Posted by SuperFigaMegaGiga on Jan 29, 2010 in
ho detto la mia su
Va bene tutto: il processo breve, il legittimo impedimento, il lodo Alfano tris e quaterna, ma no, io dico un netto, secco e chiaro no a “Noi amiamo Silvio”, pratico fascicolo acquistabile in edicola con le foto più belle del Premier.
Poco meno di 10 euri e potremo guardare il nostro caro amato Mr. B. raffigurato nei suoi momenti di più grande successo, qualunque momento sia considerato tale dalla mente del salace editore Alberto Peruzzo.
Ebbene sì, vedevo “Amici” e questa pubblicità mi ha fatto sobbalzare sul divano (rischiando anche che mi cadesse il plaid, sorbole).
Lo so, con questa ammissione mi sono inchiavicata: guardo “Amici” e per di più coperta da un plaid.
Ma le verità, anche se scomode, non vanno taciute.
E la verità è che io a questo non ero ancora pronta. No.
Posted by SuperFigaMegaGiga on Jan 21, 2010 in
essere SFMG,
essere bionda,
essere mora
Alcuni mi han chiesto del mio web-silenzio.
Strano, in effetti, molto strano.
Credo che da quando sia iniziata la mia avventura come blogger, oltre un anno e due mesi fa, non sia mai successo che per una settimana (tranne che nel periodo estivo) io non abbia detto un motto di spirito, lanciato una frase salace, recensito la superscazzola et alia.
Beh è successo.
Forse mi si è esaurita davvero la vena composita come mi diceva qualcuno oggi.
O più semplicemente non ho niente di intelligente da dire.
Allora taccio che il silenzio è d’oro, perfino quello di una che parla, parla, parla, ma soprattutto straparla.
La verità?
Ecco, la verità è meglio tacerla.
Ma tornerò, altro che se tornerò.
ps: nuova campagna buzzparadise sulla giovine, accurrite numerosi
!
Posted by SuperFigaMegaGiga on Jan 13, 2010 in
oggi ho letto
“American Gods” è un romanzo di Neil Gaiman, lo sceneggiatore, fumettista e romanziere inglese, padre di romanzi come “Coraline”, “Stardust” e “Nessun Dove”.
Famoso per la sua eclettica fantasia, Gaiman – che ha collaborato con autori fantasy del calibro di Terry Pratchett con il quale ha scritto “Buon Apocalisse a tutti – Good Omens” e con musicisti quali Alice Cooper – con “American Gods” ci regala un romanzo teso tra la narrativa e un fantasy mitologico e post-moderno davvero entusiasmante.
Edito nel 2001, il volume è stato insignito l’anno seguente del premio Hugo, riscuotendo, inoltre un planetario successo di pubblico.
La storia vede coinvolto un umano, Shadow, ex galeotto appena uscito di galera dopo tre anni, in un’incredibile guerra che si è scatenata tra le divinità presenti in America: uno schieramento vede le divinità antiche, quelle che furono trasportate in America da ogni luogo del mondo grazie alle migrazioni, volontarie e o forzose che fossero, l’altro le divinità che potremmo definire dei giorni nostri, la Televisione, i computer, la tecnologia in genere.
Shadow, dapprima giustamente scettico, si vede catapultato in un mondo che è quasi parallelo a quello della comune realtà, pur continuamente intersecandosi con quest’ultimo, e alla fine andando contro ogni logica umana, inizierà a creder fermamente in tutto quello che gli accade e a tutto ciò che le bizzose e contorte divinità che incontrerà sulla sua strada gli diranno, il tutto intervallato da scontri e incontri, con Laura, sua amatissima moglie, la quale ha però un solo unico ma notevole difetto: è morta e porta in giro il suo corpo zombesco, quasi a volersene dimenticare.
“American Gods”, al di là della storia incredibilmente trascinante e
ricca di colpi di scena, è un romanzo intenso, ricco di spunti di riflessione, nascosti tra le pieghe del paradosso e della fantasia.
Confuse nell’epica lotta tra divinità, emergono continue sottotrame, piccoli racconti nei racconti, suggestive ricostruzioni mitologiche, che fanno delle oltre 500 pagine del romanzo un’avventura incredibile e da percorre sino all’ultimo rigo.
