siamo ancora.
Forever Sys.
Cronaca emotiva di una manifestazione di Sara Parlato.
Sono un architetto. Mi sono laureata con 110 e lode. Mi sono specializzata. Sono disoccupata. Sono disoccupata perchè voglio fare l’architetto.
E non un lavoro qualunque.
Ho proprio l’assurda pretesa di fare il mio mestiere.
Ho studiato per fare di questo un mestiere sociale, per restituirgli una dignità che purtroppo non gli viene riconosciuta.
Il punto è che non importa a nessuno quello che sei e ciò di cui sei capace. Non hai la possibilità di farti valere e di “servire” perchè nessuno te ne dà occasione.
Pensavo a tutto questo tornando l’altro giorno, in vespa, verso casa.
Ho pensato anche a mia madre.
Mia madre ha fatto il ’68. Ha lottato per cambiare il mondo. Un mondo forse migliore di questo. Lei almeno ha trovato lavoro nella sua città. Molti amici suoi, in altre parti del mondo, perchè in quelle parti del mondo lo volevano trovare.
Ma sono scesi in piazza, prima di questo, hanno gridato e combattuto.
Noi invece cosa siamo non lo so.
Siamo per metà troppo egoisti per metà troppo mentali.
Ma siamo tutti troppo demotivati per far valere le nostre idee. Troppo presi dal bisogno di autoaffermazione. Chi per spietato arrivismo chi perchè, non essendo arrivista, deve farsi largo tra questi per emergere. In entrambi i casi, individualisti. Terrorizzati.Non abbiamo tempo per opporci. Perchè il tempo ci mangia.
E a 30 anni ci ritroviamo a casa dei nostri genitori, senza una lira in tasca.
Spesso senza prospettive.
Io vivo a Napoli.
Quando sono fuori parlo spesso della mia città perchè l’amo immensamente. Me ne andrò, credo, e non per scelta. Certo sono fortemente attratta dall’idea di un’esperienza all’estero. Ma vorrei avere l’illusione di poter costruire una mia vita qui, nella mia città, prima o poi.
Quello che voglio, purtroppo, non ha importanza.
Una mia amica, architetto come me, mi ha chiamato, proprio quel giorno, e mi ha proposto di andare con lei alla manifestazione per il “No Berlusconi day”, a Roma, ieri. Nonostante tutti questi bei pensieri sulla lotta, la protesta, sul farsi sentire, immediatamente le ho risposto di no.
“Perchè? Cosa devi fare sabato?” mi ha chiesto stupita, ed anche un po’ incazzata.
Effettivamente cosa? Nulla. Se non attendere inerme, se non passare l’intera giornata in pigiama ad autocommiserarmi pensando al mio non-futuro. controllandonervosamentelapostaelettronicaognicinqueminuti.
“Vengo.” e subito ho pensato tristemente che avrei perso il processo di X-fac tor alla televisione, che non avrei potuto ornare ulteriormente la copertina del mio portfolio, magari usando il font handwriting dakota (che ovviamente sto usando giusto adesso)* perchè l’arial, davvero, è superato. Perchè non avrei potuto studiare altri 25 libri sui gabinetti compostabili per perfezionare ulteriormente il mio sapere in materia, illudendomi, ancora una volta, che possa davvero servire.
E così mi son ritrovata, senza nemmeno rendermene conto, ieri mattina, a piazza Garibaldi, ad aspettare il pullmann che mi avrebbe portato a Roma, a protestare contro questa anomalia, contro la NON-coscienza, contro ciò in cui ci siamo trasformati, tutti.
Perchè io alla fine a Roma ci sono andata, nonostante tutto.
Perchè possiamo essere migliori di così, possiamo urlare ancora.
Possiamo uscire di casa , staccarci dalle nostre rassegnazioni, farci valere e rifiutare il mondo che questa politica ci ha consegnato.
Questa Italia che la disonestà ha consumato.
Il mondo che dobbiamo riprendere, ripudiando i NON-valori. Ripudiando chi ci vuole rassegnati, chi ci vuole disinteressati.
E chi ci vuole emigranti in cerca di futuro.
Ieri, in piazza, eravamo quasi un milione, ma questo nessuno, forse, di quelli che a casa son rimasti, lo saprà mai, perchè le stime, si sa, non sono mai pienamente attendibili.
A fianco di intellettuali e personaggi di notevole carisma e spessore c’eravamo anche noi. Gli italiani qualunque. Perchè non possono essere sempre e solo le eccellenze a far qualcosa.
Ringrazio Erica che mi ha trascinato. E ringrazio me stessa per non essermi sottovalutata.
*l’intervento, originariamente, era in quel font ma io non riesco a tenercelo in WordPress, perdonate la mia proverbiale idiozia internettistica.
Beh, io cosa posso dire di più?
Forse una cosa, sì: grazie Saretta, la mia piccola grande Saretta, per essere amica mia.
hahahaah sono giorni che tento di commentare ma nn trovavo come fare !!!!!che pirlainformaticodisperanzeperse ihiihhi!!!! certo che potevi andare con le tue amiche…ma ultimamente chissa dove hai la testa…..ihihihih…ma seriamente parlando,nn sono dei bei momemti quelli che stiamo attaversando,il lavoro che manca,il governo che “forse”parla di piu di quello che fà,nn ci sentiamo sicuri e nn vediamo futuro (mi ci metto anchio….anche se sono piu vecchietto di voi)vedo male le nuove generazioni,vedo male le future generazioni di anziani,capperi…vedo male tutto!!!! comunque leggendo le parole della tua amica Sara mi viene da pensare quanto sia difficile credere nei sogni,nei desideri,nella voglia di vivere una vita nei suoi luoghi..che posso dire?se nessuno ti da nulla,nn resta che rimboccarsi le maniche e lottare per quello che si vuole e nn aspettare qualcosa….ma cercarlo!!! wow come sono serio in questo blog
ciao bionda salutami le tue amica…e mamma!!!ciaooooo
Tu sei bello e serio sempre Pier.
Davvero.
Sei una persona speciale e specialissima per me!
Quello che dici è vero e condivisibile.
Ci stanno togliendo la speranza, la voglia di fare, l’energia e, in un certo senso, anche l’inventiva.
Ma noi – io, te, Sara e tanti, tanti altri – resisteremo.
[...] dicevo qualche post fa, in questo periodo io sono troppo troppo centrata sul mio ombelico per accorgermi di quello che mi [...]