Nihil humanum alienum puto.
Oggi, gggggiorno dello Signore nostro, che quindi mi perdonerà e, in ogni caso renderà voi più benevoli, inauguro una categoria che mi è molto cara: quella della poesia.
Delle mie poesie, a dirla tutta.
Siate pazienti.
Diverse le parole, diversi i gesti,
lontane le abitudini, opposte le convinzioni,
distanti le regole.
Ma uguale la passione, identico lo stupore
se quando chiudi gli occhi mi rivedi all’improvviso,
se quando sorrido, all’improvviso,
un velo mi passa sul volto se non ci sei
e quel velo sei tu.
Un capriccio, un gioco, un vezzo
e poi le ore son più brevi con te, più lente senza.
E certo non è amore ma è pure più di quanto
doveva essere, avrei voluto fosse.
Nulla è se non la voglia di averti,
di straziarti con mille crudeltà,
la voglia di sorriderti di dolcezza non attesa,
la voglia di quegli occhi che mi mangiano,
la voglia di sentirsi a casa in due braccia
che aliene non sembrano, anche se lo sono.
La voglia di sentirti cartina tornasole delle mie emozioni.
La voglia di esser tua, fino a quando lo vorrò.
Primavera 2005