Insieme a Shadow il lettore è trasportato in una realtà non realtà, in cui quello che resta è sospeso tra il sogno e gli inganni, gli stessi a cui ogni vita umana non può dirsi esente, perché sì: in ogni parte del mondo, le divinità giocano con noi.
Tags: American Gods, Neil Gaiman
Avrete capito, senza ombra di dubbio, che quando io vedo una cazzata mi esalto, me ne innamoro, rischio il collasso cardiocircolatorio per la fibrillazione.
Però devono essere cazzate di un certo tipo, mica robette.
Cazzate con costrutto, cazzate barocche o meglio ancora roccocò – per chi se lo chiedesse una cazzata roccocò è una cazzata complessa, leziosa, frustrantemente, e per ciò stesso esaltantemente, inutile.
Oggi, girovagando sul mio nobilissimo profilo su faccialibro, ho scoperto una cosa – e non poteva assolutamente essere altrimenti -che mi ha fatto letteralmente vibrare le vibrisse (i famosi baci dei gatti): e sta cosa sarebbe questo prodigio della tecnica informatica qua!
Ebbene sì, cari topoloni grazie alla mitica applicazione che vi propongo, grazie a sta chicca che la vostra SuperFigaMegaGiga, ma sarebbe più il topic della MacGnoccaTeraByte questo, ha scovato per voi, potrete realizzare il vostro più recondito sogno (un sogno così celato che probabilmente manco sapevate di averlo, ma ce le avevate, v’o dico): realizzare una sympaticissima immagine con tutti i vostri status migliori pubblicati su faccialibro nel corso dello scorso anno!
Ora ditemi non è meraviglioso?!
Per i topoloni più esigenti poi, si apre un’altra incredibile prospettiva: oltre a poter scegliere tra una vasta proposta di fogli immagine, potrete anche scegliere a mano i vostri status preferiti, ove quelli scelti dal calcolatore non vi aggradassero!
Inutile dire che io mi sono a piene mani servita di tale opportunità, beandomi per altro di tutte le cazzate che ho scritto nel corso del 2009: anzi è stato duro e penoso scegliere quali fossero le migliori…
Si sa: ‘e figl’ so piezz’ ‘e core!
Tags: facebook, my year in status
Posted by SuperFigaMegaGiga on Jan 8, 2010 in
cinefilia
Nel giorno dell’Epifania, triste ricorrenza che porta via le feste lasciando la cellulite (troppi dolci si sa dove si ricompattano tutti, inesorabilmente), ho finalmente visto un film che desideravo vedere sin dal suo esordio, il 3 dicembre dello scorso anno: “A Christmas Carol”, avventura animata in 3D, realizzata per la Disney dal regista Robert Zemeckis.
Avvalendosi della tecnica “performance capture” – che consente
la ripresa degli attori con telecamere computerizzate con capacità di girare loro intorno a 360°, trasformandoli poi in cartoni animati – il regista ci regala una pellicola che è di grandissimo impatto visivo e le cui novità tecniche si colgono immediatamente.
L’uso delle tre dimensioni è sapiente, l’immersione nella Londra dickensiana è perfetta e coerente sin dal primo fotogramma, perché, a mio avviso, la forza principale dell’ultima versione del celebre racconto di Charles Dickens è proprio questa: nonostante le grandissime possibilità tecniche e avvenieristiche messe in campo dalla Disney per la realizzazione del film, il sapore che l’intero progetto ha è decisamente classico, aderente allo spirito del racconto e rispettoso degli intenti catartici che Dickens mise in quello che sicuramente resta il suo racconto più rappresentato di sempre.
La storia, per tanto, è nota in quanto fedele all’originale: Ebenezer Scrooge ha un banco di credito nella Londra di metà del diciannovesimo secolo.
Scrooge è un uomo ucciso dalla propria avarizia ancora prima che dalla sua avidità, un’avarizia che, trascendendo il vincolo con i beni materiali è andata ad impossessarsi della sua stessa anima, allontanandolo dagli affetti – i pochi che gli restano, il nipote, il suo unico dipendente – così come dalla sua umanità.
Chiuso in se stesso e nelle sue ostinate convinzioni, Ebenezer non capisce la gioia degli altri per le cose semplici e banali, e, ancora di meno, comprende cosa significhi gioire del Natale, festività per lui priva di ogni significato.
Privato da se stesso e dalle sue stesse azioni della possibilità di comprendere l’altro e le sue necessità, Ebenezer arriva, in nome dei soldi, a compiere le azioni più squallide: negare una prebenda per i poveri, profanare il cadavere del suo socio, minacciare Bob Cratchit, il suo dipendente, di sottrargli parte della paga ove facesse tardi il giorno successivo a Natale.
Dopo anni di malavita, però, Ebenezer, in una fredda notte a ridosso di Natale, avrà la visita di quattro spiriti, quello del suo defunto socio Marley e degli spiriti del Natale passato, presente e futuro, una visita che gli cambierà completamente il modo di vedere, costringendolo ad una riflessione shockante sul proprio “way of living”.
Avvalendosi di un cast portentoso, nel quale spicca Jim Carrey (che si fa in quattro portando in scena non solo uno Scrooge più che credibile ma anche dando vita ai tre spiriti del Natale), Zemeckis ci regala un film esteticamente perfetto, grazie al quale siamo trasportati nei vicoli di Londra, voliamo al di sopra dei comignoli delle sue tremende industrie – quelle stesse che Dickens in altra sua produzione letteraria ben ci descrive -, sentiamo l’odore delle case dimesse ai margini delle periferie, così come avvertiamo il freddo del cuore di Ebenezer, dapprima paralizzato dalle sue stesse manie, sciogliersi nel caldo della comprensione umana in un miracolo degno di capitare solo a Natale.
Un’operetta morale, indubbiamente, una di quelle favole belle, anche un po’ terrificanti a dirla tutta (particolarmente vivide sono le apparizioni degli spettri e l’inseguimento tutto tra l’infelice Scrooge e il carro nero della Morte), tipiche di Natale che portano i più grandi a profonde riflessioni e lasciano i piccoli un po’ intimoriti ma felici, senza neanche saperne il perché.
“A Christmas Carol” è decisamente un bel film che vi invito a vedere, se ancora non lo aveste fatto e, soprattutto, ove ancora lo troviate nelle sale.
Tags: A Christmas carrol, Bob Hoskins, Charles Dickens, Colin Firth, Disney, Gary Oldman, Jim Carrey, perfomance capture, Robert Zemeckis, Roby Wrigth-Penn
Posted by SuperFigaMegaGiga on Jan 8, 2010 in
lieti conversari
Amatore di Ego: “… no ma poi il fatto è che io vorrei stare un po’ con te, questo è il motivo, capisci?“
Ego: “No, non capisco e secondo me ne dovresti parlare con il tuo psicoterapeuta perché avere voglia di passare del tempo con me, insomma, parliamone, non ha senso!“
Amatore di Ego: “Ma io non ce l’ho uno psicoterapeuta, in queste cose non è che ci creda più di…“
Ego, interrompendolo bruscamente esacerbata: “Non ce l’hai? E trovatelo!“
Il che vuol dire parecchie cose:
- sono del tutto esaurita;
- sto diventando un’enorme attabrighe;
- mi ci vorrebbe una vacanza dalle vacanze natalizie;
- so sempre sympa, però!
Non v’è dubbio: io morirò in un vicolo riversa nel mio sangue!
Tags: sottili tecniche seduttive
Posted by SuperFigaMegaGiga on Jan 6, 2010 in
but I prefer Naples,
virtu-amici
Voglio parlare ancora una volta di lui, il mio virtu-amico non virtuale, Fabrizio Reale.
Ieri ha inaugurato una nuova ed interessantissima categoria del suo blog che inizia ad avere i successi che merita (un enorme balzo in avanti nella classifica wikio): percorsi napoletani.
Grazie a questa nuova e utile rubrica, potrete fare, portati per mano dall’amico Fabrizio, un giro nella Napoli più bella, quella di cui oramai nessuno parla più.
Una Napoli che però esiste, vive, ed è molto più forte di tutte le brutture che pure indubbiamente esistono nella nostra realtà.
Il primo percorso che Fabrizio propone si snoda da Via Monteoliveto a Via Mezzocannone con visita della bellissima chiesa di Santa Maria La Nova.
Il report di Fabrizio è ricco di suggestioni, immagini e piccoli racconti della vera napoletaneità, quella migliore, per l’appunto, quella che noi stessi napoletani dovremmo riscoprire prima di tutti.
Vi invito quindi, come sempre, a tenere d’occhio il blog di Fabrizio Reale, sempre ricco di spunti e suggerimenti, un vero e proprio laboratorio “di vita”, come il nostro auspicava diventasse. I suoi “percorsi napoletani” potranno diventare un vademecum per un vostro futuro soggiorno nella città che io amo.
Se avete dubbi su dove mangiare e pernottare, beh allora chiamate la Vs SFMG: Fabro ed io, una squadra fortissimi!
Tags: Laboratorio Napoletano di Fabrizio Reale, Napoli, Santa Maria La Nova
Posted by SuperFigaMegaGiga on Jan 5, 2010 in
le gourmand
Ne ho parlato per inciso altre volte su queste nobilissime paginette web, così come su quelle della giovine, ma ancora non mi ero soffermata analiticamente sulle molteplici gioie che può riservare una serata trascorsa da Rita e Gigi, i proprietari del 991, simpaticissimo pub (anche se a mio parere questa definizione non è che sia più di tanto attagliata per il locale) all’inizio di Via Aniello Falcone, vicinissimo al ponte di Via Cilea.
In effetti il “991 Irish Zone” ha tutto l’apparire di un piccolo ed accogliente pub irlandese: è tutto in legno, con tavoli con sedie o con alti sgabelli, carinissime immagini fairy dipinte sulle pareti e numerosi altri caldi dettagli studiati con estrema cura. Eppure le sue espressioni culinarie travalicano e trascendono i limiti - a volte un po’ angusti – della cucina tipica di questi locali.
Il 991 è sì luogo dove scegliere tra panini, hamburger, ottimi tagli di Angus, ma vi si possono anche gustare bocconcini di bufala tra i più buoni che mi sia mai capitato di mangiare, perfette terrine di parmigiana di melanzane e selezioni attente di salumi e formaggi tipici del nostro bel paese.
Cucina dall’ispirazione semplice, quindi, ma anche veri e propri piatti da degustazione.
E così è possibile trovare ricotta di alta qualità servita con una granella di noci e mandorle; sigari di prosciutto di Praga riempiti di fresco caprino; proposte di salumi sofisticati.
Altro dato particolarmente notevole è la circostanza che, pur essendo il menù in larga parte fissato e le sue proposte tutte presenti, talvolta qualcosa non ci sia, a riprova dei continui e giornalieri approvvigionamenti che Gigi e suoi soci curano personalmente.
A questo punto mi fa piacere parlare proprio di Gigi e di sua moglie Rita: un ulteriore e non sottovalutabile punto di forza del 991 è proprio la loro presenza e loro attenta gestione. Gigi e Rita sono due persone allegre, sorridenti, sempre pronte alle esigenze dei propri clienti. Memorabili sono le loro spiegazioni dei piatti, sempre doviziose di particolari. Anche quando il locale è molto affollato, cosa che fortunatamente (ma non a caso) accade spesso, i due hanno tempo da dedicare ad ogni singolo tavolo con la loro quasi proverbiale simpatia e ospitalità. Caratteristiche che si riscontrano in ogni collaboratore della coppia e che fanno del 991 un luogo in cui il tempo trascorso è sempre piacevole e disteso, differentemente da molti altri locali del genere in cui si ha sempre l’impressione di essere compulsati a far presto.
Altre stuzzicanti proposte sono crepes salate farcite in vari divertenti modi; crostoni dai gusti più svariati; numerosissimi e ottimi contorni tra i quali spiccano i friarielli e funghi cucinati davvero molto bene; buonissimi rotoloni di mozzarella anch’essi con varie farcie tra le quali consiglio sicuramente, vista la particolarità, quella con i cuori di palma; da non perdere, quando disponibili, piccole torte di pan pizza da gustare con bresaola e rucola, piuttosto che con altri salumi.
Ricchissima la scelta di birra, sia alla spina, sia in bottiglia. Presente anche una notevole selezione di vini rossi di fascia media ma piuttosto ricercati e assolutamente non commerciali.
Menzione speciale per i dolci, le famosissime ciocorite. Dei piccoli bicchierini di vetro riempiti di crema di ricotta, adagiata su di un “pesto” di biscottini al cacao e con crema o al cioccolato fondente o al cioccolato bianco o di più delicato incontro tra ricotta e pera, il tutto completato da esili bastoncelli di cioccolato bicolore e cannucce di biscotto decorative.
Nulla da dire neanche sulla selezione dei fine pasto: accurata, completa e di qualità.
Tutto questo, ma anche molto altro che non ho avuto tempo di descrivere, fa del 991 un posto speciale dove passare una serata piacevole in compagnia dei propri amici: un luogo accogliente dove la ristorazione è di un livello di gran lunga superiore alla media dei pub napoletani e per qualità degli ingredienti e per la varietà delle proposte.
991 Irish Zone, Via Aniello Falcone n. 1 – 80127 Napoli.
Tel. : 081.195.66.081
Tags: 081.195.66.081, 991 irish zone via aniello falcone n. 1
Posted by SuperFigaMegaGiga on Jan 4, 2010 in
straloVVing anobiiiiiiiiiiiiiiii
Come dire il bello e il meglio per il Thylacine medio.
Ieri a totale mia insaputa (e ringrazio anzi sentitamente gli amici di Brain-storming aNobii per aver segnalato l’evento), il quotidiano che io amo – sì, ovviamente, quello fondato da Marcolino mio -, “Il Fatto Quotidiano”, ha dedicato un lungo e sentito articolo al social network che io stra-amo, anzi stralovvo: aNobii.
L’articolo, firmato dal giornalista Nicola Lagioia, disamina e descrive attentamente il sucesso di aNobii in Italia; sottolinea l’acume di alcune recensioni; dà il giusto lustro ad un social network che rispetto a tanti altri davvero rende ai suoi utenti un servizio utile e piacevole.
Questo il link all’articolo, direttamente dal sito l’antefatto.
Suvvia, leggetelo ed iscrivetevi anche voi al sempre caro aNobii, ché non era vero che me ne sarei disamorata, son già praticamente cinque mesi che ne sono ancora una vestale…
I miei rapporti mica durano tanto, veh!
Tags: aNobii.com, brain-storming, Il Fatto quotidiano 3.01.2010, Nicola Lagioia
Posted by SuperFigaMegaGiga on Jan 3, 2010 in
cinefilia,
il fratellino
Quel piccolo grande mito che è il mio Fratellino rariter sbaglia, ma mai quando si tratta di cinema.
Egli ne è un vero esperto e cultore, amante e conoscitore, soprattutto, di quello d’antan.
Erano anni oramai che mi consigliava (anzi a dire il vero me lo imponeva quasi fosse un imperativo di matrice kantiana) di vedere “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” del regista Elio Petri.
Ieri sera, complice il mio morbo che come vedete ancor non abbandona, l’ho finalmente visto, trascinando, oltretutto, insieme a me un proselite, l’ottimo O. ma anche S., con il quale ho potuto fare qualche breve commento a caldo dopo la visione del film, passato sulla terza rete della Rai appunto ieri sera.
Devo dire che ne è valsa assolutamente la pena e che il mio amatissimo Fratellino aveva più che ragione: “Indagine su un cittadino al di là di ogni sospetto” è un film ruvido, duro, amaro che fa riflettere e molto.
Girato dal regista Elio Petri – scomparso prematuramente alla giovane età di 52 anni nel 1982 dopo aver dato vita a numerose pellicole di grande interesse (tra cui “A ciascuno il suo”, “Todo Modo” e “La classe operaia va in paradiso”) – su un soggetto da lui stesso elaborato in collaborazione con lo sceneggiatore Ugo Pirro, “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” è una pellicola del 1970 che ebbe un grandissimo successo di pubblico e critica.
Fu inoltre insignito di numerosi ed importanti premi: il Gran Prix della critica al ventitresimo Festival di Cannes, due David di Donatello (l’altro fu vinto come attore protagonista da Gian Maria Volonté) e nel 1971 l’Oscar come migliore film straniero.
Il film è una spietata denuncia sui metodi e sull’idea stessa dell’autorità che la polizia italiana portava avanti agli inizi degli anni settanta.
Il capo della squadra omicidi, all’inizio dello svolgersi dei fatti appena promosso alla sezione politica, è interpretato da uno straordinario Gian Maria Volonté: un uomo che incarna in tutto e per tutto la prosopopea del potere, la sua forza bruta, la sua capacità di essere anche condiscendente a suo piacimento, lo sprezzo mostrato verso alcuni sottoposti e la reverenza imbarazzata verso i superiori. L’interpretazione di Volonté è folgorante, sopra le righe, grottesca e iper-reale.
L’ispettore decide di compiere un delitto, uccidendo la propria
amante, una conturbante Florinda Bolkan, e disseminando la scena del delitto di una miriade di indizi che portino inequivocabilmente a lui: vuole dimostrare che essendo al di sopra di ogni sospetto, la polizia non arriverà mai ad affermare la sua colpevolezza.
Ed infatti è così, per quanti indizi emergano, per quanto inconsistenti siano le prove a carico dell’unico principale sospettato (l’ex marito della vittima, un omosessuale) i suoi ex colleghi non arrivano mai a sospettare di lui, nonostante i nuovi suggerimenti che Volonté invia alla polizia attraverso mezzi sempre più contorti: pacchi anonimi, testimonianze di comuni cittadini da lui stesso volontariamente immischiati nel caso.
Contemporaneamente allo svolgersi delle indagini e parallelamente alla nuova carriera che l’ispettore capo svolge adesso nella squadra politica, Petri ci porta, attraverso una serie flash-back, nella torbida storia vissuta tra l’ispettore e la vittima, la bellissima, sofisticata e spietata Augusta Terzi, donna che mina le poche sicurezze dell’ispettore con la forza della sua cultura e facendosi beffe delle sue attenzioni e della sua posizione, ridicolizzando, nella mente oramai del tutto compromessa dell’ispettore, la funzione stessa del potere.
Incredibile la crudezza narrativa di Petri, aiutato dalla magistrale fotografia di Luigi Kuveiller (che poi si consacrerà definitivamente per la fotografia del film di Dario Argento, “Profondo Rosso”), che porta lo spettatore all’interno di dinamiche mentali ma anche reali completamente assurde e deviate, con una semplicità esacerbante.
Eccellente Volonté capace di incarnare all’estremo quello che il suo personaggio gli impone: un uomo estremamente fragile e vittima delle regole che crede di dover seguire e applicare, quelle stesse regole il cui collasso sa di non potere sopportare.
Come sempre incisive le musiche di Ennio Morricone, questa volte eseguite a cura del M° Bruno Nicolai.
Un film, le cui ultime sequenze sono altamente ansiogene e a doppio colpo di scena, che si chiude, molto amaramente, con le parole dell’immortale Franz Kafka: “qualunque impressione faccia su di voi, egli è servo della legge, quindi appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano”.
Un vero e proprio capolavoro della cinematografia italiana e mondiale, un film di denuncia della disumanità che si nasconde anche in quelli che sembrano essere i più democratici stati di diritto.
Ecco quarant’anni fa non si aveva paura a rappresentare la nostra realtà per quella che era; oggi i torturatori hanno sempre turbanti in testa e parlano sempre altre lingue, nei nostri film così come – e questo è ben più grave – nei nostri telegiornali.
Tags: Bruno Nicolai, Elio Petri, Ennio Morricone, Florinda Bolkan, Gian Maria Volonté, Indagine su un cittadino al sopra di ogni sospetto, Luigi Kuveiller, Marina Cicogna, Oscar miglior film straniero 1971, Ugo Pirro